Punto di svolta: ancora il vino

Tutti gli anni, quand’ero ragazzina, l’inizio di settembre coincideva con molti buoni propositi. Molto più del primo gennaio, la ripartenza della scuola rappresentava il vero principio dell’anno, con il classico elenco di intenti a cui cercare di prestare fede. Quest’anno mi sento di nuovo un po’ bambina. Ho attraversato un’estate di vera e profonda crisi, legata  al lavoro e proprio per questo chiedo scusa a fornitori e clienti: sono letteralmente sparita, ma non perché troppo assorbita dai divertimenti vacanzieri. Diciamo che l’isolamento agostano mi ha portata a riflettere sui massimi sistemi, come in genere accade quando si ha un po’ più di tempo per pensare. Così mi sono domandata dove sia finita negli ultimi anni la volontà che avevo un tempo di combattere per cambiare il mondo. Sono sempre stata contro, fuori dagli schemi, insofferente a qualsiasi imposizione, dall’ora di religione a scuola alle campagne pubblicitarie. Quando sono entrata in contatto con il mondo dei vini naturali, ho capito di avere attorno a me persone della mia stessa lunghezza d’onda: indoli anarchiche incapaci di piegarsi passivamente a regole che non condividevano. Ho girato un documentario, ho scritto tantissimi post, sempre con lo scopo di lottare per ottenere qualcosa di meglio per il mondo. Nell’ultimo periodo, quasi inconsapevolmente, presa dal lavoro e dagli alibi che mi sono creata, ho abbandonato questo aspetto della mia attività. Forse il pianeta non ha sentito un granché la mancanza del mio impegno, ma durante quest’estate io mio sono invece resa conto di essere come annichilita. Certo, così sono più “a norma”, ma è un ruolo in cui non mi ritrovo. Ho sfogliato indietro questo blog: con il tempo, lentamente, le frasi infuocate contro la chimica e lo sfruttamento dell’ambiente di sono addolcite, quasi rassegnate. Non so perché, ma me ne vergogno. Intendiamoci: amo il mio lavoro di distributrice di vini naturali, ma mi sento come se avessi tradito le aspettative di chi ha iniziato a seguirmi anni fa. Ad agosto mi sono domandata: ” Ma qual è il vero scopo della mia vita? Possibile che sia davvero soltanto vendere vino?”. E a un certo punto ho pensato anche di mollare tutto e di capire come indirizzare il mio futuro per sentirmi utile al mondo e agli altri.

Poi come un’illuminazione, la scoperta dell’acqua calda. Sono anni che ho in mano uno strumento formidabile, una testa d’ariete in grado di sfondare portoni altrimenti inespugnabili. Una cosa così trasversale da comprendere tutte le classi sociali e le ideologie: il vino. Pensate, per quasi due mesi non ho toccato un bicchiere. Era tale la mia crisi, da impedirmi di aprire una bottiglia. Eppure era semplice, era tutto lì, sotto capsula e tappo di sughero. Il vino è vivo,  il mio vino è vivo. E’ anima della terra, ponte fra suolo e cielo. Abbastanza ricco da poter dire la sua, non troppo contraffatto da non essere più in grado di ripulirsi. Non credo più alle rivoluzioni, purtroppo. Ma se una dev’esserci, che muova da qui, dalla necessità di non assumere sostanze scelte e camuffate da qualcun altro. Quindi ecco i miei propositi da primo settembre: riprendo in mano la penna con inchiostro avvelenato e cerco di dare il mio contributo a una natura ormai impossibilitata a difendersi da sola. Lo so, è un piccolo contributo, una voce in sordina, ma solo il fatto di prendere l’impegno, mi fa sentire un po’ più parte di un universo da cui mi ero colpevolmente astratta.


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