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LE BARRIERE VERDI A PROTEZIONE DEI VIGNETI BIOLOGICI

Eccoci al nostro consueto appuntamento settimanale con gli articoli di Enrico Druetto. Mi rendo sempre più conto che la sua visione, che potrebbe sembrare romantica e bucolica, non è che il portato di una conoscenza antica, dei tempi in cui nella natura si cercava una collaboratrice e non un nemico da annientare.

Spesso i vigneti biologici si trovano vicino a vigneti, campi, frutteti che biologici non sono. E’ lecito chiedersi come si possa riuscire a garantire la salubrità del raccolto in queste condizioni.

Barriera di "avena altissima", cresciuta spontaneamente, e meli selvatici

Barriera di “avena altissima”, cresciuta spontaneamente, e meli selvatici

Di nuovo la natura ci mette a disposizione potenti mezzi per realizzare i nostri intenti. Per esempio i bellissimi iris (iris germanica) riescono ad accumulare nel loro rizoma grandi quantità di sostanze inquinanti sottraendole al terreno circostante; le comunissime canne (arundo donax), oltre a fornire alle viti tutori completamente biodegradabili e rinnovabili, si comportano da barriera frangivento bloccando con le loro foglie polveri asperse nell’aria; e ancora graminacee come l’avena, che cresce spontanea nei campi non diserbati (avena altissima), possono creare coi loro steli lunghi e sottili dei veri e propri “filtri” per l’aria che proviene dalle vicine coltivazioni.

Oltre a favorire e gestire l’insediamento di queste specie spontanee, io ho impiantato le nuove vigne a debita distanza dai confini dei miei terreni. Apparentemente potrebbe sembrare uno spreco di superficie coltivabile (oltre il 10% della coltivazione stessa), in realtà questo approccio alla gestione del suolo non sta dando risultati solo per quanto riguarda la pulizia del terreno ma inaspettatamente anche come rifugio per l’avifauna locale. Probabilmente l’agricoltura di tipo intensivo ha lasciato pochi spazi per la nidificazione degli uccelli o per le tane di topolini campestri, lepri, ecc.

Bulbi di Iris Germanica raccolti in prati stabili. In pochi anni creeranno delle vere e proprie bordure ai confini del vigneto, che serviranno per filtrare l'acqua proveniente dalla parte più alta della collina.

Bulbi di Iris Germanica raccolti in prati stabili. In pochi anni creeranno delle vere e proprie bordure ai confini del vigneto, che serviranno per filtrare l’acqua proveniente dalla parte più alta della collina.

Spesso durante i lavori estivi mi è capitato di vedere leprotti uscire dalle barriere di avena spontanea e avventurarsi all’interno della vigna a brucare un po’ di erba medica, oppure quaglie nascondersi sotto i ciuffi più alti per sfuggire allo sguardo dei corvi. Con tutta questa vita intorno, mi sono ricordato di quando vendemmiavo coi nonni, tanti anni fa, e in mezzo alle viti si trovavano i nidi dei passerotti…


LA COLTURA ASSOCIATA DI VITI E LEGUMINOSE NEL VIGNETO BIOLOGICO

Dopo due mesi di colpevole assenza, con in mezzo un ingombrante trasloco e una sospirata vacanza, Senza Trucco inaugura la stagione autunnale (qui a Torino stamattina sembra di essere a novembre) con un nuovo articolo di Enrico Druetto, il nostro amico farmacista/produttore, che sta riscontrando grande apprezzamento con i suoi interventi. Questa volta l’argomento è la coltura di leguminose nei vigneti: sarebbe bello se tutti potessero trarre insegnamento dalle parole di Enrico e ricorrere, come lui, alla natura quando ce n’è bisogno e non ripararsi sotto l’accogliente ombrello dei concimi chimici.

Quando si parla di vigna normalmente si pensa a una coltivazione organizzata di viti disposte in file parallele e basta.

La vigna è, o dovrebbe essere, invece un ecosistema complesso che ruota intorno alle piante: la parte aerea di esse è solo la punta dell’iceberg, mentre per diversi metri in profondità nel terreno avvengono l’assorbimento delle sostanze nutritive, la competizione fra radici di diverse specie vegetali, la simbiosi delle radici stesse con svariate micorrize, ecc.

E’ ormai riconosciuta da tempo l’utilità delle leguminose all’interno del vigneto per migliorarne la fertilità. Tra queste possiamo ricordare le fave, varie specie di trifoglio, il pisello proteico, il ginestrino e l’erba medica. Tutte specie in grado di produrre una grande quantità di biomassa che serve a reintegrare la parte organica del terreno, inevitabilmente impoverita dopo ogni vendemmia.

Giovani viti con alle spalle erba medica e avena

Giovani viti con alle spalle erba medica e avena

Con le loro radici le leguminose riescono a ospitare un batterio, l’azotobacter, in grado di fissare nel terreno l’azoto, indispensabile non solo per la vita delle piante ma anche per la fermentazione del mosto. Inoltre assorbono dal terreno e rendono disponibili tutta una serie di microelementi che le viti stesse non riuscirebbero a sfruttare da sole, specialmente in terreni argillosi e calcarei. Infine hanno la capacità di proteggere il terreno dal dilavamento eccessivo di nutrienti, che avviene dopo ogni pioggia intensa, e riducono l’erosione del suolo rendendolo più stabile.

Fra le leguminose un posto d’onore spetta sicuramente all’erba medica. Poco utilizzata in passato per un presunto eccesso di competizione radicale con le viti è invece l’unica specie in grado di produrre tanta sostanza organica quanta ne viene prelevata con la vendemmia. Ha radici che si spingono oltre i due metri di profondità e riescono ad aprire e arieggiare terreni molto compatti e asfittici come quelli argillosi. Per finire è in grado, con la sua fioritura prolungata e ripetuta, di attirare gli insetti pronubi come api e bombi.

Per evitare l’utilizzo di concimazioni chimiche è importante quindi ricorrere alle risorse che la natura ci ha messo a disposizione e gestire contemporaneamente sullo stesso appezzamento più specie vegetali rendendone la coltura sostenibile per molti anni.


Vini Naturali a Roma 2011 Intervista a Tiziana Gallo

Anche quest’anno ecco Vini Naturali a Roma, un appuntamento ormai irrinunciabile per gli amanti di questo tipo di produzione, che stanno già partendo da tutta Italia per trovarsi sabato mattina all’hotel Coloumbus. 90 aziende vinicole, più una sala dedicata ai prodotti alimentari tipici e un’altra alle birre aritigianali: quest’anno Tiziana Gallo ha fatto le cose più in grande del solito ed ecco perchè siamo andati a trovarla qualche giorno prima della sua manifestazione romana.

Tiziana, siamo ormai alla terza edizione di “Vini naturali a Roma”. Credi che l’attenzione del pubblico nei confronti di questo tipo di prodotto stia crescendo?

Non so se l’attenzione del pubblico per i vini prodotti nel rispetto della natura sia in crescita, io lo spero<. il numero dei visitatori che interverranno all’evento forse ci darà un risultato. Mi occupo da qualche anno di vino naturale e credo questo sia il modo migliore per produrre il vino: a me piacciono questi vini, ne sono  entusiasta e vorrei che tanti altri li conoscessero e arrivassero ad apprezzarli come me.

– Stanno aumentando le aziende che ti chiedono di partecipare alla tua manifestazione?

Sì, la richiesta  è stata grande, ma purtroppo ho dovuto dire di no a molti perchè siamo condizionati dallo spazio. Inizialmente ho anche cercato di ridurre il numero degli espositori rispetto allo scorso anno, per lasciare maggiore libertà di movimento ai visitatori, ma non è stato possibile viste le numerose richieste di adesione. Certamente il numero dei produttori che si convertono al naturale è in ascesa, in alcuni casi per esigenze di mercato, in molto altri per una raggiunta consapevolezza di voler produrre nel rispetto della natura.

– Quest’anno saranno presenti anche produttori meno conosciuti, che non si vedono spesso agli eventi sui vini naturali: su cosa si basa la tua selezione degli espositori?

Per questa edizione ho cercato di far intervenire aziende nuove per la piazza romana, persone che io stimo  ma che  qui non sono ancora popolari, come Eugenio Rosi, Garlider o Elisabetta Dalzocchio, solo per citarne alcuni. Il mio desiderio è che i consumatori conoscano tante realtà produttive diverse e che imparino a bere consapevoli di cosa c’è dietro la bottiglia, il lavoro dell’uomo, i suoi sacrifici, la sua personalità … per questo è molto importante l’incontro diretto con il produttore: chi non ha la possibilità di vedere il lavoro nelle vigne o in cantina, guardando il volto e le mani di un vignaiolo lo immaginerà. Il vino assume un sapore diverso, dopo averne conosciuto l’autore.

Alle aziende partecipanti all’evento non ho chiesto alcuna auto-certificazione, come mi è stato suggerito da più parti. Tutti i produttori invitati sanno cosa intendo per vino naturale: un vino prodotto senza l’utilizzo di chimici e sistemici in vigna e, senza l’aggiunta, in cantina, di lieviti o altre sostanze, con un impiego limitato di anidride solforosa e nuove tecnologie.

Vini Naturali a Roma

Hotel Columbus – Via della Conciliazione, 33

Sabato 5 e domenica 6 febbraio, dalle 12 alle 20

Qui di seguito il video girato a Vini Naturali a Roma nel 2010:


ELIANA NEGRONI

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