Dopo tanto silenzio, per cui mi scuso con gli amici di questo blog, mi sento in dovere di tornare a scrivere perché riemergo dalla lettura, tutta d’un fiato, di uno dei più bei libri sul vino in cui mi sia mai imbattuta. Anche se definirlo libro sul vino è riduttivo. Corrado Dottori, che il mondo enologico consce per il suo straordinario Verdicchio dei Castelli di Jesi, ha svelato un altro suo talento nella stesura di Non è il vino dell’enologo, un’opera chiara, diretta, essenziale e allo stesso tempo profonda e complessa, gli stessi aggettivi che userei per descrivere il suo vino. Sono anni che, a parte qualche raro caso, incappo in testi in cui l’enologia è affrontata in modo pomposo e prolisso, con un profluvio di parole inutili e un manierismo che diventa stucchevole dopo poche pagine. In questo caso siamo di fronte a un romanzo autobiografico (se mi viene passata la classificazione), in cui l’autore non ha nessun timore di mettersi a nudo e di raccontare la propria scelta di passare da una carriera assicurata in una banca milanese al rischio costante di una vita da contadino marchigiano, senza peraltro avere all’inizio alcuna competenza. La narrazione di questo ribaltamento coraggioso, costruito attraverso salti cronologici ritmati, si alterna a una sezione più intimista, in cui Corrado racconta la morte improvvisa del padre e ripercorre passo passo il rapporto con lui, un uomo discreto, rigoroso e colto, originario di quella Cupramontana a cui il figlio torna per diventare produttore di vino.
Da una parte, quindi, la storia di un cambiamento di vita e del ritorno alla terra per aprire un’azienda vitivinicola, dall’altra un viaggio nel proprio dolore per cercare di affrontare l’assenza incolmabile di un uomo tanto importante. E in mezzo uno dei più bei manifesti che il vino naturale possa vantare. Corrado non solo ha fatto un salto nel buio dedicandosi a un mestiere che ha dovuto imparare daccapo, ma ha deciso di seguire la propria coscienza dedicandosi a una produzione rischiosa e dal mercato difficile come quella di vini naturali. Non è il vino dell’enologo è un libro politico, schierato, ideologicamente ineccepibile. E’ un pamphlet lucido e spietato contro i vini sintetici e le aziende che avvelenano i consumatori, contro un mercato che vende mode e uno stato che tutela i grandi produttori con leggi e denominazioni ad hoc. Ma soprattutto è una dichiarazione d’amore per la terra, la cultura, la tradizione, la biodiversità e soprattutto per il vino, come risultato delle voci precedenti.
Niente è detto attraverso filtri o giri di parole: Corrado descrive sinceramente e nitidamente ogni passaggio, sia della propria vita che del suo modo di vinificare. Ecco perché questo libro troverà molta resistenza da parte dell’industria del vino. Ed ecco perché questo libro va letto da chiunque il vino, invece, lo ama.


Chi ha letto il mio post di venerdì scorso, sa che Senza Trucco era in concorso al Premio Vittorio De Seta DOC, assieme ai lavori di alcuni dei più importanti documentaristi italiani. Quando sabato pomeriggio Piergiorgio Scuteri, membro della giuria, ci ha telefonato per annunciarci la vittoria non potavamo crederci… Proprio noi? Lui si è stupito di fronte alla nostra sorpresa e ci ha riempiti di complimenti, rimandandoci, per la motivazione, al
Ieri sera Senza Trucco è stato proiettato al Premio Vittorio De Seta DOC nell’ambito del Reggio Calabria Film Fest. L’invito a partecipare a questa manifestazione ci rende particolarmente orgogliosi perchè, come potrete notare dal 






