La Terra Buona

Locandina-1Quando è uscito Senza Trucco, abbiamo pensato a un miracolo, perché siamo riusciti a finire la post-produzione grazie alla prevendita dei dvd su questo blog. E il miracolo è continuato, tanto che ancora oggi, dopo 7 anni dalla sua presentazione al Festival Cinemambiente di Torino, continuiamo a ricevere richieste di acquisto da tutto il mondo.

Ma questa storia la conoscete già. Invece voglio parlarvi di un altro piccolo miracolo cinematografico, che sono sicura tanto piccolo non resterà. Sabato sono andata a vedere al Cinema Reposi La Terra Buona, di Emanuele Caruso. Film indipendente, autoprodotto, che ha inutilmente cercato una distribuzione (di questo parlerò più avanti nel post) e quindi una visibilità nei cinema.

Ha avuto la possibilità di essere proiettato per una sola settimana proprio al Reposi di Torino, perché apprezzato da chi gestisce la programmazione. Non avendo una distribuzione e quindi nessuna pubblicità, il film si è basato sul passaparola per essere visto. E cosa succede? Piace talmente tanto che la sala ha sempre un sacco di spettatori, perché chi va a vederlo lo dice agli amici, che a loro volta lo dicono ai parenti e così via. Insomma, il film è stato prorogato prima di due settimane, poi di un’altra e resterà in sala a Torino fino al 4 aprile. Come spesso succede in questi casi, si stanno interessando altre città e quindi La Terra Buona arriverà anche a Milano, Roma, Bologna.

Mi è piaciuta la frase che ha detto il regista: “Torino ha fatto una magia.” Già, perché per chi non se lo ricordasse, questa è proprio la città delle magie. Chi pensa che Torino sonnecchi dovrebbe invece capire quante possibilità dà, ma solo a chi ha qualcosa di buono da dare al mondo. Ed è il caso di questo film.

Non voglio raccontare la trama, perché la troverete in giro sul web e poi non vorrei svelarvi qualcosa che invece è bene che capiate da soli, ma quanto ho pianto… Mica perché sia melodrammatico: no, semplicemente perché tocca delle corde vere, profonde, che risuonano con la parte di noi che ci collega direttamente al cielo. A questo punto so che qualcuno storcerà il naso, ma non posso fare a meno di leggere questo film come un’opera al di là di tutto quello a cui ci hanno abituato e costretto a credere. E’ uno squarcio su una realtà antica (ma che torna viva, fortunatamente), immersa nella natura, a contatto con un ambiente che sa essere generoso e giusto. Qualcuno potrebbe vederci degli spunti new age, ma siamo ben al di là: mai come ora si sta rendendo urgente la necessità di riprendere contatto con la terra, con la terra buona, però.

Uscire dalla sala con la sensazione di essere connessi con qualcosa che ci porta verso l’alto è un’opportunità davvero rara.

E’ per questo che il film non ha trovato distribuzione, a mio avviso: non è sicuramente pericoloso, perché è delicato e discreto. Però è potente e va a lavorare su aspetti che per il sistema vigente è meglio che restino come sono.

Grazie a Emanuele Caruso per il coraggio (4 anni di lavoro) di aver portato a termine un’opera che, se il cielo lo vorrà, avrà tanto da dare.

Ecco il trailer:

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