Archivi tag: video

Daniele Coutandin

IMG_2423.JPG

L’AZIENDA

Non ricordo nemmeno più chi mi abbia nominato il Ramìe la prima volta o dove ne abbia letto. So soltanto che, appena aperta la distribuzione, ho contattato subito Daniele e sono andata a trovarlo in azienda, a casa. Sì, perché nella vita di questa bellissima e compatta famiglia non c’è soluzione di continuità fra la gestione della quotidianità domestica e l’attività della cantina. Tutto si inserisce in un insieme armonico costituito da un territorio fortunato sulle pendici della Val Chisone, a una cinquantina di chilometri da Torino, un gruppo di case che sanno di antico e la volontà di preservare quanto di buono la tradizione ha consegnato. Le vigne sono esposte in un modo così miracoloso che anche in pieno inverno, a queste altitudini (fra i 650 e gli 800 metri), si può lavorare in maniche di camicia, tanto il sole è generoso. Avanà, Avarengo, Chatus, Becuet sono i nomi sconosciuti dei vitigni che si uniscono alla Barbera a formare il Ramìe, per la maggior parte coltivati ad alberello e, qua e là, fra i filari, crescono capperi, finocchietto selvatico e fichi d’india, manco fossimo in Sicilia. Daniele, che dal 2008 gestisce l’azienda fondata dai genitori Laura e Giuliano, inizia qualsiasi discorso parlando di rispetto per il territorio e per le piante: la linea guida è quella del minimo intervento, sulle piante, sul terreno e, naturalmente, in cantina, in modo che, come dice lui, quello che va in bottiglia è puro succo d’uva. Ogni tanto si siede su una panca di pietra in mezzo alla vigna e osserva le piante, le ascolta. La sua è una concezione quasi antropomorfica delle viti, per cui accenna a”ferite” e sensibilità, con il rispetto che si deve a qualsiasi essere vivente. E le piante gli sono riconoscenti e lo ripagano con salute, vigoria e grappoli succosi, ricchi di tutte le sostanze che sono libere di esprimersi in questi casi, quando la chimica è totalmente bandita. Andare a trovare la famiglia Coutandin è una vera esperienza, quasi un tuffo nel passato. Tutto è essenziale e concreto, dal modo di vivere ai rapporti umani, dal cibo al vino, che accompagna benevolo lo svolgimento della vita quotidiana. Quando si torna a casa, dopo qualche ora passata nella Borgata Ciabòt, rimane addosso una nostalgia di genuinità, che ha lo stesso sapore del Ramìe.

I VINI

Il mitico Ramìe, DOC del Pinerolese, è, come dicevo, l’unione di uve antiche dai nomi quasi leggendari. Il vino matura per almeno due anni in acciaio e, quando viene finalmente imbottigliato, si esprime in tutta la sua molteplicità. Naso elegante di frutti rossi e spezie e un palato diretto, con la freschezza che va a braccetto con la mineralità regalata dal territorio. Siamo in montagna, ma la struttura e l’alcolicità (sempre sopra i 13 gradi) non lo farebbero pensare.

Il Barbichè è realizzato con le stesse uve del Ramìe, ma soltanto nelle annate migliori e con le piante più vecchie. Matura in un primo momento in acciaio e poi in barrique usate, per circa tre anni. Un tocco più vellutato, sempre compreso nella vibrante espressività di questo territorio benedetto.

Qui di seguito il video realizzato nel maggio 2015:

 


Dopo l’anteprima di Resistenza Naturale

Finalmente sono riuscita a vedere il nuovo documentario di Jonathan Nossiter, un amico che ha avuto una grande importanza nella storia di Senza Trucco e che, come noi, si è schierato da tempo al fianco dei produttori di vino naturale. In Resistenza Naturale si raccontano quattro personaggi, Elena Pantaleoni de La Stoppa, Corrado Dottori de La Distesa, Giovanna Tiezzi di Pacina e Stefano Bellotti di Cascina degli Ulivi, viticoltori rigorosi, che lavorano la terra e danno vita al proprio vino senza scendere a compromessi. Ciascuno parla singolarmente dell’esperienza che lo contraddistingue e trova poi un confronto costruttivo nei momenti conviviali, in cui la discussione sulle regole del mondo del vino si trasforma spesso in una presa in giro del sistema vigente. Naturalmente si coglie dietro le risate la rabbia per commissioni e disciplinari assurdi e miopi, però quello che emerge è la consapevolezza di agire nel modo più giusto verso la natura e il consumatore, subendo spesso colpi bassi da parte di un sistema di controllo vittima dei dettami dell’industria del vino.

Una scena su tutte: Stefano Bellotti mostra una zolla appena zappata del suo terreno e poi la accosta a un pugno di terra del suo vicino, che lavora da anni in convenzionale, usando pesticidi, concimi e diserbanti. Devo davvero descrivere la differenza? Jonathan la definisce cosi: life and death, la vita e la morte…

Resistenza Naturale non doveva essere un film, ma il backstage dell’edizione italiana degli extra di Mondovino (tutto il girato non montato nel film originale, ma rielaborato in una bellissima collezione di dvd, già uscita in diversi paesi all’estero). Il materiale ottenuto era davvero buono e Jonathan si è reso conto che c’erano le basi per un nuovo documentario sul vino, forte e schierato come il precedente. Però molto diverso: qui non si vedono magnati dell’industria enologica e non ci sono critiche dirette a multinazionali del vino. I protagonisti sono quattro produttori a cui ci si affeziona incondizionatamente e che diventano, agli occhi del pubblico, i paladini di un sistema antico di fare agricoltura, quello che non conosceva lo sfruttamento del territorio, ma era riconoscente per ciò che la natura sa offrire.

Resistenza Naturale non è solo un film sul vino: un terzo della narrazione è dedicata al cinema, nell’Istituzione della Cineteca di Bologna, rappresentata dal suo Direttore, Gian Luca Farinelli. Da anni la Cineteca si occupa di restaurare pellicole storiche, restituendole allo splendore originale e a un pubblico consapevole. Ecco che il documentario è cadenzato da scene di film leggendari, da Chaplin a Monicelli a Rossellini. Resistenza tout-court: al potere costituito ne Il Marchese del Grillo, alla dominazione nazi-fascista in Roma Città Aperta e al mito della ricchezza ne La Febbre dell’oro. E all’oblio del tempo da parte della Cineteca.

Nossiter ha saputo raccontare il proprio bisogno etico e politico di salvaguardare il buono del passato contro un’imperversante sete di consumo di massa attraverso le sue due grandi passioni, cinema e vino. Che sono le stesse che condivido e che avrei voluto saper descrivere così. Bravo Jonathan e grazie da parte di chi cerca di resistere.

Di seguito uno stralcio dell’intervento di Nossiter e Bellotti dopo la proiezione.


Giovani promesse

Qualche settimana fa Walter Lo Iacono, un amico che conoscevo nelle vesti di esperto di birre artigianali, mi ha invitata a pranzo nella scuola dove insegna, l’Engim San Luca di Torino, specializzata in diversi settori lavorativi, fra cui anche quello di Operatore servizi ristorativi.

IMG_1398Walter mi aveva avvertita che mi sarei trovata di fronte a una classe molto preparata, ma sinceramente non mi aspettavo un simile grado di competenza in un centro di formazione professionale. Ho capito di essere vittima di pregiudizi e luoghi comuni nel momento stesso in cui ho varcato la soglia dell’aula in cui si organizzano i pranzi e ho visto alcuni ragazzi della classe (dai 16 ai 18 anni) in divisa, composti e sorridenti, schierati come mi è successo soltanto in ristoranti di altissimo livello. Ognuno rivestiva un ruolo ben preciso in sala, mentre il resto della classe era affacendato dietro ai fornelli per preparare i piatti ideati dal loro professore, pur non essendo previsto un preciso corso di cucina durante il biennio formativo.IMG_1411

Lasagnetta tricolore come amuse bouche, Insalata di finocchi e arance con uvetta e pinoli per antipasto, Battuta di fassone al coltello con pomodori secchi, basilico e senape come entrée e Tagliata di pollo su letto di crema di patate al curry, come portata principale. Ogni piatto originale e intrigante, una mise en place impeccabile e un servizio superbo (senza scivolare nella piaggeria: non c’è stata una minima sbavatura in nessun momento del pranzo). In abbinamento una bottiglia di birra UP: quando si dice una scelta azzeccata!

IMG_1403

Lasagnetta tricolore

IMG_1405

Battuta di fassone

Al tavolo con me c’erano il direttore e diversi docenti, che interrogavano con domande a bruciapelo i ragazzi mentre portavano i piatti o servivano il vino: anche a livello teorico sono rimasta davvero stupita, visto che non solo erano preparati, ma avevano risposte pronte e sicure. Dopo il pranzo ho avuto modo di chiacchierare un po’ con i ragazzi e mi sono resa conto che hanno nozioni non solo superficiali di sommellerie e hanno spesso fatto stage in locali rinomati della città. Alcuni di loro sono approdati in questo centro di formazione come ultima possibilità dopo ripetuti fallimenti scolastici, altri arrivano da situazioni familiari difficili. Il problema è che il mondo del lavoro non conosce alibi e non accetta giustificazioni: bisogna essere preparati e duttili e questi ragazzi dimostrano di esserlo. IMG_1400Credo che grande merito abbia Walter Lo Iacono, un professore davvero unico, che individua attitudini e talenti nei suoi allievi e li sa motivare e spronare; tanto anche si deve alla struttura dell’Engim, che punta molto più sulla pratica che sulla teoria, permettendo ai ragazzi di inserirsi nel mondo professionale a metà del secondo anno di scuola; ma soprattutto bisogna riconoscere a questi ragazzi di aver saputo mettersi alle spalle esperienze negative per trovare, ancora molto giovani, la propria strada, con passione e capacità.

Qui di seguito un video con una breve intervista ad alcuni dei ragazzi della classe. 

 


Un fine settimana fitto di proiezioni

Non fa in tempo a finire questa lunga e calda estate che Senza Trucco è di nuovo sulla strada. Questo fine settimana gli eventi, pur lontani geograficamente, si accavallano e si concentrano fra le giornate di venerdì e sabato.

Iniziamo dal KINOOKUS FOOD FILM FESTIVAL di Ston (Dubrovnik, Croazia), dal 5 al 9 di settembre, dove siamo l’unico film italiano nel bel programma del Concorso Internazionale Documentari: http://www.kinookus.com.hr/english/filmovi.php Qui le proiezioni di Senza Trucco sono fissate per venerdì 7 alle 20.30 e sabato 8 alle 10.00 del mattino.

E se sabato inizia bene, sotto il sole della Croazia, non potrebbe finire meglio con addirittura due proiezioni praticamente alla stessa ora. A Romagnano Sesia alle 21.00 va in scena un ghiotto anticipo del prossimo CORTO & FIENO – FESTIVAL DI CINEMA RURALE cui parteciperemo quest’anno con Il Re del Mosto: http://www.cortoefieno.it/anteprima-corto-e-fieno-a-romagnano-sesia/29,%28News%29.html

Parecchi chilometri più a Sud, a Guardea in provincia di Terni, saremo invece ospiti di un evento collaterale del The Village DOC Festival di Milano. Alle 20,30 sempre di sabato 8, gli spettatori dello STAND ALONE AWARD potranno godersi la proiezione di Senza Trucco in una cornice assolutamente bucolica, circondati dagli alberi e seduti su balle di paglia. http://www.thevillagedocfestival.com/it/itinerari/guardea-itinerari.html


Le degustazioni del divano – Il Bianco de Le Coste

Io e Miriam Bruera siamo entrambe piemontesi, ci siamo laureate a Torino in storia del cinema con la stessa docente, ci siamo trasferite a Roma per fare la stessa scuola di cinema e poi ci siamo conosciute. Abbiamo convissuto per tre anni, abbiamo fatto insieme il Corso da Sommelier e poi, con tempistiche diverse, ci siamo avvicinate entrembe ai vini naturali. Siccome non abbiamo più molte occasioni per incontrarci, abbiamo deciso di trovarci a casa mia una volta alla settimana per degustare, tranquillamente sedute sul divano, qualche buona bottiglia.

Se cercate le classiche video-degustazioni veloci e immediatamente esaustive, allora non vi soffermate troppo su questo blog. Noi non abbiamo fretta e per noi assaggiare un bicchiere di vino non è una gara a chi scova più sentori nel minor tempo possibile e li sciorina per fare bella figura. A noi interessa passare un po’ di tempo assieme, condividere una bottiglia e scambiarci le nostre impressioni. Per finire la serata continuando a chiacchierare dei vecchi tempi.

La prima degustazione è del Bianco dell’Azienda Le Coste di Gradoli, di Gianmarco Antonuzi. Lo stesso video lo trovate anche sul nuovo blog che ha aperto Miriam, e che è da tenere sott’occhio, perchè davvero interessante!


Giampiero Bea e il tannino da uve mature

La prima degustazione che ho seguito domenica 19 febbraio a Vini Naturali a Roma è stata quella guidata da Giampiero Bea, che ci ha voluto provare come il tannino riesca a risultare non troppo aggressivo anche in  Sagrantino giovani, purchè le uve siano state raccolte mature. A riprova di questa teoria ha portato ad assaggiare quattro diverse annate, di cui una soltanto già in commercio, il 2005, un vino ricco e deciso, con morbidezze bilanciate dall’essenzialità delle note olfattive e gustative. Io sono rimasta stregata dalla seconda annata più vecchia, il 2007, con un naso sicuramente non adatto a tutti, guizzante e a tratti irriverente, però capace di richiamare più volte all’olfatto e di fare tornare di conseguenza all’assaggio. Il 2009 inizia a lasciare intravedere il Sagrantino che diventerà, mentre il 2011,  è ancora praticamente mosto, in cui tuttavia il tannino riesce a non essere completamente sgraziato, come era nella volontà di Giampiero dimostrarci.


Nino Barraco e i suoi vini del mare

Eccoci alla seconda degustazione guidata da un produttore durante Vini Naturali a Roma 2012. Già il titolo era accattivante e l’incontro non è stato da meno, anche perchè Nino ha un modo schietto di raccontare la sua storia di produttore e non cerca in alcun modo di fare, come dicono a Roma, il “piacione”. I suoi sono “vini del mare” perchè le vigne subiscono tutte, quale più quale meno, l’influenza dello iodio e del salmastro e riescono a conservarne intatti i ricordi anche per anni, come ci è capitato di constatare durante la degustazione. I vini portati erano vecchie annate di Catarratto (2006), di Zibibbo (2006), di Grillo (2004) e di Pingatello (2007). Nino ci ha tenuto a sottolineare come, con il passere del tempo, le sue bottiglie raggiungano un’eleganza e una sintesi perfette. Niente di più vero: ho sentito spesso dire dei vini dell’azienda che sono troppo impegnativi e che non sanno trovare una propria dimensione precisa. E’ solo questione di tempo. Ci siamo resi conto tutti, durante la degustazione di annate passate, che soprattutto i bianchi invecchiando riescono a mettere in mostra aspetti di freschezza e raffinatezza che troppo giovani non permettono di cogliere. Bisogna convincere Nino a farli invecchiare di più i suoi vini… anche perchè riesco ancora a sentire sul palato le note profonde del Catarratto e ad annusare nell’aria la speziatura in evoluzione dello Zibibbo.


ELIANA NEGRONI

Double passion: jewels and wine | talking about unconventional jewellery and wine experiences

Decrescita Felice Social Network

Il documentario sulle donne del vino naturale

GustoVino

Il documentario sulle donne del vino naturale

armadillo bar | vino-cibo e musica

Il documentario sulle donne del vino naturale

Intravino

Il documentario sulle donne del vino naturale

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.

Carta Igienica

Riflessioni da bagno nell'Italia che scoppia