Il Re del Mosto a Torino!

 

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Dopo il bellissimo primo premio al festival Corto&Fieno nello scorso mese di settembre e dopo la pausa per la nascita di Teo, eccoci di nuovo in attività, visto che Il Re del Mosto parteciperà a un altro festival. Siamo sempre in Piemonte, ma questa volta nella mia città natale, Torino, dove quasi due anni fa esordì Senza Trucco, con la successiva fortuna che tutti voi conoscete.

Immaginatevi la gioia quando ci hanno avvertito che il nostro nuovo documentario avrebbe fatto parte dei cinque finalisti per la tredicesima edizione del Piemonte Movie Glocal Film Festival! Come per Senza Trucco, anche questa volta non possiamo mancare alla proiezione – tanto più che sarà un meraviglioso ritorno a casa – e tutti gli amici torinesi che avranno voglia di vedere il film e di intrattenersi con noi per il successivo dibattito, ci faranno un enorme piacere!

L’appuntamento è per venerdì prossimo, il 15 marzo, alle ore 22.30 al Cineporto, in via Cagliari, 42.

Inutile dire che vi aspettiamo numerosi e che speriamo di replicare la stupenda serata che aprì la strada a Senza Trucco due anni fa!

 

 


Il Re del Mosto e Senza Trucco insieme a Roma

proiezione al KinoVenerdì 8 febbraio, la sera prima di Vignaioli Naturali a Roma, ci sarà la doppia proiezione dei nostri documentari - Il Re del Mosto e Senza Trucco, al Kino, in zona Pigneto.

Fra le due proiezioni ci sarà la degustazione dei prodotti di quattro aziende che saranno presenti anche alla manifestazione di Tiziana Gallo: Carussin (Piemonte), Podere Pradarolo (Emilia Romagna), La Visciola (Lazio) e Praesidium (Abruzzo). Le proiezioni saranno nella sala inferiore, mentre la degustazione avrà luogo nel Bistrot, al piano di sopra, e andrà quindi avanti finché ci saranno bottiglie da stappare!

In sala ci saremo io, Marco e Jonathan Nossiter, che ormai non manca mai ai nostri appuntamenti romani!

Ecco il programma della serata:

- 20.15   proiezione de Il Re del Mosto

- 21.15   inizio degustazione

- 22.30   proiezione di Senza Trucco

Naturalmente ci auguriamo che i nostri amici della Capitale vengano a trovarci e che avremo occasione di vedere assieme i due documentari, assaggiare i prodotti delle aziende presenti e parlare un po’ serenamente di vini naturali fra persone che li amano, visto che ultimamente sembra che il partito dei detrattori sia più accanito che mai…

Vi aspettiamo!


Un premio inatteso

Chi ha letto il mio post di venerdì scorso, sa che Senza Trucco era in concorso al Premio Vittorio De Seta DOC, assieme ai lavori di alcuni dei più importanti documentaristi italiani. Quando sabato pomeriggio Piergiorgio Scuteri, membro della giuria, ci ha telefonato per annunciarci la vittoria non potavamo crederci… Proprio noi? Lui si è stupito di fronte alla nostra sorpresa e ci ha riempiti di complimenti, rimandandoci, per la motivazione, al sito del Festival. Sono troppo orgogliosa di questa vittoria, davvero inaspettata, per non riportare qui sul blog le parole con cui è stata giustificata la scelta di premiare il nostro documentario: “Per il rigore della costruzione, per la passione nel rappresentare quattro vite capaci di accordarsi ai tempi e alle regole della natura, per la sapienza nell’evocare odori, sapori, colori che sono espressione di temperature emotive e alcoliche, per un mondo, quello del vino, svelato nella sua più robusta e sincera conformazione, per la capacità tecnica e stilistica di presentarci una realtà che, seppur mediata, sembra farsi da sè.”

E’ il quinto premio che vince Senza Trucco e, come ci ha ricordato un amico, “ogni bambino porta un regalino”… Allora mi sa che, oltre il Festival e la giuria del Premio Vittorio De Seta, un piccolo ringraziamento va anche a Teo!


Premio Vittorio De Seta Doc

Ieri sera Senza Trucco è stato proiettato al Premio Vittorio De Seta DOC nell’ambito del Reggio Calabria Film Fest. L’invito a partecipare a questa manifestazione ci rende particolarmente orgogliosi perchè, come potrete notare dal programma, tutti i film, in e fuori concorso, sono stati girati da alcuni dei più importanti documentaristi italiani, del calibro di Gianfranco Pannone, Daniele Vicari, Mariangela Barbanente, Antonio Bellia, Giovanni Piperno e Agostino Ferrente.
In realtà anche solo presenziare a un premio intitolato al maestro De Seta è per noi un grande onore: speriamo di farci onore!


Un brindisi per Teo

Questo blog non è mai stato così a lungo senza essere aggiornato e anche in questo momento mi chiedo dove ho trovato il tempo per sedermi davanti al pc. I tanti amici con cui sono in contatto telefonico o virtuale sa quale uragano sia entrato nella vita mia e di Marco, uno di quegli uragani pieni di vortici, in cui all’inizio si ha l’impressione di essere spazzati via, ma poi ci si rende conto che l’effetto finale è quello di una portentosa dinamizzazione. Sono due settimane che Teo è con noi e devo dire che non ha fatto un ingresso in sordina: con i suoi 4,620 kg ha deciso di stravolgere tutti i nostri piani di parto completamente naturale e di venire al mondo con tanto di grancassa. Un vero spettacolo della natura, accentratore suo malgrado, un magnete per l’attenzione di tutti, soprattutto per la nostra, che stiamo ancora cercando di capire cosa abbiamo fatto di così bello per meritarci una sorpresa simile…

Io in realtà mi sto ancora leccando le ferite e sto cercando di smaltire tutti i bombardamenti farmaceutici a cui mi hanno sottoposta: probabilmente sono a buon punto, perchè sono tornata a scrivere su Senza Trucco, dove per definizione la chimica è bandita.

Dopo sette mesi di astinenza, mi sono anche riavvicinata al vino e l’ho fatto con una bottiglia speciale, aperta per festeggiare l’arrivo di Teo: un Barolo Riserva 1964 di Borgogno, un regalo che un vecchio generale, reduce di El Alamein, anni fa aveva fatto a mio padre. Temevamo un po’ per lo stato del vino e invece la bottiglia si è rivelata al pieno delle sue possibilità, con una trasparenza cristallina, una lontanta unghia aranciata e una serie di sorprese al naso ma soprattutto in bocca. Le note olfattive che si rincorrevano con veemenza lasciavano trasparire fra i sentori terziari più consolidati anche qualche sprazzo più vibrante, come piccoli frutti rossi e terra umida, mentra in bocca sovrastava su tutto una freschezza davvero inattesa, che riusciva a esaltare ulteriormente un corpo essenziale, diretto, spogliato dal tempo di ogni virtuosismo. Un ricordo lungo lungo lungo dopo la deglutizione… quello che ci vuole per brindare a una nuova vita.

Spero mi scuserete se nel prossimo periodo non sarò costante come prima con i post, ma questo piccolo uragano, con tutti i suoi vortici e il suo bisogno di attenzione, ha bisogno di un po’ di tempo per abituarsi a noi…


Corrispondenza attorno a Il Re del Mosto

Recensione di Veronelli di un vino de La Stoppa (1881)

Dopo avere respirato fino in fondo, anche se da distante, l’atmosfera in cui erano immersi Giacomo e i suoi amici, più di una volta mi sono ripetuta che, se fosse vivo oggi, forse incontrerei il nostro protagonista a Vini di Vignaioli, La Terra Trema e Vini Naturali a Roma. Ho riconosciuto in molti dei miei amici produttori quello stesso entusiasmo garibaldino, quell’insofferenza mal celata verso le convenzioni (intese in tutti i sensi) che ho imparato a leggere nelle testimonianze su di lui. Da uno scambio di mail con Elena Pantaleoni de La Stoppa ho ricevuto qualche conferma in più riguardo questo mio pensiero, ma sono anche riuscita a capire meglio quello che Giacomo amava ripetere spesso: “Il peggiore vino del contadino è migliore del migliore vino d’industria”: non è forse questa la filosofia alla base di ogni mia scelta di bottiglia? Vi ripropongo il nostro scambio epistolare, sperando di risvegliare qualche altro ricordo che possa consolidare il mio punto di vista.

 

Carissima Giulia,

sabato sera ero a casa, sola, pioveva, e mi sono detta: questa è la serata giusta per vedere il nuovo film di Giulia. Mi è piaciuto molto, mi ha fatto venire un po’ di malinconia, perché quando ho iniziato a lavorare nel mondo del vino, le persone che compaiono nel film erano quelle di riferimento allora. Mi ricordo un Vinitaly, credo fosse l’88: mia madre mi portò come prima visita e assaggio (alle 9,30 del mattino!) nello stand di GiacomoBologna. Sembrava un altro mondo rispetto agli altri stand: c’era allegria, si mangiava si beveva, non si degustava!

E poi Veronelli: noi facevamo parte della Vide, l’associazione creata da lui nel ’78. Facevamo il Vinitaly e le altre manifestazioni assieme a Marta Galli de Le Ragose, i Giuntini di Selvapiana, Schiopetto, Volpe Pasini, Vallania: per noi, soprattutto per me, era un tale onore essere insieme a tutti questi grandi produttori… Allora non si parlava di vino naturale e vino convenzionale, ma di agricoltori e di industriali: questa era la distinzione, netta, tra chi faceva vino con le proprie uve e chi invece le comprava. Altro mondo, altre storie, altri entusiasmi…

 

Cara Elena,

grazie per le tue parole nei confronti del nostro documentario, ma grazie anche e soprattutto per avere riconosciuto lo spirito di quegli anni e per avermelo confermato. Io purtroppo non ho potuto viverlo che da lontano, attraverso le testimonianze degli amici di Giacomo e soprattutto attraverso quel pomeriggio intensissimo trascorso con Veronelli. Allora per me il vino era ancora e soltanto una bevanda da accostare al cibo e non osavo nemmeno immaginare quello che poteva celare. Sentire Veronelli che parlava di anarchia, di Leoncavallo, di Vignaioli indipendenti e di contadini ha aperto uno squarcio nel mio rapporto con l’enologia. Quando ho fatto il corso all’Ais e ho preso il diploma, mi sono allontanata triste, amareggiata, perché non avevo rincontrato nulla di quello che mi aveva così stregata nelle parole di Veronelli. Poi sono entrata in contatto con il vostro mondo: ecco di nuovo tutti gli ideali di libertà, autonomia, spontaneità e ribellione a cui anelavo.

 

E’ vero, Giulia, ho avuto la fortuna di vivere quei momenti, ho imparato allora che i vini buoni erano quelli più tradizionali, quando la parola tradizionale aveva il suo vero significato. Giacomo Bologna non l’ho mai conosciuto personalmente, era senz’altro curioso e appassionato e l’idea di mettere in barrique la Barbera, a vederla oggi, sembra quasi un delitto, ma allora era per smarcarsi da un’immagine di Barbera dozzinale e di poco valore e dimostrare che si poteva farne un grande vino. In tanti in quegli anni hanno fatto così: penso a Gravner o a Castello di Ama e Isole e Olena, che sono dovuti passare attraverso i vitigni internazionali per farsi conoscere e apprezzare e solo successivamente sono riusciti a imporre i vitigni italiani, con grande successo. E poi l’aspetto conviviale: in quegli anni il vino stava diventando così di moda e tutti si prendevano così sul serio. Giacomo Bologna invece era divertente, grandi bevute, mangiate e cantate, atmosfere che solo intorno a una grande bottiglia di vino che ti emoziona si riescono a creare!

Bah, sarà l’autunno che avanza, il camino acceso, un po’ di malinconia viene…


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