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LOGO NUOVO, VITA NUOVA

SENZA_TRUCCO_CMYK.jpgQualcuno di voi l’avrà già notato sulla locandina definitiva di Torino Beve Bene (vero che l’avete notato?): Senza Trucco ha cambiato logo. Dopo tanti anni abbiamo deciso di rinnovarci e non soltanto da un punto di vista estetico. Prima c’è stato il documentario, una delle esperienze più entusiasmanti della nostra vita, e con lui la nascita di questo blog. Poi il trasferimento da Roma a Torino e la scelta di aprire la distribuzione di vini naturali. Quattro anni fa giusti, quando abbiamo affittato il primo piccolo magazzino, non avevo idea di cosa mi aspettasse. Arrivo dal mondo letterario/artistico e di competenze commerciali non ne avevo proprio. Piano piano, accumulando tante soddisfazioni e tanti errori, l’attività è cresciuta e i clienti hanno iniziato a darci sempre più fiducia e credito. Abbiamo comprato un magazzino più grande, cambiato il sito, investito in produttori nuovi e adesso anche sulla grafica. E’ sempre lei, Francesca Pavese, la stessa autrice della locandina di Torino Beve Bene, a essere diventata la grafica ufficiale di Senza Trucco. D’ora in poi il nuovo logo sostituirà il vecchio su tutta la comunicazione e porterà con sé una serie di altri grandi cambiamenti di cui vi accorgerete con il tempo. Se avete imparato a conoscere Senza Trucco, avrete anche capito che non ci piace ritenerci soddisfatti: c’è sempre qualcosa di meglio che si può fare. L’importante è non perdere mai di vista il nostro punto di partenza: non si può mai prescindere dal rispetto del mondo e dell’ambiente, soprattutto quando ci si dedica a un’attività edonistica come bere un bicchiere di vino.

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UN NUOVO MONDO E’ POSSIBILE, ANZI NECESSARIO

 

latouche

Serge Latouche

  

Teatro Carignano pieno ieri pomeriggio per la conferenza che ha chiuso il ciclo di incontri di Terra Madre. Anche perché l’ultima apparizione sul palcoscenico è stata lasciata a un personaggio molto amato dal mondo Slow Food e da chi segue questa linea di pensiero: Serge Latouche, filosofo ed economista francese, padre fondatore della “Decrescita felice”, un movimento che mira all’eliminazione di tutto ciò che nella vita moderna è superfluo per tornare a un’esistenza più genuina. E accanto a lui, a rendere dialettico il confronto, Stefano Zamagni, docente di economia dell’Università di Bologna. Due approcci diversi, uno ideologico l’altro più tecnico, con un punto di vista comune: l’esigenza di cambiare l’attuale sistema per evitare la deriva del nostro pianeta.

Partiamo dal titolo: per Latouche è limitativo parlare di “un nuovo mondo”, bisogna invece riferirsi a mondi diversi, per garantire una pluralità che ad oggi non è contemplata. C’è un sistema dominante e tutto deve assoggettarvisi. Zamagni fa leva invece sulla seconda parte della frase, sostenendo quanto la necessità di cambiamento sia impellente: se non ci si muove velocemente si rischia di non vedere un futuro.

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Stefano Zamagni

L’idea fondante dell’incontro è che si debba mutare il sistema economico vigente, basato su un paradigma ormai superato: per accumulare denaro si sfruttano al massimo le risorse a disposizione, senza preoccuparsi delle conseguenze sociali e ambientali di un simile atteggiamento. Secondo i due relatori non c’è più spazio per una crescita indiscriminata, perché gli effetti non possono che essere nefasti per il mondo intero. Zamagni porta l’esempio chiarificatore dello psicologo israeliano Daniel Kahneman che vinse nel 2002 il nobel per l’economia integrando studi di psicologia nella ricerca economica. In particolare questi dimostrò come persone sottoposte a immagini che riproducevano denaro fossero meno inclini, dopo la visione, ad aiutare gli altri anche solo con un semplice gesto. Quest’operazione moltiplicata esponenzialmente nella macroeconomia rende l’idea di quanto possa essere poco utile per il pianeta il capitalismo sfrenato degli ultimi periodi. Accenni a Monsanto e Bayer, ormai nemici acclarati di un certo modo di pensare e di consumare, non possono non mancare nel corso della conferenza, che insiste sull’esigenza da parte dei governi di agire per limitare uno sviluppo controproducente. Due sarebbero secondo Zamagni le operazioni da avviare immediatamente da parte del G20: l’abolizione della land grabbing, una pratica che permette di accaparrarsi terreni agricoli su larga scala in paesi in via di sviluppo (uno dei principali motivi dell’emigrazione verso i paesi più ricchi) e l’eliminazione della quotazione in borsa dei beni primari, come il grano, con cui attualmente si assiste a delle variazioni di prezzo di anno in anno insostenibili per i contadini. Latouche spiega come il termine “sviluppo sostenibile”, che ritiene una contraddizione in termini, sia stato coniato per indorare una pillola altrimenti troppo amara, fatta ingoiare a livello globale per decenni. Il termine “sviluppo” deriva dal latino, lingua in cui la S a inizio parola serve come negazione. E infatti sviluppo significa “togliere dal viluppo, dalle catene”. Ma siamo sicuri che il significato originario sia stato rispettato e che ci sia una crescita davvero libera? In questo momento storico chi vuole muoversi all’interno del mondo economico può farlo soltanto a determinati patti e in una certa direzione. Non c’è possibilità di scelta o libero arbitrio.

Secondo Zamagni per uscire da questo tipo di situazione ci sono soltanto tre possibilità, la rivoluzione, che non ritiene perseguibile se non con conseguenze rovinose, il riformismo, per lui poco utile in quanto non generato dal basso, e la trasformazione, che invece garantirebbe un processo moderato e solido per cambiare la rotta economica. Però è fondamentale che questa sia supportata da un cambiamento culturale in cui si mettano in gioco degli schemi vecchi e stantii. La risposta di Latouche all’intervento del suo interlocutore rivaluta invece la potenzialità di un movimento rivoluzionario, come fermento incontrollabile e di massa, dettato da bisogni veri e inconfutabili.

In chiusura sono state chieste ai due relatori delle soluzioni che secondo loro possano innescare un cambiamento del sistema di crescita smodata. Latouche parla di consumo a Kilometro Zero, con gruppi d’acquisto locali, per mettere in ginocchio le grandi distribuzioni che controllano e gestiscono il mercato. E consiglia apertamente di gettare l’apparecchio televisivo, che è in grado di condizionare le scelte a tutti i livelli. Zamagni invece ritiene che si debbano tassare le transazioni in borsa, con una percentuale in realtà minima, che non potrebbe minimamente impensierire i grandi investitori, utilizzando il ricavato per investire in progetti di sviluppo locali e mirati e si debba lasciare spazio ai giovani nelle università di economia di tutto il mondo, che stanno creando un movimento che vuole pluralismo di insegnamenti e non un unico punto di vista, cattedratico e datato.

Sia Latouche, più sognatore e idealista, che Zamagni, docente e uomo razionale, concludono con un’affermazione non tanto di speranza, quanto di certezza: il cambiamento è ormai nell’aria ed è necessario che ciascuno, sia a livello quotidiano e individuale, che ai vertici dei massimi sistemi, si muova per convertire una crescita innaturale in coesistenza all’interno di un sistema armonico.


Nasce Convinto

13450880_191390377924658_6842448697734453236_nDomani sera, mercoledì 22 giugno, dalle 19 alle 22.30 al Museo Ettore Fico di Torino ci sarà il CONVINTO PARTY, la festa di presentazione di CONVINTO, un’Associazione legata al consumo etico e consapevole di cibi e bevande, appena costituita. Siamo undici fondatori, tutti legati al mondo del vino naturale, alcuni per professione, tutti per passione. La consuetudine di trovarci ad assaggiare bottiglie di produttori che lavorano senza l’utilizzo di sostanze chimiche, abbinando cibi ottenuti con la stessa cura, ci hanno portati a frequenti discussioni sulla necessità di espandere il più possibile questa filosofia. Ci siamo resi conto che chiunque entri in contatto con vino e cibo naturali non potrà più farne a meno e difficilmente tornerà a consumare prodotti convenzionali. Quando lo fa è per la mancanza di alternative. CONVINTO nasce anche per questo: perché non ci debba più essere mancanza di alternative. La rete di esercizi che propongono prodotti naturali deve diventare una realtà solida, in maniera che chi vuole consumare in modo etico e consapevole abbia la possibilità di farlo. Ma facciamo un passo indietro: molto spesso quello che manca è l’informazione legata a questo mondo. Fra i nostri scopi c’è la divulgazione, attraverso Corsi di avvicinamento al vino e alla cucina naturale, degustazioni, visite nelle aziende vitivinicole, partecipazione a manifestazioni sui vini naturali, viaggi enogastronomici. Lavorando su una comunicazione dettagliata e capillare cercheremo di allargare la nostra esperienza al maggior numero possibile di persone,  in modo che la scelta di nutrirsi e bere consapevolmente diventi una necessità comune, non più una possibilità per pochi informati. Se a qualcuno tutto questo sembra un impegno presuntuoso, ha perfettamente ragione: siamo certi che nutrirsi e bere in modo sano possa migliorare la qualità di vita delle singole persone e di conseguenza di una società, apportando un beneficio ampliato. Torino è sempre stata il punto di partenza di molte idee innovative: questa città ha nel proprio DNA rivoluzioni che poi emigrano e condizionano territori molto più vasti. Speriamo che la nostra volontà di diffondere un pensiero legato alla salute di ciascuno di noi e, per esteso, dell’ambiente, possa seguire la stessa fortuna. Un ultimo pensiero: quest’Associazione nasce per passione. Tutto quello che facciamo è il portato di una spinta ideologica e non di uno scopo utilitaristico. Non esiste in noi la possibilità di scendere a compromessi di alcun tipo: CONVINTO è senza chimica e senza manipolazioni e così resterà.

Qui di seguito trovate tutte le informazioni per la festa di domani sera e per associarsi a CONVINTO:

IL PARTY CONVINTO
Mercoledì 22 giugno Convinto si presenta con una festa tra vino cibo e musica allestita nelle sale del Museo Ettore Fico | Via Francesco Cigna, 114  dalle 19:30 alle 22:30

Ingresso gratuito per gli associati
€ 25,00 per i non soci con tesseramento facoltativo incluso nel prezzo del biglietto d’ingresso

Per partecipare chiamateci al 3938856339 o confermate la vostra partecipazione su FB

I fondatori Super_Convinti

Chiara Bordonaro | Francesca Bordonaro | Lorenzo de Laugier | Giulia Graglia | Adriana Terzolo | Luigi Isacchini | Miriam Bruera | Valentina Maoret | Michele Isola | Daniele Garassino | Jennifer Deckert

Socio Convinto | € 25,00

Tessera annuale con validità fino al 31.12.2017
Sconto 10% sulle attività dell’associazione

Sconto 10% sul consumo/acquisto di vini e prodotti naturali presso gli operatori convenzionati con l’associazione, inseriti nella CONVINTOMAPPA che troverete sulla nostra pagina FB e sul nostro sito www.convinto.it
Socio Più_Convinto | € 100,00

Tessera annuale con validità fino al 31.12.2017
Sconto 20% sulle attività dell’associazione
Sconto 10% sul consumo/acquisto di vini e prodotti naturali presso gli operatori convenzionati con l’associazione, inseriti nella CONVINTOMAPPA che troverete sulla nostra pagina FB e sul nostro sitowww.convinto.it
Priorità di prenotazione delle attività a numero chiuso dell’associazione e priorità di prenotazione ai gruppi di acquisto.

Accesso con orario riservato alle manifestazioni aperte al pubblico organizzate dall’associazione.

Corso di avvicinamento al vino naturale

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Ogni tanto ne faccio una nuova… e questa volta proprio a “casa”. Cinque serate di introduzione al vino naturale da Sodo, il meraviglioso localino di piazza Bodoni dove si possono trovare tutti i vini Senza Trucco. Non ci sono più molti posti, però qualche possibilità c’è ancora! Se avete voglia di affrontare il corso base di degustazione non in chiave convenzionale, ma secondo lo stile puro e senza chimica della vinificazione naturale, questo è il programma che fa per voi! Ogni lezione verranno degustati vini naturali delle diverse regioni italiane e francesi. Che aspettate?


Nuove aziende

senza_trucco_viniLa mia piccola distribuzione di Vini Senza Trucco compie un anno in questi giorni. E’ un lavoro stupendo, anche se ogni tanto mi affaccio ancora in qualche enoteca in cui al solo sentire parlare di vini biologici e biodinamici vedo reazioni tipo gatto davanti alla vasca da bagno. Fortunatamente le nuove generazioni hanno approcci più possibilisti, anche quando non hanno diretta conoscenza delle etichette che propongo. Per non parlare dei locali che hanno da tempo in carta i vini naturali, che esultano ogni volta che prendo una nuova azienda in listino. Nel’ultimo periodo praticamente è una festa, anche perché ho deciso di non farmi spaventare dai rischi economici e aumentare le cantine, seguendo passione e istinto.

Iniziamo dal Piemonte. Già a maggio ho contattato due produttori che poi nei mesi sono diventati punti cardine del mio listino: Enrico Druetto e Tommaso Gallina (Asotom), che collaborano fra loro e danno declinazioni forti e personali dei vitigni della loro zona, Barbera su tutti. Da settembre è invece etrato a fare parte del gruppo Senza Trucco Simone Roveglia, dell’azienda Spaventapasseri (marchio Cento Filari), ottime Freisa e Barbera e incredibile Pinot Nero dal nome suggestivo, Brigante. Questa volta siamo a Mombaruzzo, nell’astigiano. A ottobre mi hanno contattata Lidia e Paolo della cantina Rocco di Carpeneto, che abitavano e lavoravano a Milano e hanno lasciato tutto per comprare una cascina in una zona che non conoscevano, Ovada. Il loro punto di riferimento è il Dolcetto di Pino Ratto, che ci ha lasciato un paio di settimane fa e di cui ricorderò sempre l’arte che impregnava qualsiasi cosa facesse. Dolcetto favoloso, come dovrebbe sempre essere in quelle zone, e poi Barbera e Cortese buonissimi. Infine, ultimo ingresso, Andrea Tirelli, sui colli tortonesi. Per intenderci, quello che ha sulle etichette il Triskell celtico. Torinese di origine, tornato nelle vigne dei nonni per non abbandonare un pezzo di cuore: da anni in biodinamica, fa poche bottiglie di Timorasso, Cortese, Barbera, Freisa e Dolcetto.

Cambiamo regione. Non pensavo che avrei mai preso un Franciacorta, ma Tommaso Gallina mi ha fatta contattare da Ca’ del Vent. Assaggiare le loro bollicine è stata una rivelazione: niente di più lontano dai vini costruiti a tavolino dagli industriali della provincia bresciana. Anima e sensibilità nel capire le vigne e interpretare le vinificazioni. Un festa.

Anche in Veneto ho un nuovo nome: Franco Masiero (del gruppo Co.Vi.Bio.), un piccolissimo produttore di Merlot e a breve anche di Pinot Nero. Siamo a 500 metri sul mare, in zona vulcanica. Un vino che mi ha fatta riappacificare con un vitigno che non ho mai amato.

In Liguria da qualche mese c’è un nuovo nome, molto amato dai frequentatori dell fiere: Santa Caterina di Andrea Kihlgren. Su tutti il Vermentino, stratosferico. Unico neo: le bottiglie finiscono troppo presto!

Ci ho messo un po’, ma alla fine ce l’ho fatta ad aggiungere una delle zone più blasonate del nostro paese. Era un po’ che facevo gli occhi dolci a Francesca Padovani di Campi di Fonterenza: in genere il Brunello non è uno dei miei vini preferiti, ma la sua versione, rigorosa e tradizionale corrisponde perfettamente a quello che amo nel vino. Buonissimi anche il Rosso e il Rosato.

Il sud. Prima dell’estate ho iniziato a lavorare con Cantina Morone, nella zona di Benevento. Anche in questo caso l’innamoramento per un vino che avevo sempre trovato anonimo: la Falanghina, la loro punta di diamante. Favolosi anche il Fiano e un piccolo vitigno a bacca scura ultimamente riscoperto, il Pidirosso.

Passiamo poi in Calabria, perché finalmente nel listino Senza Trucco c’è A’ Vita, di Francesco de Franco. Un Cirò come si deve, elegante e potente allo stesso tempo, strappo ai vini di una regione che non ha mai compreso appieno il proprio potenziale.

Infine salto in Francia, con i produttori di due Champagne del gruppo Co.Vi. Bio. : Jacques Lassaigne (Blanc de Blanc) e Olivier Horiot (Pinot Nero).

Piccolo ripasso sulle altre aziende:

Piemonte

– Caroussin

– Cantine del Castello Conti

– Coutandin

– Baldo Rivella

– Remo Hohler

Lombardia – Oltrepò Pavese

– Piccolo Bacco del Quaroni

Veneto

– Ca’ dei Zago

Friuli Venezia Giulia

– Zidarich

– Franco Terpin

Liguria

– Le Rocche del Gatto

Emilia Romagna

– Vigneto San Vito

– Quarticello

– Vittorio Graziano

Toscana

– Podere Le Boncie

Marche

– La Distesa

– La Marca di San Michele

Abruzzo

– De Fermo

Campania

– Cantina Giardino

Sicilia

– Nino Barraco

– Valcerasa Bonaccorsi

– Punta dell’Ufala

Francia

– Mark Kreidenweiss – Alsazia

– Emmanuel Giboulot – Borgogna

– Chateau de la Selve – Ardèche

Sto costruendo proprio in questi giorni il sito di Senza Trucco: spero che finalmente sarà più facile trovare informazioni sul nostro lavoro!


Serata siciliana

Chiara Bordonaro e Michele Isola in abiti a tema

Chiara Bordonaro e Michele Isola in abiti a tema

Venerdì sera al Bordò di Torino c’è stato l’ultimo appuntamento del ciclo Siamo Ammare!, i venerdì estivi con serate a tema.

Chiusura in grande stile, con streetfood della cucina siciliana e il Vignammare di Nino Barraco, con una sorpresa non in carta, l’SP68 di Arianna Occhipinti.

Devo essere sincera: mi capita di frequente di assaggiare i piatti della chef, Francesca Bordonaro, e non mi stupisco per quello che riesce a creare. Ma “Pane e Panelle” e l'”Arancina” dell’altra sera sono stati una folgorazione. In particolare l’Arancina: credo dovrebbe diventare un piatto fisso nel menu del Bordò… mi sembrava di essere tornata a tre anni fa, quando ero a San Vito Lo Capo per il Festival Siciliambiente. Mancava solo il profumo del mare attorno.

Pane e Panelle e Arancina

Pane e Panelle e Arancina

Anzi, in realtà il mare si sentiva, nel vino di Nino: il Vignammare, Grillo da una vigna praticamente sulla spiaggia, che concentra in sé profumi spiazzanti di brezza, conchiglie, salsedine, sole al tramonto e chi più ne ha più ne metta. Un vino emotivo, che va associato a sensazioni estive, non a semplici sentori minerali, di frutta o erbacei. Quelli vanno bene per altri bicchieri: per i vini di Nino ci vogliono definizioni di cuore, di bei ricordi, di momenti intensi.

Vignammare

Vignammare

E il Vignammare racchiude in sé tutto questo.

In chiusura ho riassaggiato, dopo tanto tempo (troppo, mi mancava…), l’Sp68 rosso di Arianna Occhipinti. In quel bicchiere ho ritrovato la freschezza delle sere di Vittoria, i pomodori appena raccolti, i capperi a cespugli attorno alla casa, le centinaia di erbe che si mescolano nelle narici.

Devo ringraziare i ragazzi del Bordò per la bella serata, una ventata di estro siciliano in un’estate torinese che tanto estate poi non è.

 


Dopo l’anteprima di Resistenza Naturale

Finalmente sono riuscita a vedere il nuovo documentario di Jonathan Nossiter, un amico che ha avuto una grande importanza nella storia di Senza Trucco e che, come noi, si è schierato da tempo al fianco dei produttori di vino naturale. In Resistenza Naturale si raccontano quattro personaggi, Elena Pantaleoni de La Stoppa, Corrado Dottori de La Distesa, Giovanna Tiezzi di Pacina e Stefano Bellotti di Cascina degli Ulivi, viticoltori rigorosi, che lavorano la terra e danno vita al proprio vino senza scendere a compromessi. Ciascuno parla singolarmente dell’esperienza che lo contraddistingue e trova poi un confronto costruttivo nei momenti conviviali, in cui la discussione sulle regole del mondo del vino si trasforma spesso in una presa in giro del sistema vigente. Naturalmente si coglie dietro le risate la rabbia per commissioni e disciplinari assurdi e miopi, però quello che emerge è la consapevolezza di agire nel modo più giusto verso la natura e il consumatore, subendo spesso colpi bassi da parte di un sistema di controllo vittima dei dettami dell’industria del vino.

Una scena su tutte: Stefano Bellotti mostra una zolla appena zappata del suo terreno e poi la accosta a un pugno di terra del suo vicino, che lavora da anni in convenzionale, usando pesticidi, concimi e diserbanti. Devo davvero descrivere la differenza? Jonathan la definisce cosi: life and death, la vita e la morte…

Resistenza Naturale non doveva essere un film, ma il backstage dell’edizione italiana degli extra di Mondovino (tutto il girato non montato nel film originale, ma rielaborato in una bellissima collezione di dvd, già uscita in diversi paesi all’estero). Il materiale ottenuto era davvero buono e Jonathan si è reso conto che c’erano le basi per un nuovo documentario sul vino, forte e schierato come il precedente. Però molto diverso: qui non si vedono magnati dell’industria enologica e non ci sono critiche dirette a multinazionali del vino. I protagonisti sono quattro produttori a cui ci si affeziona incondizionatamente e che diventano, agli occhi del pubblico, i paladini di un sistema antico di fare agricoltura, quello che non conosceva lo sfruttamento del territorio, ma era riconoscente per ciò che la natura sa offrire.

Resistenza Naturale non è solo un film sul vino: un terzo della narrazione è dedicata al cinema, nell’Istituzione della Cineteca di Bologna, rappresentata dal suo Direttore, Gian Luca Farinelli. Da anni la Cineteca si occupa di restaurare pellicole storiche, restituendole allo splendore originale e a un pubblico consapevole. Ecco che il documentario è cadenzato da scene di film leggendari, da Chaplin a Monicelli a Rossellini. Resistenza tout-court: al potere costituito ne Il Marchese del Grillo, alla dominazione nazi-fascista in Roma Città Aperta e al mito della ricchezza ne La Febbre dell’oro. E all’oblio del tempo da parte della Cineteca.

Nossiter ha saputo raccontare il proprio bisogno etico e politico di salvaguardare il buono del passato contro un’imperversante sete di consumo di massa attraverso le sue due grandi passioni, cinema e vino. Che sono le stesse che condivido e che avrei voluto saper descrivere così. Bravo Jonathan e grazie da parte di chi cerca di resistere.

Di seguito uno stralcio dell’intervento di Nossiter e Bellotti dopo la proiezione.


ELIANA NEGRONI

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