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Le vigne dimenticate

Oggi voglio dedicare il post al secondo articolo che mi ha mandato Enrico Druetto, dopo quello sul piantare una vigna a mano. L’argomento è la vendemmia nelle vigne dimenticate: come vi accennavo in settimana, Enrico e Tommaso Gallina, stanno recuperando dei vecchi vigneti destinati all’abbandono. Questa loro dedizione, che ai più potrà sembrare una folle lotta contro lo scorrere del tempo, per me è l’ennesima attestazione di un amore incondizionato per il territorio in cui vivono: la volontà di salvare storie e tradizioni è sintomo di una sensibilità antica, radicata e coraggiosa.

cascarolo bianco... la "nonna" di molte delle attuali varietà di vite piemontesi! Questa è l'ultima vite...

cascarolo bianco… la “nonna” di molte delle attuali varietà di vite piemontesi! Questa è l’ultima vite…

LA VENDEMMIA NELLE VIGNE DIMENTICATE

Ci sono vigne dimenticate perchè si trovano in posti molto scomodi, altre perchè non adattabili alla meccanizzazione integrale, altre, infine, perchè composte da una grande varietà di viti ritenute non più interessanti.

Qui in Monferrato capita di imbattersi in vecchi viticoltori che ostinatamente continuano a recarsi in vigne scomodissime perchè lì conservano delle viti che danno un’uva speciale.

Appena chiedi loro qualche informazione al riguardo, incominciano con una serie di storie riguardante amici che diedero loro un varietà particolare, di emigranti che portarono con sè viti della terra natia… di quella volta in cui, andando a caccia, scoprirono in una vigna delle specie che davano frutti strepitosi e loro subito a coglierne i tralci da innestare.

i colori della vite poco prima che cadano le foglie

i colori della vite poco prima che cadano le foglie

Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che nelle nostre vigne di oltre 60-70 anni si trovino varietà come l’Ancellotta, il Moscato di Terracina, il Tocai Rosso (per alcuni è Aleatico), l’Hermitege (una varietà di Ruchè), il Sangiovese, il Bianver (in Francia Verdesse, in Svizzera Altesse), alcune malvasie liguri… l’elenco è lunghissimo.

Proprio queste vigne rappresentano per me la più grande risorsa a nostra disposizione per rilanciare la viticoltura del Monferrato, poiché la contemporanea presenza di più varietà all’interno di una piccola vigna ci permette di capire quali sono le viti più resistenti alle patologie fungine, alla siccità, all’incuria. 

vite di barbera centenaria

vite di barbera centenaria

Il momento in cui le antiche vigne danno il massimo spettacolo è sicuramente la vendemmia: percorrendo pochi metri tra i filari, ci si imbatte continuamente in diverse forme di grappolo, diverso colore degli acini, diverso portamento delle viti e del colore delle loro foglie, ma soprattutto si possono percepire i diversi sapori degli acini.

Ogni volta che vendemmio, mi commuovo al pensiero dello sforzo che fanno queste antiche viti nel produrre questi pochi grappolini. Chissà quanti viticoltori si sono incurvati su questa terra e quali pensieri avevano, quali preoocupazioni per portare a casa il frutto del loro lavoro.

grappolino di barbera da viti vecchie

grappolino di barbera da viti vecchie

Intanto, assaggiando un acino di Moscato di Terracina, mi immagino colui che lo portò con sè partendo da lontano… probabilmente  al momento di raccogliere quest’uva pensava alla sua terra.

Enrico Druetto


Ultima tappa della vendemmia

Anche Elisabetta Foradori ha dovuto anticipare la vendemmia, per colpa delle continue piogge autunnale e così, quando siamo arrivati a Mezzolombardo, l’abbiamo trovata alle prese con la follatura delle anfore di Nosiola e di Teroldego.

Di nuovo abbiamo avuto l’impressione di essere di fronte a una strega buona che, con le sue pratiche misteriose, riesce a creare in un rituale alchemico elisir di lunga vita e di grande felicità. Elisabetta affronta i compiti legati al vino con una leggerezza e una gioia che fanno dimenticare che in realtà sta lavorando: come già avevamo creduto in primavera,  tutti gli elementi che le stanno attorno si piegano senza opporsi di fronte alla sua gentile volontà.

Di seguito uno spezzone delle riprese effettuate durante la follatura dei vigneti di Teroldego Morei e Sgarzòn.


Settembre a San Fereolo

Per le riprese della vendemmia abbiamo organizzato una spedizione unica e siamo partiti per una settimana attraversando l’Italia del nord dal Piemonte al Trentino fino alla Toscana. Nicoletta Bocca l’abbiamo ritrovata in vigna, alle prese con una pioggia fastidiosa che continuava a farle rimandare la vendemmia nella sua vigna più bella, mentre in cantina i primi rimontaggi riempivano l’aria di anidride carbonica e frutta carnosa.

Quando affonda le mani nel cappello di vinacce, in equilibrio sui tini, Nicoletta si illumina e si riempie della stessa energia delle sue uve,  come se il contatto con la materia più densa del suo lavoro le desse maggiore forza e la rendesse più sicura di sé. Forse non è facile capire a cosa io mi riferisca, se non si conosce Nicoletta. Se non avete occasione di fare un giro a Dogliani, procuratevi una bottiglia di San Fereolo 2006: è tutta lì dentro, allo stato essenziale, con slanci di generosità e guizzi più scontrosi.

Di seguito un minuto tratto dalle riprese a San Fereolo a fine settembre.


ELIANA NEGRONI

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