UN NUOVO MONDO E’ POSSIBILE, ANZI NECESSARIO

 

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Serge Latouche

  

Teatro Carignano pieno ieri pomeriggio per la conferenza che ha chiuso il ciclo di incontri di Terra Madre. Anche perché l’ultima apparizione sul palcoscenico è stata lasciata a un personaggio molto amato dal mondo Slow Food e da chi segue questa linea di pensiero: Serge Latouche, filosofo ed economista francese, padre fondatore della “Decrescita felice”, un movimento che mira all’eliminazione di tutto ciò che nella vita moderna è superfluo per tornare a un’esistenza più genuina. E accanto a lui, a rendere dialettico il confronto, Stefano Zamagni, docente di economia dell’Università di Bologna. Due approcci diversi, uno ideologico l’altro più tecnico, con un punto di vista comune: l’esigenza di cambiare l’attuale sistema per evitare la deriva del nostro pianeta.

Partiamo dal titolo: per Latouche è limitativo parlare di “un nuovo mondo”, bisogna invece riferirsi a mondi diversi, per garantire una pluralità che ad oggi non è contemplata. C’è un sistema dominante e tutto deve assoggettarvisi. Zamagni fa leva invece sulla seconda parte della frase, sostenendo quanto la necessità di cambiamento sia impellente: se non ci si muove velocemente si rischia di non vedere un futuro.

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Stefano Zamagni

L’idea fondante dell’incontro è che si debba mutare il sistema economico vigente, basato su un paradigma ormai superato: per accumulare denaro si sfruttano al massimo le risorse a disposizione, senza preoccuparsi delle conseguenze sociali e ambientali di un simile atteggiamento. Secondo i due relatori non c’è più spazio per una crescita indiscriminata, perché gli effetti non possono che essere nefasti per il mondo intero. Zamagni porta l’esempio chiarificatore dello psicologo israeliano Daniel Kahneman che vinse nel 2002 il nobel per l’economia integrando studi di psicologia nella ricerca economica. In particolare questi dimostrò come persone sottoposte a immagini che riproducevano denaro fossero meno inclini, dopo la visione, ad aiutare gli altri anche solo con un semplice gesto. Quest’operazione moltiplicata esponenzialmente nella macroeconomia rende l’idea di quanto possa essere poco utile per il pianeta il capitalismo sfrenato degli ultimi periodi. Accenni a Monsanto e Bayer, ormai nemici acclarati di un certo modo di pensare e di consumare, non possono non mancare nel corso della conferenza, che insiste sull’esigenza da parte dei governi di agire per limitare uno sviluppo controproducente. Due sarebbero secondo Zamagni le operazioni da avviare immediatamente da parte del G20: l’abolizione della land grabbing, una pratica che permette di accaparrarsi terreni agricoli su larga scala in paesi in via di sviluppo (uno dei principali motivi dell’emigrazione verso i paesi più ricchi) e l’eliminazione della quotazione in borsa dei beni primari, come il grano, con cui attualmente si assiste a delle variazioni di prezzo di anno in anno insostenibili per i contadini. Latouche spiega come il termine “sviluppo sostenibile”, che ritiene una contraddizione in termini, sia stato coniato per indorare una pillola altrimenti troppo amara, fatta ingoiare a livello globale per decenni. Il termine “sviluppo” deriva dal latino, lingua in cui la S a inizio parola serve come negazione. E infatti sviluppo significa “togliere dal viluppo, dalle catene”. Ma siamo sicuri che il significato originario sia stato rispettato e che ci sia una crescita davvero libera? In questo momento storico chi vuole muoversi all’interno del mondo economico può farlo soltanto a determinati patti e in una certa direzione. Non c’è possibilità di scelta o libero arbitrio.

Secondo Zamagni per uscire da questo tipo di situazione ci sono soltanto tre possibilità, la rivoluzione, che non ritiene perseguibile se non con conseguenze rovinose, il riformismo, per lui poco utile in quanto non generato dal basso, e la trasformazione, che invece garantirebbe un processo moderato e solido per cambiare la rotta economica. Però è fondamentale che questa sia supportata da un cambiamento culturale in cui si mettano in gioco degli schemi vecchi e stantii. La risposta di Latouche all’intervento del suo interlocutore rivaluta invece la potenzialità di un movimento rivoluzionario, come fermento incontrollabile e di massa, dettato da bisogni veri e inconfutabili.

In chiusura sono state chieste ai due relatori delle soluzioni che secondo loro possano innescare un cambiamento del sistema di crescita smodata. Latouche parla di consumo a Kilometro Zero, con gruppi d’acquisto locali, per mettere in ginocchio le grandi distribuzioni che controllano e gestiscono il mercato. E consiglia apertamente di gettare l’apparecchio televisivo, che è in grado di condizionare le scelte a tutti i livelli. Zamagni invece ritiene che si debbano tassare le transazioni in borsa, con una percentuale in realtà minima, che non potrebbe minimamente impensierire i grandi investitori, utilizzando il ricavato per investire in progetti di sviluppo locali e mirati e si debba lasciare spazio ai giovani nelle università di economia di tutto il mondo, che stanno creando un movimento che vuole pluralismo di insegnamenti e non un unico punto di vista, cattedratico e datato.

Sia Latouche, più sognatore e idealista, che Zamagni, docente e uomo razionale, concludono con un’affermazione non tanto di speranza, quanto di certezza: il cambiamento è ormai nell’aria ed è necessario che ciascuno, sia a livello quotidiano e individuale, che ai vertici dei massimi sistemi, si muova per convertire una crescita innaturale in coesistenza all’interno di un sistema armonico.


Punto di svolta: ancora il vino

Tutti gli anni, quand’ero ragazzina, l’inizio di settembre coincideva con molti buoni propositi. Molto più del primo gennaio, la ripartenza della scuola rappresentava il vero principio dell’anno, con il classico elenco di intenti a cui cercare di prestare fede. Quest’anno mi sento di nuovo un po’ bambina. Ho attraversato un’estate di vera e profonda crisi, legata  al lavoro e proprio per questo chiedo scusa a fornitori e clienti: sono letteralmente sparita, ma non perché troppo assorbita dai divertimenti vacanzieri. Diciamo che l’isolamento agostano mi ha portata a riflettere sui massimi sistemi, come in genere accade quando si ha un po’ più di tempo per pensare. Così mi sono domandata dove sia finita negli ultimi anni la volontà che avevo un tempo di combattere per cambiare il mondo. Sono sempre stata contro, fuori dagli schemi, insofferente a qualsiasi imposizione, dall’ora di religione a scuola alle campagne pubblicitarie. Quando sono entrata in contatto con il mondo dei vini naturali, ho capito di avere attorno a me persone della mia stessa lunghezza d’onda: indoli anarchiche incapaci di piegarsi passivamente a regole che non condividevano. Ho girato un documentario, ho scritto tantissimi post, sempre con lo scopo di lottare per ottenere qualcosa di meglio per il mondo. Nell’ultimo periodo, quasi inconsapevolmente, presa dal lavoro e dagli alibi che mi sono creata, ho abbandonato questo aspetto della mia attività. Forse il pianeta non ha sentito un granché la mancanza del mio impegno, ma durante quest’estate io mio sono invece resa conto di essere come annichilita. Certo, così sono più “a norma”, ma è un ruolo in cui non mi ritrovo. Ho sfogliato indietro questo blog: con il tempo, lentamente, le frasi infuocate contro la chimica e lo sfruttamento dell’ambiente di sono addolcite, quasi rassegnate. Non so perché, ma me ne vergogno. Intendiamoci: amo il mio lavoro di distributrice di vini naturali, ma mi sento come se avessi tradito le aspettative di chi ha iniziato a seguirmi anni fa. Ad agosto mi sono domandata: ” Ma qual è il vero scopo della mia vita? Possibile che sia davvero soltanto vendere vino?”. E a un certo punto ho pensato anche di mollare tutto e di capire come indirizzare il mio futuro per sentirmi utile al mondo e agli altri.

Poi come un’illuminazione, la scoperta dell’acqua calda. Sono anni che ho in mano uno strumento formidabile, una testa d’ariete in grado di sfondare portoni altrimenti inespugnabili. Una cosa così trasversale da comprendere tutte le classi sociali e le ideologie: il vino. Pensate, per quasi due mesi non ho toccato un bicchiere. Era tale la mia crisi, da impedirmi di aprire una bottiglia. Eppure era semplice, era tutto lì, sotto capsula e tappo di sughero. Il vino è vivo,  il mio vino è vivo. E’ anima della terra, ponte fra suolo e cielo. Abbastanza ricco da poter dire la sua, non troppo contraffatto da non essere più in grado di ripulirsi. Non credo più alle rivoluzioni, purtroppo. Ma se una dev’esserci, che muova da qui, dalla necessità di non assumere sostanze scelte e camuffate da qualcun altro. Quindi ecco i miei propositi da primo settembre: riprendo in mano la penna con inchiostro avvelenato e cerco di dare il mio contributo a una natura ormai impossibilitata a difendersi da sola. Lo so, è un piccolo contributo, una voce in sordina, ma solo il fatto di prendere l’impegno, mi fa sentire un po’ più parte di un universo da cui mi ero colpevolmente astratta.


Nasce Convinto

13450880_191390377924658_6842448697734453236_nDomani sera, mercoledì 22 giugno, dalle 19 alle 22.30 al Museo Ettore Fico di Torino ci sarà il CONVINTO PARTY, la festa di presentazione di CONVINTO, un’Associazione legata al consumo etico e consapevole di cibi e bevande, appena costituita. Siamo undici fondatori, tutti legati al mondo del vino naturale, alcuni per professione, tutti per passione. La consuetudine di trovarci ad assaggiare bottiglie di produttori che lavorano senza l’utilizzo di sostanze chimiche, abbinando cibi ottenuti con la stessa cura, ci hanno portati a frequenti discussioni sulla necessità di espandere il più possibile questa filosofia. Ci siamo resi conto che chiunque entri in contatto con vino e cibo naturali non potrà più farne a meno e difficilmente tornerà a consumare prodotti convenzionali. Quando lo fa è per la mancanza di alternative. CONVINTO nasce anche per questo: perché non ci debba più essere mancanza di alternative. La rete di esercizi che propongono prodotti naturali deve diventare una realtà solida, in maniera che chi vuole consumare in modo etico e consapevole abbia la possibilità di farlo. Ma facciamo un passo indietro: molto spesso quello che manca è l’informazione legata a questo mondo. Fra i nostri scopi c’è la divulgazione, attraverso Corsi di avvicinamento al vino e alla cucina naturale, degustazioni, visite nelle aziende vitivinicole, partecipazione a manifestazioni sui vini naturali, viaggi enogastronomici. Lavorando su una comunicazione dettagliata e capillare cercheremo di allargare la nostra esperienza al maggior numero possibile di persone,  in modo che la scelta di nutrirsi e bere consapevolmente diventi una necessità comune, non più una possibilità per pochi informati. Se a qualcuno tutto questo sembra un impegno presuntuoso, ha perfettamente ragione: siamo certi che nutrirsi e bere in modo sano possa migliorare la qualità di vita delle singole persone e di conseguenza di una società, apportando un beneficio ampliato. Torino è sempre stata il punto di partenza di molte idee innovative: questa città ha nel proprio DNA rivoluzioni che poi emigrano e condizionano territori molto più vasti. Speriamo che la nostra volontà di diffondere un pensiero legato alla salute di ciascuno di noi e, per esteso, dell’ambiente, possa seguire la stessa fortuna. Un ultimo pensiero: quest’Associazione nasce per passione. Tutto quello che facciamo è il portato di una spinta ideologica e non di uno scopo utilitaristico. Non esiste in noi la possibilità di scendere a compromessi di alcun tipo: CONVINTO è senza chimica e senza manipolazioni e così resterà.

Qui di seguito trovate tutte le informazioni per la festa di domani sera e per associarsi a CONVINTO:

IL PARTY CONVINTO
Mercoledì 22 giugno Convinto si presenta con una festa tra vino cibo e musica allestita nelle sale del Museo Ettore Fico | Via Francesco Cigna, 114  dalle 19:30 alle 22:30

Ingresso gratuito per gli associati
€ 25,00 per i non soci con tesseramento facoltativo incluso nel prezzo del biglietto d’ingresso

Per partecipare chiamateci al 3938856339 o confermate la vostra partecipazione su FB

I fondatori Super_Convinti

Chiara Bordonaro | Francesca Bordonaro | Lorenzo de Laugier | Giulia Graglia | Adriana Terzolo | Luigi Isacchini | Miriam Bruera | Valentina Maoret | Michele Isola | Daniele Garassino | Jennifer Deckert

Socio Convinto | € 25,00

Tessera annuale con validità fino al 31.12.2017
Sconto 10% sulle attività dell’associazione

Sconto 10% sul consumo/acquisto di vini e prodotti naturali presso gli operatori convenzionati con l’associazione, inseriti nella CONVINTOMAPPA che troverete sulla nostra pagina FB e sul nostro sito www.convinto.it
Socio Più_Convinto | € 100,00

Tessera annuale con validità fino al 31.12.2017
Sconto 20% sulle attività dell’associazione
Sconto 10% sul consumo/acquisto di vini e prodotti naturali presso gli operatori convenzionati con l’associazione, inseriti nella CONVINTOMAPPA che troverete sulla nostra pagina FB e sul nostro sitowww.convinto.it
Priorità di prenotazione delle attività a numero chiuso dell’associazione e priorità di prenotazione ai gruppi di acquisto.

Accesso con orario riservato alle manifestazioni aperte al pubblico organizzate dall’associazione.

Corso di avvicinamento al vino naturale

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Ogni tanto ne faccio una nuova… e questa volta proprio a “casa”. Cinque serate di introduzione al vino naturale da Sodo, il meraviglioso localino di piazza Bodoni dove si possono trovare tutti i vini Senza Trucco. Non ci sono più molti posti, però qualche possibilità c’è ancora! Se avete voglia di affrontare il corso base di degustazione non in chiave convenzionale, ma secondo lo stile puro e senza chimica della vinificazione naturale, questo è il programma che fa per voi! Ogni lezione verranno degustati vini naturali delle diverse regioni italiane e francesi. Che aspettate?


Vignaioli Naturali a Roma 2016

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Daniele Coutandin

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L’AZIENDA

Non ricordo nemmeno più chi mi abbia nominato il Ramìe la prima volta o dove ne abbia letto. So soltanto che, appena aperta la distribuzione, ho contattato subito Daniele e sono andata a trovarlo in azienda, a casa. Sì, perché nella vita di questa bellissima e compatta famiglia non c’è soluzione di continuità fra la gestione della quotidianità domestica e l’attività della cantina. Tutto si inserisce in un insieme armonico costituito da un territorio fortunato sulle pendici della Val Chisone, a una cinquantina di chilometri da Torino, un gruppo di case che sanno di antico e la volontà di preservare quanto di buono la tradizione ha consegnato. Le vigne sono esposte in un modo così miracoloso che anche in pieno inverno, a queste altitudini (fra i 650 e gli 800 metri), si può lavorare in maniche di camicia, tanto il sole è generoso. Avanà, Avarengo, Chatus, Becuet sono i nomi sconosciuti dei vitigni che si uniscono alla Barbera a formare il Ramìe, per la maggior parte coltivati ad alberello e, qua e là, fra i filari, crescono capperi, finocchietto selvatico e fichi d’india, manco fossimo in Sicilia. Daniele, che dal 2008 gestisce l’azienda fondata dai genitori Laura e Giuliano, inizia qualsiasi discorso parlando di rispetto per il territorio e per le piante: la linea guida è quella del minimo intervento, sulle piante, sul terreno e, naturalmente, in cantina, in modo che, come dice lui, quello che va in bottiglia è puro succo d’uva. Ogni tanto si siede su una panca di pietra in mezzo alla vigna e osserva le piante, le ascolta. La sua è una concezione quasi antropomorfica delle viti, per cui accenna a”ferite” e sensibilità, con il rispetto che si deve a qualsiasi essere vivente. E le piante gli sono riconoscenti e lo ripagano con salute, vigoria e grappoli succosi, ricchi di tutte le sostanze che sono libere di esprimersi in questi casi, quando la chimica è totalmente bandita. Andare a trovare la famiglia Coutandin è una vera esperienza, quasi un tuffo nel passato. Tutto è essenziale e concreto, dal modo di vivere ai rapporti umani, dal cibo al vino, che accompagna benevolo lo svolgimento della vita quotidiana. Quando si torna a casa, dopo qualche ora passata nella Borgata Ciabòt, rimane addosso una nostalgia di genuinità, che ha lo stesso sapore del Ramìe.

I VINI

Il mitico Ramìe, DOC del Pinerolese, è, come dicevo, l’unione di uve antiche dai nomi quasi leggendari. Il vino matura per almeno due anni in acciaio e, quando viene finalmente imbottigliato, si esprime in tutta la sua molteplicità. Naso elegante di frutti rossi e spezie e un palato diretto, con la freschezza che va a braccetto con la mineralità regalata dal territorio. Siamo in montagna, ma la struttura e l’alcolicità (sempre sopra i 13 gradi) non lo farebbero pensare.

Il Barbichè è realizzato con le stesse uve del Ramìe, ma soltanto nelle annate migliori e con le piante più vecchie. Matura in un primo momento in acciaio e poi in barrique usate, per circa tre anni. Un tocco più vellutato, sempre compreso nella vibrante espressività di questo territorio benedetto.

Qui di seguito il video realizzato nel maggio 2015:

 


La Distesa

LaDisTeam-1L’AZIENDA

Chi non conosce Corrado e Valeria Dottori? Il film Resistenza Naturale di Jonathan Nossiter ha contribuito a renderli famosi anche al di fuori dell’ambito dei vini naturali. Sono belli e genuini, raffinati ma in perfetto accordo con l’ambiente contadino. Le etichette che producono sono il collegamento più diretto, lampante e sincero fra vitigno, territorio e filosofia naturale.

Quest’estate siamo andati a trovarli e mi è successa una cosa che mi capita davvero di rado: ho invidiato la loro condizione di vita. In tempi non sospetti, quando non era ancora di moda tornare alla terra, la coppia ha lasciato Milano per trasferirsi a Cupramontana, paese di origine della famiglia di Corrado. C’era un po’ di terra e l’idea iniziale è stata quella di dare vita a un agriturismo. Soltanto in un secondo momento è nata la consapevolezza che proprio quella zona era un cru del Verdicchio e non sfruttare l’ettaro di vigna impiantata dal padre di Corrado sarebbe stato un peccato mortale. Così all’inizio degli anni Duemila La Distesa è diventata un’azienda vitivinicola, attenta da subito alla produzione di Verdicchio di qualità realizzato nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute del consumatore. Dicevo dell’invidia: una bellissima casa in campagna, i bambini liberi di giocare in mezzo alla natura, il silenzio, gli amici che si incontrano in paese. Tutte cose normali per i nostri nonni. Eppure ormai un sogno per molti di noi. Forse è proprio il caso di prendere ad esempio Corrado e Valeria e capire che andare avanti a volte significa tornare indietro, a un sistema di vita dimenticato.

IL VINO

E’ uno dei primi vini naturali che ho assaggiato quello di Corrado e ha avuto su di me un effetto destabilizzante. La sensazione è la stessa che si potrebbe provare a camminare su una corda sospesa con la rete sotto e poi, di punto in bianco, non vedere più la rete. Mi sono saltate contemporaneamente tutte le certezze legate al vino. Poi ho iniziato a prenderci gusto e la rete sotto non ce la volevo più.

Terre Silvate è il Verdicchio base, quello più facile e beverino. In realtà è Verdicchio al 95%, per il resto Trebbiano e Malvasia. Viene vinificato in acciaio e, nel bicchiere, trasmette i suoi profumi di frutta gialla e fiori primaverili, con delle interessanti note di ginestra e fiori d’arancio. In bocca si fa strada allegro, tanto che un bicchiere tira l’altro e la bottiglia finisce prima che tu ne sia davvero sazio.

Gli Eremi è un vino che ha un solo problema: ce n’è sempre troppo poco. E’ un capolavoro di energia: è l’anima stessa del Verdicchio condensata prima in botte poi in bottiglia. Profumi che si srotolano lenti partendo dai prati per poi salire sugli alberi di frutta bianca. I picchi degli agrumi sono gli ultimi a lasciare il naso prima dell’assaggio. Potente, elegante, magico: sa fare volare con la sua armoniosa combinazione di acidità, mineralità, lunghezza e persistenza. Quest’ultima, in particolare: va oltre il palato e le sensazioni retronasali. Arriva al cuore. E da lì sembra non volersene più andare.

Nur è un uvaggio di Verdicchio, Malvasia e Trebbiano. Macera per circa una decina di giorni sulle bucce senza, per questo, diventare impegnativo. Mantiene sempre una leggiadria che parte dai sentori, che ricordano un prato appena tagliato, con dentro mazzetti di fiori ed erbe officinali. Anche qui le note agrumate emergono fra le altre, protraendosi in bocca dopo la deglutizione. Non me lo ricordavo: l’ho riassaggiato con Corrado e Valeria quest’estate e mi è sembrato così adiacente a loro da commuovermi.

Nocenzio è il rosso de La Distesa. 60% Montepulciano, 35% Sangiovese e 5% Cabernet Sauvignon. La fermentazione avviene in tini aperti e la maturazione in barrique vecchie. Il colore intenso e i profumi croccanti lasciano pensare immediatamente a un vino contadino, schietto e rustico, invece l’ingresso in bocca stupisce con una bella eleganza di fondo, che ne fa un prodotto intrigante, completo e, tanto per cambiare, dalla bella bevibilità.

Qui di seguito il breve video girato in azienda ad agosto:


ELIANA NEGRONI

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