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Torino Beve Bene 2016

locandina_tbbE’ stata una giornata stupenda, con tantissime soddisfazioni.

Intendiamoci, siamo piccolini e non è stata una passeggiata. Ma il solo fatto di avere così tanti consensi e proposte di aiuto ci ha spinti a fare le cose sempre meglio, per avere una manifestazione ancora più bella di quella del 2015.

Quest’anno sono cambiate un po’ le cose, perché non erano presenti soltanto produttori della distribuzione Senza Trucco: abbiamo deciso di allargare la partecipazione ad altre realtà distributive e a cantine che amiamo, in modo che il panorama dei vini naturali fosse rappresentato con un pluralismo che non può che fare bene al movimento. Prima di tutto era presente un banco dedicato alla distribuzione Les Caves de Pyrene, con una nutritissima selezione di vini, oltre ad alcuni produttori presenti di persona, come Foradori, Fabrizio Iuli, Cascina Roccalini ed Ezio Cerruti.

Altra bellissima novità: il gruppo dei Vignaioli Piacentini, di cui fanno parte Casé, Croci, Denavolo, La Stoppa, Il Poggio e Montesissa Emilio.

Graditissima la presenza degli amici Rindaldi, Tenuta Grillo e Cantine Valpane.img_3091

Infine, come l’anno scorso, una folta schiera di produttori del mio listino: ‘A Vita,  Carussin, La RaiaMarca di San MicheleAndrea OcchipintiPiccolo Bacco dei QuaroniRadici e Filari (Simone Roveglia), Teobaldo RivellaRocche del GattoRocco di CarpenetoTerpinAndrea TirelliZidarich. Banco fornitissimo riservato al Consorzio dei Vignaioli Biodinamici, con Vigneto San Vito, Masiero, De Fermo, Lassaigne, Ruppert-Leroy, Giboulot, Chateau de la Selve.

Al di fuori del mondo del vino le meravigliose Birre Ofelia, i mieli San Lorenzo, i taralli artigianali Zio Pasquale di Ceglie Messapica (BR) e gli incredibili formaggi Filrouge di Carmagnola. Piccolo spazio riservato all’artigianato con la vetreria artistica Across The Glass e la Parafarmacia Biologica Artemisia, entrambe di Torino.

Come lo scorso anno il catering è stato organizzato da Sodo, l’enoteca con mescita di via Bodoni 5.

img_3096Lascio il commento della manifestazione alle bellissime parole di Nicola Barbato, che riesce sempre a cogliere e condensare le emozioni in frasi che coinvolgono tutti i presenti:

“nessuno ci paga per essere sempre allegri. tantomeno a ottobre, quando il prezzo dei tartufi schizza alle stelle.
ci possono essere giornate non facilissime, puntinate di pioggia, con scazzi piccoli e grandi e un pensiero affettuoso per un amico che fa capolino tra le nuvole.
in quei giorni a una degustazione si può anche andare da soli. stare da soli è spesso ottima cosa, consente di rimettere ordine, di oliare gli ingranaggi, di eliminare il grasso… beh, quello magari no. i miei amici dovrebbero saperlo.
comunque a Torino Beve Bene 2016 da solo ci stai giusto il tempo di parcheggiare l’auto, ché entri e subito inconti persone con cui è bello stare. non hai finito di parlare con uno e subito ne arriva un altro e così via, fino alla chiusura, oltre la chiusura, ragazzi si è fatta ‘na certa, per la birra non ce la faccio, scusate, tornerò.img_3098
l’elettrica Lidia, il lirico Pietro, il bell’ Andrea, il bravo Andrea [ma pure lui bello. deve essere un marchio di fabbrica degli andrea], l’ineffabile Giulio, la sorridente Francesca, il multiforme Marco, il piastrato Emanuele, l’imprescindibile Vittorio, il moticiclistico Ezio, il moticiclistico 2 pierluca, il motocilcistico 3 la vendetta Stefano, il terapeutico Lorenzo, l’ultrà Michele, l’indaffarata Chiara, l’entusiasta Enrico, l’infaticabile Gianluigi, il flemmaticoFrancesco Maria, la sorridente Francesca [ho già detto sorridente? deve essere un marchio di fabbrica delle francesca], l’astemio Daniele, il professionale Mirko, la sorridente Giada-Jd [no, sorridere non è un marchio di fabbrica di nessuno. lo possono fare tutti. il sorriso è l’arma più potente e più bella che un essere umano ha. usiamola], il sorridente Paolo [appunto].
ho dimenticato qualcuno? sicuro.
si beve, si chiacchiera, si sorride.
si discute di champagne e di rifermentati [cosa è meglio? dipende da cosa mangi? dipende da quanto vuoi bere? dipende?], di bdb e di bdn, di equilibrio, di rosé de saignée, di pasta madre, del gentilrosso di cantina san biagio vecchio, dell’enkir del mulino marino, di chenin fatto in languedoc, di chenin fatto in loira, di [ahimè] per me impraticabili e prossimissime degustazioni sulla loira, di taralli di granimg_3100o arso, di pecorini dei pirenei, di annate sudate, di annate freddolose, di annate temperate, di acidità vibranti, di acidità esauste, di terreni, di fermentazioni, di enologi brutti e cattivi, di vignaioli alti e biondi.
ma tutto è solo un pretesto per stare insieme. torino beve bene è stata una festa.
qualcuno, tempo fa, ha scritto che il vino porta con sé un carattere ambivalente, per cui può fare litigare oppure può unire. la seconda opzione è indubbiamente la migliore e domenica ha funzionato di nuovo. c’era la cucina di Sodo, c’erano i formaggi di carena, c’erano i taralli di zio pasquale, e, tra i vini, Giulia non si era ritagliata l’esclusiva, ma erano presenti anche altri distributori e un nutrito gruppo di amici vignaioli.
ricordo di avere pensato e detto, un anno fa dopo la prima edizione, che se si collabora si possono fare belle cose.
vale per i vignaioli come anche per i ristoratori, per gli enotecari, per i distributori.
l’idea di giulia in un anno si è sviluppata, ha coinvolto tante persone e dimostra ancora una volta che aimg_3102 torino, dove per fortuna negli ultimi cinque anni sono sorti alcuni locali che hanno ridato vita a una piazza parecchio stitica, la voglia di fare c’è.
torino non è milano e non è roma, dove ci sono eventi di approfondimento e di studio e di incontro tutte le settimane.
siamo stati la prima capitale e siamo finiti alla periferia dell’impero. si lasci perdere il campanilismo, si mettano da parte le beghe politiche o le banali antipatie personali, qui bisogna arrangiarsi. si può ancora fare molto, ci si può aiutare, gli eventi si possono moltiplicare.
basta volerlo”.


UN NUOVO MONDO E’ POSSIBILE, ANZI NECESSARIO

 

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Serge Latouche

  

Teatro Carignano pieno ieri pomeriggio per la conferenza che ha chiuso il ciclo di incontri di Terra Madre. Anche perché l’ultima apparizione sul palcoscenico è stata lasciata a un personaggio molto amato dal mondo Slow Food e da chi segue questa linea di pensiero: Serge Latouche, filosofo ed economista francese, padre fondatore della “Decrescita felice”, un movimento che mira all’eliminazione di tutto ciò che nella vita moderna è superfluo per tornare a un’esistenza più genuina. E accanto a lui, a rendere dialettico il confronto, Stefano Zamagni, docente di economia dell’Università di Bologna. Due approcci diversi, uno ideologico l’altro più tecnico, con un punto di vista comune: l’esigenza di cambiare l’attuale sistema per evitare la deriva del nostro pianeta.

Partiamo dal titolo: per Latouche è limitativo parlare di “un nuovo mondo”, bisogna invece riferirsi a mondi diversi, per garantire una pluralità che ad oggi non è contemplata. C’è un sistema dominante e tutto deve assoggettarvisi. Zamagni fa leva invece sulla seconda parte della frase, sostenendo quanto la necessità di cambiamento sia impellente: se non ci si muove velocemente si rischia di non vedere un futuro.

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Stefano Zamagni

L’idea fondante dell’incontro è che si debba mutare il sistema economico vigente, basato su un paradigma ormai superato: per accumulare denaro si sfruttano al massimo le risorse a disposizione, senza preoccuparsi delle conseguenze sociali e ambientali di un simile atteggiamento. Secondo i due relatori non c’è più spazio per una crescita indiscriminata, perché gli effetti non possono che essere nefasti per il mondo intero. Zamagni porta l’esempio chiarificatore dello psicologo israeliano Daniel Kahneman che vinse nel 2002 il nobel per l’economia integrando studi di psicologia nella ricerca economica. In particolare questi dimostrò come persone sottoposte a immagini che riproducevano denaro fossero meno inclini, dopo la visione, ad aiutare gli altri anche solo con un semplice gesto. Quest’operazione moltiplicata esponenzialmente nella macroeconomia rende l’idea di quanto possa essere poco utile per il pianeta il capitalismo sfrenato degli ultimi periodi. Accenni a Monsanto e Bayer, ormai nemici acclarati di un certo modo di pensare e di consumare, non possono non mancare nel corso della conferenza, che insiste sull’esigenza da parte dei governi di agire per limitare uno sviluppo controproducente. Due sarebbero secondo Zamagni le operazioni da avviare immediatamente da parte del G20: l’abolizione della land grabbing, una pratica che permette di accaparrarsi terreni agricoli su larga scala in paesi in via di sviluppo (uno dei principali motivi dell’emigrazione verso i paesi più ricchi) e l’eliminazione della quotazione in borsa dei beni primari, come il grano, con cui attualmente si assiste a delle variazioni di prezzo di anno in anno insostenibili per i contadini. Latouche spiega come il termine “sviluppo sostenibile”, che ritiene una contraddizione in termini, sia stato coniato per indorare una pillola altrimenti troppo amara, fatta ingoiare a livello globale per decenni. Il termine “sviluppo” deriva dal latino, lingua in cui la S a inizio parola serve come negazione. E infatti sviluppo significa “togliere dal viluppo, dalle catene”. Ma siamo sicuri che il significato originario sia stato rispettato e che ci sia una crescita davvero libera? In questo momento storico chi vuole muoversi all’interno del mondo economico può farlo soltanto a determinati patti e in una certa direzione. Non c’è possibilità di scelta o libero arbitrio.

Secondo Zamagni per uscire da questo tipo di situazione ci sono soltanto tre possibilità, la rivoluzione, che non ritiene perseguibile se non con conseguenze rovinose, il riformismo, per lui poco utile in quanto non generato dal basso, e la trasformazione, che invece garantirebbe un processo moderato e solido per cambiare la rotta economica. Però è fondamentale che questa sia supportata da un cambiamento culturale in cui si mettano in gioco degli schemi vecchi e stantii. La risposta di Latouche all’intervento del suo interlocutore rivaluta invece la potenzialità di un movimento rivoluzionario, come fermento incontrollabile e di massa, dettato da bisogni veri e inconfutabili.

In chiusura sono state chieste ai due relatori delle soluzioni che secondo loro possano innescare un cambiamento del sistema di crescita smodata. Latouche parla di consumo a Kilometro Zero, con gruppi d’acquisto locali, per mettere in ginocchio le grandi distribuzioni che controllano e gestiscono il mercato. E consiglia apertamente di gettare l’apparecchio televisivo, che è in grado di condizionare le scelte a tutti i livelli. Zamagni invece ritiene che si debbano tassare le transazioni in borsa, con una percentuale in realtà minima, che non potrebbe minimamente impensierire i grandi investitori, utilizzando il ricavato per investire in progetti di sviluppo locali e mirati e si debba lasciare spazio ai giovani nelle università di economia di tutto il mondo, che stanno creando un movimento che vuole pluralismo di insegnamenti e non un unico punto di vista, cattedratico e datato.

Sia Latouche, più sognatore e idealista, che Zamagni, docente e uomo razionale, concludono con un’affermazione non tanto di speranza, quanto di certezza: il cambiamento è ormai nell’aria ed è necessario che ciascuno, sia a livello quotidiano e individuale, che ai vertici dei massimi sistemi, si muova per convertire una crescita innaturale in coesistenza all’interno di un sistema armonico.


Punto di svolta: ancora il vino

Tutti gli anni, quand’ero ragazzina, l’inizio di settembre coincideva con molti buoni propositi. Molto più del primo gennaio, la ripartenza della scuola rappresentava il vero principio dell’anno, con il classico elenco di intenti a cui cercare di prestare fede. Quest’anno mi sento di nuovo un po’ bambina. Ho attraversato un’estate di vera e profonda crisi, legata  al lavoro e proprio per questo chiedo scusa a fornitori e clienti: sono letteralmente sparita, ma non perché troppo assorbita dai divertimenti vacanzieri. Diciamo che l’isolamento agostano mi ha portata a riflettere sui massimi sistemi, come in genere accade quando si ha un po’ più di tempo per pensare. Così mi sono domandata dove sia finita negli ultimi anni la volontà che avevo un tempo di combattere per cambiare il mondo. Sono sempre stata contro, fuori dagli schemi, insofferente a qualsiasi imposizione, dall’ora di religione a scuola alle campagne pubblicitarie. Quando sono entrata in contatto con il mondo dei vini naturali, ho capito di avere attorno a me persone della mia stessa lunghezza d’onda: indoli anarchiche incapaci di piegarsi passivamente a regole che non condividevano. Ho girato un documentario, ho scritto tantissimi post, sempre con lo scopo di lottare per ottenere qualcosa di meglio per il mondo. Nell’ultimo periodo, quasi inconsapevolmente, presa dal lavoro e dagli alibi che mi sono creata, ho abbandonato questo aspetto della mia attività. Forse il pianeta non ha sentito un granché la mancanza del mio impegno, ma durante quest’estate io mio sono invece resa conto di essere come annichilita. Certo, così sono più “a norma”, ma è un ruolo in cui non mi ritrovo. Ho sfogliato indietro questo blog: con il tempo, lentamente, le frasi infuocate contro la chimica e lo sfruttamento dell’ambiente di sono addolcite, quasi rassegnate. Non so perché, ma me ne vergogno. Intendiamoci: amo il mio lavoro di distributrice di vini naturali, ma mi sento come se avessi tradito le aspettative di chi ha iniziato a seguirmi anni fa. Ad agosto mi sono domandata: ” Ma qual è il vero scopo della mia vita? Possibile che sia davvero soltanto vendere vino?”. E a un certo punto ho pensato anche di mollare tutto e di capire come indirizzare il mio futuro per sentirmi utile al mondo e agli altri.

Poi come un’illuminazione, la scoperta dell’acqua calda. Sono anni che ho in mano uno strumento formidabile, una testa d’ariete in grado di sfondare portoni altrimenti inespugnabili. Una cosa così trasversale da comprendere tutte le classi sociali e le ideologie: il vino. Pensate, per quasi due mesi non ho toccato un bicchiere. Era tale la mia crisi, da impedirmi di aprire una bottiglia. Eppure era semplice, era tutto lì, sotto capsula e tappo di sughero. Il vino è vivo,  il mio vino è vivo. E’ anima della terra, ponte fra suolo e cielo. Abbastanza ricco da poter dire la sua, non troppo contraffatto da non essere più in grado di ripulirsi. Non credo più alle rivoluzioni, purtroppo. Ma se una dev’esserci, che muova da qui, dalla necessità di non assumere sostanze scelte e camuffate da qualcun altro. Quindi ecco i miei propositi da primo settembre: riprendo in mano la penna con inchiostro avvelenato e cerco di dare il mio contributo a una natura ormai impossibilitata a difendersi da sola. Lo so, è un piccolo contributo, una voce in sordina, ma solo il fatto di prendere l’impegno, mi fa sentire un po’ più parte di un universo da cui mi ero colpevolmente astratta.


Nasce Convinto

13450880_191390377924658_6842448697734453236_nDomani sera, mercoledì 22 giugno, dalle 19 alle 22.30 al Museo Ettore Fico di Torino ci sarà il CONVINTO PARTY, la festa di presentazione di CONVINTO, un’Associazione legata al consumo etico e consapevole di cibi e bevande, appena costituita. Siamo undici fondatori, tutti legati al mondo del vino naturale, alcuni per professione, tutti per passione. La consuetudine di trovarci ad assaggiare bottiglie di produttori che lavorano senza l’utilizzo di sostanze chimiche, abbinando cibi ottenuti con la stessa cura, ci hanno portati a frequenti discussioni sulla necessità di espandere il più possibile questa filosofia. Ci siamo resi conto che chiunque entri in contatto con vino e cibo naturali non potrà più farne a meno e difficilmente tornerà a consumare prodotti convenzionali. Quando lo fa è per la mancanza di alternative. CONVINTO nasce anche per questo: perché non ci debba più essere mancanza di alternative. La rete di esercizi che propongono prodotti naturali deve diventare una realtà solida, in maniera che chi vuole consumare in modo etico e consapevole abbia la possibilità di farlo. Ma facciamo un passo indietro: molto spesso quello che manca è l’informazione legata a questo mondo. Fra i nostri scopi c’è la divulgazione, attraverso Corsi di avvicinamento al vino e alla cucina naturale, degustazioni, visite nelle aziende vitivinicole, partecipazione a manifestazioni sui vini naturali, viaggi enogastronomici. Lavorando su una comunicazione dettagliata e capillare cercheremo di allargare la nostra esperienza al maggior numero possibile di persone,  in modo che la scelta di nutrirsi e bere consapevolmente diventi una necessità comune, non più una possibilità per pochi informati. Se a qualcuno tutto questo sembra un impegno presuntuoso, ha perfettamente ragione: siamo certi che nutrirsi e bere in modo sano possa migliorare la qualità di vita delle singole persone e di conseguenza di una società, apportando un beneficio ampliato. Torino è sempre stata il punto di partenza di molte idee innovative: questa città ha nel proprio DNA rivoluzioni che poi emigrano e condizionano territori molto più vasti. Speriamo che la nostra volontà di diffondere un pensiero legato alla salute di ciascuno di noi e, per esteso, dell’ambiente, possa seguire la stessa fortuna. Un ultimo pensiero: quest’Associazione nasce per passione. Tutto quello che facciamo è il portato di una spinta ideologica e non di uno scopo utilitaristico. Non esiste in noi la possibilità di scendere a compromessi di alcun tipo: CONVINTO è senza chimica e senza manipolazioni e così resterà.

Qui di seguito trovate tutte le informazioni per la festa di domani sera e per associarsi a CONVINTO:

IL PARTY CONVINTO
Mercoledì 22 giugno Convinto si presenta con una festa tra vino cibo e musica allestita nelle sale del Museo Ettore Fico | Via Francesco Cigna, 114  dalle 19:30 alle 22:30

Ingresso gratuito per gli associati
€ 25,00 per i non soci con tesseramento facoltativo incluso nel prezzo del biglietto d’ingresso

Per partecipare chiamateci al 3938856339 o confermate la vostra partecipazione su FB

I fondatori Super_Convinti

Chiara Bordonaro | Francesca Bordonaro | Lorenzo de Laugier | Giulia Graglia | Adriana Terzolo | Luigi Isacchini | Miriam Bruera | Valentina Maoret | Michele Isola | Daniele Garassino | Jennifer Deckert

Socio Convinto | € 25,00

Tessera annuale con validità fino al 31.12.2017
Sconto 10% sulle attività dell’associazione

Sconto 10% sul consumo/acquisto di vini e prodotti naturali presso gli operatori convenzionati con l’associazione, inseriti nella CONVINTOMAPPA che troverete sulla nostra pagina FB e sul nostro sito www.convinto.it
Socio Più_Convinto | € 100,00

Tessera annuale con validità fino al 31.12.2017
Sconto 20% sulle attività dell’associazione
Sconto 10% sul consumo/acquisto di vini e prodotti naturali presso gli operatori convenzionati con l’associazione, inseriti nella CONVINTOMAPPA che troverete sulla nostra pagina FB e sul nostro sitowww.convinto.it
Priorità di prenotazione delle attività a numero chiuso dell’associazione e priorità di prenotazione ai gruppi di acquisto.

Accesso con orario riservato alle manifestazioni aperte al pubblico organizzate dall’associazione.

Corso di avvicinamento al vino naturale

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Ogni tanto ne faccio una nuova… e questa volta proprio a “casa”. Cinque serate di introduzione al vino naturale da Sodo, il meraviglioso localino di piazza Bodoni dove si possono trovare tutti i vini Senza Trucco. Non ci sono più molti posti, però qualche possibilità c’è ancora! Se avete voglia di affrontare il corso base di degustazione non in chiave convenzionale, ma secondo lo stile puro e senza chimica della vinificazione naturale, questo è il programma che fa per voi! Ogni lezione verranno degustati vini naturali delle diverse regioni italiane e francesi. Che aspettate?


Vignaioli Naturali a Roma 2016

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Carussin

IMG_1390Ho conosciuto Bruna sull’Etna, qualche anno fa. Era arrivata in macchina e non in aereo dal Piemonte per poter fare visita a un allevamento di asini fuori dai normali percorsi. Con lei c’era Ami, la sua cagnolina. Mi era sembrata subito un personaggio diverso dal solito, di una spontaneità unica. Poi ho assaggiato i suoi vini e ho ritrovato tutto quello che mi era piaciuto di lei al primo incontro.

Quando mi sono trasferita a Torino, due anni fa, ho iniziato a frequentare la sua azienda a San Marzano Oliveto con una certa assiduità. Il marito Luigi e i figli Luca e Matteo sono della sua stessa pasta: una generosità disarmante e un’amicizia sincera, di quelle di un tempo. Ecco, a casa loro si ha sempre l’impressione di essere tornati nel Piemonte di una volta, dove ogni cosa va fatta con calma e non si può fare una visita breve per comprare una bottiglia di vino. Ci si siede, si beve, si mangia qualcosa di tipico e si chiacchiera, prendendo sempre più confidenza, fino ad andarsene pieni di soddisfazione del cuore e del palato.

Quando si arriva in azienda si viene accolti da un folto gruppo di asini, la passione di Bruna, poi ci si ferma al locale aperto da Matteo quattro anni fa, Grappolo Contro Luppolo, dove la parola d’ordine è kilometro zero. Tranne che per  le birre: in questo caso la ricerca è transoceanica, anche se fiore all’occhiello resta la birra di Luca, la Clandestino.

Non sono obiettiva quando parlo di Carussin, me ne rendo conto. L’affetto va al di là di qualsiasi considerazione, ma non del giudizio sui vini, che non può che essere condiviso. Sono in genere da bere giovani e sono soltanto due le etichette dedicate a un invecchiamento maggiore. La chiave di lettura è il legame con il territorio, viscerale.

Il Carica l’Asino è il bianco ottenuto dall’omonimo vitigno e da uve Cortese. Profumato di primavera in collina, tanto da farti venire voglia di stendere una coperta su un prato e fare una merenda a base di pane e salame. In bocca è rustico senza risultare ruspante, pieno, beverino fino a diventare traditore.

L’Asinoi è la Barbera della casa, spaventosamente tipica e socievole. Fa solo acciaio e deve la verve alla sua schietta acidità e i profumi alla terra da cui deriva, che sa riempirsi di fiori in stagione. E’ il vino da pasto come dovrebbe essere sempre.

Lia Vì è un gradino più su. Sempre Barbera, sempre affinata per un breve periodo in acciaio, profumata e di facile beva. Deve il suo nome a un particolare tipo di volatile che nidifica fra queste vigne. Si sente in bocca la necessità del terreno di farsi riconoscere.

La Tranquilla è la terza Barbera dell’azienda, frutto della selezione manuale delle uve migliori. L’affinamento avviene in botte grande e ciò conferisce al vino note più morbide e avvolgenti degli altri, anche se la freschezza continua a essere il fil rouge di tutta la produzione. Non è necessario berla giovane, anzi, la Tranquilla esprime il meglio di sé dopo qualche anno di riflessione.

Il Ferro Carlo è la Barbera d’Asti di punta di Carussin. Una vigna in posizione baciata dal cielo, con uve strepitose, che vengono affinate in botti di rovere, in parte grandi e in parte piccole. Non viene realizzato che nelle annate migliori e sa descrivere con passione e rigore le caratteristiche di questi terreni e di ogni vite.

Filari Corti è Moscato d’Asti, uno dei più interessanti mai assaggiati. Non ha niente a che vedere con le bottiglie stucchevoli che si bevono in giro. E’ profumato, intenso, fresco, erbaceo e floreale e ti dà l’idea immediata di stare masticando un grappolo d’uva, quando, subito dopo le note dolci, arriva quel pizzicorio delicato dovuto all’acidità della polpa.

I vini di Carussin devono essere assaggiati almeno una volta sul posto. Se non si conoscono Bruna, Luigi, Luca, Matteo, Ami, Nero, gli asini e la pecora Osvaldo non si può gustare fino in fondo. Se non si entra almeno una volta in cantina non si possono capire le varietà della Barbera, se non si cammina almeno una volta nelle vigne non si può ritrovare nelle bottiglie il territorio. Sono comunque favolosi, ma se si va a San Marzano Oliveto, diventano amici.

Qui di seguito il video realizzato nell’Azienda Carussin:


ELIANA NEGRONI

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