La prima degustazione che ho seguito domenica 19 febbraio a Vini Naturali a Roma è stata quella guidata da Giampiero Bea, che ci ha voluto provare come il tannino riesca a risultare non troppo aggressivo anche in Sagrantino giovani, purchè le uve siano state raccolte mature. A riprova di questa teoria ha portato ad assaggiare quattro diverse annate, di cui una soltanto già in commercio, il 2005, un vino ricco e deciso, con morbidezze bilanciate dall’essenzialità delle note olfattive e gustative. Io sono rimasta stregata dalla seconda annata più vecchia, il 2007, con un naso sicuramente non adatto a tutti, guizzante e a tratti irriverente, però capace di richiamare più volte all’olfatto e di fare tornare di conseguenza all’assaggio. Il 2009 inizia a lasciare intravedere il Sagrantino che diventerà, mentre il 2011, è ancora praticamente mosto, in cui tuttavia il tannino riesce a non essere completamente sgraziato, come era nella volontà di Giampiero dimostrarci.
Il Consorzio Simbiosa
Terzo video girato durante Vini Naturali a Roma. Questa volta ben quattro produttori, tutti assieme, a presentare il nuovo Consorzio Simbiosa, un gruppo unito da principi simili per quanto riguarda la coltivazione della vigna e la vinificazione: Franco Terpin, Vasja Čotar, Valter Mlecnik e Simona Klinec. Ciascuno di loro ha portato anche un vino, a dimostrazione della propria filosofia produttiva e della necessità di perseguire comunque la territorialità, anche nel caso di vitigni non autoctoni. E’ il caso di Mlecnick, che ha fatto assaggiare all’uditorio una bottiglia del suo Chardonnay 2006, da cui emerge fortemente la matrice territoriale del Collio Sloveno. D’altronde anche Franco Terpin sostiene di non riuscier facilmente a fare a meno del suo Pinot Grigio, anche se ormai la tendenza è quella di espiantare i vitigni non indigeni per recuperare le varietà locali. La bottiglia che ci ha portato lui è una Ribolla Gialla 2006, dimostrazione di come la stessa annata, sui due diversi versanti del Collio, abbia diversamente favorito i produttori. Vasja Cotar ha portato con sè una Vitovska 2007, che sbandiera la provenienza carsica con tutta l’energia e la mineralità dei terreni di origine marina. Infine la moglie di Alex Klinc, Simona, ha fatto assaggiare una bottiglia davvero interessante: un Verduzzo 2003 vinificato in secco, che pare che non tutti apprezzino, ma che per il mio gusto era davvero strepitoso. Tre produttori del Collio, italiano e sloveno, e uno proveniente dal Carso: è bello scoprire, attraverso le parole chiare di Franco Terpin e quelle, più difficoltose ma sempre piene di entusiasmo, degli altri, come la voglia di fare vino secondo un grande rigore produttivo votato alla totale naturalità sia in grado di oltrepassare le barriere non regionali, bensì nazionali.
Dopo Vini Naturali a Roma
Sono qui che mi cruccio al pensiero di tutto quello che non sono riuscita ad assaggiare. Per quanto sia saltata da un banco all’altro e mi sia intrattenuta con il maggior numero di produttori possibile, stamattina continuano a venirmi in mente i vini che avrei voluto bere e che invece dovrò rimandare alla prossima occasione. Fra tutte le aziende presenti e le persone assiepate per degustare le diverse etichette, effettivamente non è stato facilissimo gestire il tempo. Sono rimasti fuori dal mio elenco Cantine del Castello, Pradarolo, Quarticello e Tenute Dettori, che alcuni amici incontrati nelle sale del Columbus continuavano a caldeggiarmi. Inutile piangere sul latte versato, meglio ricordare quanto assaggiato di buono. Questa volta non mi soffermerò su Zidarich, Carussin e Le Boncie, perchè diventerei davvero ripetitiva, e neppure sulle cantine delle nostre protagoniste, San Fereolo, Foradori e Poderi Sanguineto, perchè anche in questo caso potreste lamentarvi che ormai sono parziale (lasciatemi soltanto dire che Dora fa bene a essere così orgogliosa del Nobile 2009, che è un capolavoro). C’è qualche cantina che non conoscevo ancora e che ho avuto modo di scoprire in questo weekend, fermandomi a lungo a chiacchierare con i produttori. Prima di tutto Ca’ dei Noci, di cui mi hanno entusiasmata sia Querciole (una Spergola in purezza rifermentato in bottiglia), che Riserva dei Fratelli (stesso procedimento del precedente ma con affinamento in bottiglia per 36 mesi). Decisamente interessante anche Sottobosco (rosso rifermentato in bottiglia composto da Lambrusco Grasparossa e Malbo Gentile). Insomma, ieri ero in vena di bollicine, tanto che non c’è voluto molto per convincermi ad andare al banco d’assaggio di Sebastien Bobinet, produttore della Loira autore di due rifermentati in bottiglia strepitosi, uno Chardonnay e un Cabernet Franc, su cui sono tornata più di una volta (caso mai non avessi capito bene il gusto…).
Per non diventare monomaniacale, finalmente ho optato anche per qualche vino fermo e sono andata ad assaggiare il Primitivo dell’azienda Morella. Prima il simpatico produttore mi ha versato un bicchiere di Old Vines (Primitivo in purezza da vigne di 80 anni) del 2008, poi, quando gli ho espresso il mio apprezzamento, ha deciso di farmi assaggiare anche il 2005: in genere il Primitivo non mi fa impazzire, ma una versione simile è talmente elegante ed essenziale che mi ha davvero sbalordita!
In realtà ci sarebbe ancora un’azienda di cui vorrei parlare, ma spero di riuscire ad andare a trovare i produttori nei prossimi giorni e di girare un video dedicato totalmente a loro e all’incredibile vino che producono.
Non lo dico per piaggeria, ma credo che Tiziana anche quest’anno sia riuscita a mettere su una manifestazione ricca e originale, dove, oltre ai nomi storici dei vini naturali, sono state proposte aziende che non tutto il pubblico amante del genere ancora conosce. Da domani fino a venerdì ogni mattina pubblicherò il video di una delle degustazioni guidate dagli stessi produttori, in questa sequenza: Barraco, Simbiosa, Bea e I Clivi.
Un primo assaggio di Vini Naturali a Roma – Angiolino Maule
La prima giornata di Vini Naturali a Roma 2012 è stata davvero intensa e, se devo essere sincera, non sono riuscita a fare nemmeno la metà di quello che mi ero ripromessa. Anche perchè la maggior parte del tempo l’ho passata a salutare gli amici che non vedevo da un po’, poi c’erano le nostre protagoniste Dora e Patrizia e, infine, mi sono fatta tre delle quattro degustazioni previste nel corso del pomeriggio: Maule, Barraco e Simbiosa. Oggi spero di riuscire ad assaggiare anche un po’ di vini ai banchi, ma intanto vi do un’idea della manifestazione con il video della prima degustazione, quella guidata da Angiolino Maule, che ha portato due diverse versioni del Sassaia 2007, con e senza solforosa, e due declinazioni differenti del Pico 2009, il Faldeo e il Taibane, derivanti da due diverse vigne. Nel primo caso la volontà era quella di fare comprendere come la solforosa riesca a condizionare un vino, imbrigliandolo rispetto a quando questo viene vinificato senza alcuna aggiunta. E, nel secondo, Angiolino ha voluto dimostrarci come per lui sia fondamentale la territorialità, tanto che la stessa uva e lo stesso vino sono profondamente diversi se provengono da una zona rispetto che da un’altra.
Oggi in programma ci sono altre degustazioni: Pepe, Zidarich e la Castellada, I Dolomitici, Paolo Bea, I Clivi, Picariello e Dettori. Tutte tutte non ce la farò, ma mi auguro nei prossimi giorni di riuscire a mettere on line i video di almeno cinque di queste.
Vini Naturali a Roma, senza neve!
Questa volta nemmeno un fiocco di neve in vista… allora siamo pronti per un weekend tutto all’insegna dei vini naturali! L’appuntamento è sempre all’Hotel Columbus e sempre negli stessi orari indicati per lo scorso weekend. Naturalmente tutti quelli che sperano di non incontrarmi hanno fatto male i conti, perchè credo che non verrò via dall’evento se non proprio a fine giornata… Ho in mente di assaggiare praticamente tutto e di gironzolare con la mia videocamera per fare video-degustazioni di tutti i vini che mi sembrano più interessanti, oltre ai video delle degustazioni tenute dagli stessi produttori.
Peccato che non siamo riusciti a ri-organizzare anche la proiezione di Senza Trucco per stasera… la buona notizia è che abbiamo già una nuova data fissata: venerdì 30 marzo, sempre al Piccolo Apollo. Speriamo di riuscire a coinvolgere anche in quel caso Jonathan Nossiter e Nicoletta Bocca.
E poi ci sono un altro paio di belle novità, ma avrò modo di parlarvene nelle prossime settimane, quando tutto sarà ufficializzato.
Allora pronti? Ci vediamo all’Hotel Columbus e, per chi non potrà esserci di persona, lunedì con i video delle degustazioni!
Rinviata a data da destinarsi…
Eh sì, le drammatiche previsioni meteo relative alle prossime ore hanno spinto il nostro sindaco, ormai traumatizzato da tutto quello che è bianco e freddo (pare che abbia vietato in tutta la città anche i gelati alla vaniglia…), a chiudere preventivamente tutte le scuole e gli edifici pubblici per due giorni.
Nostro malgrado siamo coinvolti anche noi perchè il Piccolo Apollo, il cinema dove avremmo dovuto proiettare Senza Trucco domani sera, venerdì 10 febbraio, ha la sede presso l’Itis Galilei e quindi resta a sua volta chiuso. Niente da fare: nonostante le tantissime telefonate di adesione e tutte el richieste di prenotare (anche se in realtà vigeva la regola “chi prima arriva meglio alloggia”), abbiamo dovuto arrenderci all’incombere della bufera e annullare la proeizione. Siccome però ci sono rimasti tutti molto male (noi per primi, ma è inutile sottolinearlo) e le nostre produttrici ci hanno già fatto arrivare i vini, stiamo già cercando una data alternativa, che vi comunicheremo quanto prima. Grazie a tutti per l’entusiasmo dimostrato per la proiezione!
Finalmente a Roma!
Diciamocela tutta. Roma mancava proprio all’appello. Dopo Torino, Genova (2 volte), Trento e Bologna, non essere ancora riusciti a vedere proiettato Senza Trucco nella nostra città era per noi motivo di grande dispiacere. Anche perchè Marco è qui da più di vent’anni, io da dieci e i numerosi amici, del mondo sia del cinema che del vino, è un po’ che stavano scalpitando per vedere il nostro documentario su un grande schermo. L’occasione si è presentata con la manifestazione di Tiziana Gallo Vini Naturali a Roma, durante la quale saranno presenti ben tre delle nostre protagoniste. Vuoi non collegare la proiezione all’evento? E infatti, grazie a Doc/it (Associazione Documentaristi Italiani), siamo riusciti ad ottenere la sala del Piccolo Apollo per una serata tutta all’insegna di Senza Trucco. Ad introdurci sarà un grande amico e regista, Giovanni Piperno, e, subito dopo la proiezione, ci sarà un dibattito con un altro grande regista, che abbiamo anche in questo caso la fortuna di definire amico, Jonathan Nossiter, l’autore di un documentario che mi ha segnata particolarmente, Mondovino. Accanto a noi ci sarà la nostra protagonista Nicoletta Bocca, che non manca mai in queste occasioni, perchè – come dice lei – “noi Piemontesi siamo fedeli”. E la serata non può che chiudersi con una degustazione: oltre alle bottiglie di Dora (Poderi Sanguineto), di Nicoletta (San Fereolo) e di Elisabetta Foradori, avremo con noi anche Bruna Ferro, che ci farà assaggiare la Barbera Asinoi della sua azienda, Carussin, e Giovanni Scarfone, con alcune bottiglie di Bonavita.
Mi emoziona sempre molto proiettare il film in grande, ma questa volta sono addirittura più felice delle altre volte. In questo caso, infatti, non ci hanno invitati a un festival o a una rassegna, ma siamo stati noi a volere la prima romana del nostro documentario e a organizzare tutto perchè ciò fosse possibile. Speriamo che sarete in tanti a partecipare, anche perchè il nostro proposito è di trasformare venerdì 10 febbraio in una vera e propria festa di Senza Trucco, in cui gli amici, ma anche solo gli appassionati di cinema e di vino, potranno condividere con noi la magia di questo piccolo film che ci continua a dare, giorno dopo giorno, tante soddisfazioni.
L’appuntamento è venerdì 10 febbraio, alle 20.15, al Piccolo Apollo (Via Conte Verde, 51 / Itis Galilei) a Roma. L’ingresso è gratuito con una sottoscrizione a sostegno dell’attività del Piccolo Apollo.
Il Vino in tasca
Ho scoperto per caso questa poesia, che forse qualcuno di voi avrà già letto, e mi è sembrato corretto fare sì che la conoscano in tanti. La Seconda Guerra Mondiale, la spedizione in Russia e poi il vino, che accomuna in un istante tutti i soldati, perchè ricorda a ciascuno la propria casa, il paese dov’è nato e la tavola apparecchiata. E’ di Renzo Nanni, poeta tornato dal fronte e mai diventato famoso ma che tuttavia, con questi versi, ha vinto il Primo Premio Assoluto Rabelais nel 1997. Spero che anche a voi racconti quello che ha detto a me.
Sparse dimezzate colonne
cento volte rifatte tra schianti
di fuoco e gelo, ventitré giorni
su piste contorte nel bianco
saliscendi di infinite ossessive
colline, sbiadita la memoria
della vasta accogliente estate
dei girasoli, coi loro sorrisi
così slontanati così tinti di scherno.
Cadevano perdute baldanze
di guerra-lampo, i cori
dei gesti giovani, soffrivano
solo mani rinsecchite di gelo,
passi legnosi a sghimbescio
a reggersi col fiato racimolato
dai miraggi di casa,
occhi supplici increduli
di tante smisurate lontananze.
Fu alla svolta d’uno di quei dossi
ripetitivi improvvisa la macchia
grigia di camion sventrato
contorto mostro capovolto
nell’aria di cristallo.
“Vedi la targa! E.I.! “, e dunque
targa Italia, un altro
rottame di noi seminati a caso
- alpini, carri, muli, slitte -
come sterpi di prati inutili.
Accostammo accorti girando
a ventaglio, stringendo l’antico
fucile “novantuno”- ragazzi,
baionetta in canna per l’assalto,
avanti Savoia! – ma
così inutile l’arma delle esercitazioni,
così povero l’animo rabbrividito,
le mani senza presa,
ora incerte a segnare
il metallico mostro. Pareva
animale dissanguato, tra incredibili
cerchi di tracce porpuree, di certo
segni di corpi frantumati
negli squarci del mezzo,
chiazze addensate come
in brevi coppe di neve.
Fu primo il Gianni
alpino di Verona a gridare
“El xe vin!” e ridere
come i cercatori d’oro dei films.
Un rosso crostoso, ancora
non screziato di polvere di neve
e dunque un giovane
sangue di terra spillato da poco:
parevano polle di fresca sorgiva
quei cenni di vita intatta,
un altro miraggio strambo
fuori dai calcoli dell’inutile
guerra pianificata. E noi
via, le nostre forze residue,
a battere vocianti col calcio
del fucile in sangue
cupo dell’avventura, il segno di casa,
l’eco – forse – di damigiane rotte
nella tinaia di famiglia.
Anche la damigiane morivano
per una guerra insensata. Ma noi,
chini a cogliere pezzi di vino,
ficcarli nelle tasche, ci sentivamo
magici salvatori di tracce
di vigne e d’acini. Mario
alpino di Trento ora scuote lo zaino,
lieto peso evocando
dei gerli sulle terrazzate, nelle basse
vigne a spalti sotto chiome
d’abeti e larici, in alto
le rupi che trascolorano,
i mobili tramonti di dolomia. Berto,
friulano di Tarcento, scorda l’impeto
d’acque ladre, raccatta
schegge di vino schegge di voci
dei tondi caminetti resinosi,
le pievi di legno su alterni
sentieri di malghe e scoiattoli.
E il piccolo ruvido Noris
valtellinese parlava
di feste di grappoli, i carri
con Bacco e Arianna rubicondi contadini,
giri di coppe impampinate
e fiaschi e fior di ragazze
gettando rose. Sisto abruzzese,
furetto rinato sotto
crostosa barba stellata di gelo,
pareva squarciare i colli inseguendo
un pallido fiorire d’oliveti,
e disegnò stupito su neve di Russia
povere viti sassose eternamente superstiti
per ripetute caparbie fatiche, le pecore
nella tinaia, col caratello acidulo
dell’acquata. Vasinto pesarese evocava
viti sposate ad alberi,
vendemmie arrampicate e dondolare
di gelsi nel tiepido canoro
autunno delle api: ma cosa
cosa fa negli Alpini un marittimo
da porto-canale, e io livornese
che forse avrei dato l’Aleatico d’Elba
casereccio in cambio
di una conchiglia odorosa
di libecciate cariche di sale.
Andavamo, cavando a tratti di tasca
preziosi semi d’aria paesana:
giri il colle ed è svoltare l’angolo
dell’osteria della piazza,
stringere mani amiche
negli auguri con l’albero milleluci
la torta di ricotta i piccoli
occhi gioiosi – a intingere il dito
nella coppa spumosa delle solennità.
Fu un caldo bere ricordi, trarne
colmi respiri a scrivere
vita ancora vita sulla pagina
bianca dei giovani recuperi. Pareva
sfaldarsi la steppa degli inganni,
e gemme nascere come segni
di cielo poco prima dell’alba
operosa dei tralci da scegliere
e legare alle salde promesse
di raccolti di gioia.
Ora più deciso
prese corpo il nostro
procedere a ritroso nel tempo
diretti alla cerchia sofferta delle attese.
Così coprimmo
coi piedi secchi come dighe di botte
gli ultimi spazi girovaghi
verso casa. E furono
brindisi in lieti calici quel nostro
masticare, fra complici furtivi
sorrisi d’occhi, frammenti di memoria
nel breve disciolto sapore
di una goccia di vino.



