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Asotom

Tommaso Gallina e il panino alla pancetta

Tommaso Gallina e il panino alla pancetta

Il vero problema di Tommaso Gallina è stargli dietro. L’abbiamo conosciuto una sera di oltre un anno fa, quando è venuto a casa nostra a cena per farci assaggiare i vini. E’ arrivato con undici bottiglie, scusandosi per non avere potuto portarle tutte. Di quella prima degustazione mi ricordo poco, anche perché è stata praticamente alla cieca – uno dei massimi divertimenti di Tommaso – e verso il quinto bicchiere iniziavo già a vacillare. Mi ricordo però bene che le bottiglie aperte erano state riassaggiate per diversi giorni, anche con pause piuttosto lunghe, e i vini, invece di temere il passaggio del tempo, si esaltavano, evidentemente contenti di essere messi alla prova. E ancora adesso, dopo oltre un anno che ne distribuisco i vini, ogni tanto Tommaso se ne arriva con una bottiglia che non conosco e che chissà dove teneva. Lui sperimenta, azzarda, estremizza, sempre nel pieno rispetto di vitigni, vigne e terreno. E’ in cantina che si diverte di più, misurandosi con vinificazioni diverse applicate alle varietà che ha a disposizione. Ci tiene a ricordare che non ha nulla di proprietà, soltanto idee e che ha tutto in gestione. Barbera, Freisa, Grignolino, Ruché, Cortese, Erbaluce e Baratuciàt – tutti vitigni tipici del Piemonte, compreso l’ultimo, quasi dimenticato, che ultimamente è stato riscoperto da Tommaso e da Enrico Druetto, di cui parleremo presto. Tommaso un tempo faceva il geometra, poi si è stufato e ha deciso di avvicinarsi al lavoro del fratello, che aveva aperto un’azienda agricola. Il vino: “perché mi diverte farlo, posso viaggiare e conoscere tanta gente interessante”. La prima tendenza è stata quella della surmaturazione, mentre negli ultimi anni Tommaso sta alleggerendo la mano. De Gustibus: con il caldo di questi giorni berrei soltanto Oso 2013, rosato ancestrale da Barbera, mentre in pieno inverno una sua Riserva è una vera e propria benedizione. Tanti i vini, dicevamo, tutti classificati con nomi di fantasia, assolutamente allergici a qualsiasi forma di denominazione istituzionale:

Smentià, Barbera da una vigna giovane, chiamata Naomi in onore della Campbell. Vinificazione soltanto in acciaio, con risultati profumati e intensi: una Barbera come dev’essere, senza aggiungere altro.

Asotom, Barbera dalla mitica vigna Claudia (indovinate in onore di chi?), di settant’anni. Vinificazione in botti grandi, con una completezza assoluta. Si sente che Tommaso ha una predilezione per queste uve: in ogni sorso si percepisce tutta la passione coinvolta.

Istinto; tutti i vini a base Grignolino, la varietà con cui Tommaso si diverte di più.

Estinto; le bottiglie che nascono da base Freisa. Il nome è dovuto al fatto che la vigna vecchia di Freisa che Tommaso lavorava è stata espiantata. Ora fortunatamente, dopo qualche anno, ne ha trovata un’altra: sarebbe stato un peccato dover rinunciare alla Freisa come la intende lui.

Oso; ogni anno Tommaso fa un esperimento con un vitigno o una vinificazione particolare. Interessantissimo l’Oso 2012, a base Ruchè e poi il mio preferito in assoluto, l’Oso 2013, di cui vi parlavo prima. Purtroppo finito, se ne trova ancora un pochino in giro e le sei bottiglie che io ho ancora non le cedo nemmeno sotto minaccia di morte.

Egostista; tutti i bianchi. Arneis, Cortese, Erbaluce, Baratuciàt. Anche in questo caso le composizioni e le sperimentazioni variano a seconda delle annate.

Vale davvero la pena andare a trovare Tommaso Gallina in azienda. Magari, se gli siete particolarmente simpatici, vorrà condividere con voi una delle bottiglie che non ha il coraggio di vendere, perché ci è troppo affezionato.

Qui di seguito il video girato da Asotom in maggio:


Nuove aziende

senza_trucco_viniLa mia piccola distribuzione di Vini Senza Trucco compie un anno in questi giorni. E’ un lavoro stupendo, anche se ogni tanto mi affaccio ancora in qualche enoteca in cui al solo sentire parlare di vini biologici e biodinamici vedo reazioni tipo gatto davanti alla vasca da bagno. Fortunatamente le nuove generazioni hanno approcci più possibilisti, anche quando non hanno diretta conoscenza delle etichette che propongo. Per non parlare dei locali che hanno da tempo in carta i vini naturali, che esultano ogni volta che prendo una nuova azienda in listino. Nel’ultimo periodo praticamente è una festa, anche perché ho deciso di non farmi spaventare dai rischi economici e aumentare le cantine, seguendo passione e istinto.

Iniziamo dal Piemonte. Già a maggio ho contattato due produttori che poi nei mesi sono diventati punti cardine del mio listino: Enrico Druetto e Tommaso Gallina (Asotom), che collaborano fra loro e danno declinazioni forti e personali dei vitigni della loro zona, Barbera su tutti. Da settembre è invece etrato a fare parte del gruppo Senza Trucco Simone Roveglia, dell’azienda Spaventapasseri (marchio Cento Filari), ottime Freisa e Barbera e incredibile Pinot Nero dal nome suggestivo, Brigante. Questa volta siamo a Mombaruzzo, nell’astigiano. A ottobre mi hanno contattata Lidia e Paolo della cantina Rocco di Carpeneto, che abitavano e lavoravano a Milano e hanno lasciato tutto per comprare una cascina in una zona che non conoscevano, Ovada. Il loro punto di riferimento è il Dolcetto di Pino Ratto, che ci ha lasciato un paio di settimane fa e di cui ricorderò sempre l’arte che impregnava qualsiasi cosa facesse. Dolcetto favoloso, come dovrebbe sempre essere in quelle zone, e poi Barbera e Cortese buonissimi. Infine, ultimo ingresso, Andrea Tirelli, sui colli tortonesi. Per intenderci, quello che ha sulle etichette il Triskell celtico. Torinese di origine, tornato nelle vigne dei nonni per non abbandonare un pezzo di cuore: da anni in biodinamica, fa poche bottiglie di Timorasso, Cortese, Barbera, Freisa e Dolcetto.

Cambiamo regione. Non pensavo che avrei mai preso un Franciacorta, ma Tommaso Gallina mi ha fatta contattare da Ca’ del Vent. Assaggiare le loro bollicine è stata una rivelazione: niente di più lontano dai vini costruiti a tavolino dagli industriali della provincia bresciana. Anima e sensibilità nel capire le vigne e interpretare le vinificazioni. Un festa.

Anche in Veneto ho un nuovo nome: Franco Masiero (del gruppo Co.Vi.Bio.), un piccolissimo produttore di Merlot e a breve anche di Pinot Nero. Siamo a 500 metri sul mare, in zona vulcanica. Un vino che mi ha fatta riappacificare con un vitigno che non ho mai amato.

In Liguria da qualche mese c’è un nuovo nome, molto amato dai frequentatori dell fiere: Santa Caterina di Andrea Kihlgren. Su tutti il Vermentino, stratosferico. Unico neo: le bottiglie finiscono troppo presto!

Ci ho messo un po’, ma alla fine ce l’ho fatta ad aggiungere una delle zone più blasonate del nostro paese. Era un po’ che facevo gli occhi dolci a Francesca Padovani di Campi di Fonterenza: in genere il Brunello non è uno dei miei vini preferiti, ma la sua versione, rigorosa e tradizionale corrisponde perfettamente a quello che amo nel vino. Buonissimi anche il Rosso e il Rosato.

Il sud. Prima dell’estate ho iniziato a lavorare con Cantina Morone, nella zona di Benevento. Anche in questo caso l’innamoramento per un vino che avevo sempre trovato anonimo: la Falanghina, la loro punta di diamante. Favolosi anche il Fiano e un piccolo vitigno a bacca scura ultimamente riscoperto, il Pidirosso.

Passiamo poi in Calabria, perché finalmente nel listino Senza Trucco c’è A’ Vita, di Francesco de Franco. Un Cirò come si deve, elegante e potente allo stesso tempo, strappo ai vini di una regione che non ha mai compreso appieno il proprio potenziale.

Infine salto in Francia, con i produttori di due Champagne del gruppo Co.Vi. Bio. : Jacques Lassaigne (Blanc de Blanc) e Olivier Horiot (Pinot Nero).

Piccolo ripasso sulle altre aziende:

Piemonte

– Caroussin

– Cantine del Castello Conti

– Coutandin

– Baldo Rivella

– Remo Hohler

Lombardia – Oltrepò Pavese

– Piccolo Bacco del Quaroni

Veneto

– Ca’ dei Zago

Friuli Venezia Giulia

– Zidarich

– Franco Terpin

Liguria

– Le Rocche del Gatto

Emilia Romagna

– Vigneto San Vito

– Quarticello

– Vittorio Graziano

Toscana

– Podere Le Boncie

Marche

– La Distesa

– La Marca di San Michele

Abruzzo

– De Fermo

Campania

– Cantina Giardino

Sicilia

– Nino Barraco

– Valcerasa Bonaccorsi

– Punta dell’Ufala

Francia

– Mark Kreidenweiss – Alsazia

– Emmanuel Giboulot – Borgogna

– Chateau de la Selve – Ardèche

Sto costruendo proprio in questi giorni il sito di Senza Trucco: spero che finalmente sarà più facile trovare informazioni sul nostro lavoro!


Le vigne dimenticate

Oggi voglio dedicare il post al secondo articolo che mi ha mandato Enrico Druetto, dopo quello sul piantare una vigna a mano. L’argomento è la vendemmia nelle vigne dimenticate: come vi accennavo in settimana, Enrico e Tommaso Gallina, stanno recuperando dei vecchi vigneti destinati all’abbandono. Questa loro dedizione, che ai più potrà sembrare una folle lotta contro lo scorrere del tempo, per me è l’ennesima attestazione di un amore incondizionato per il territorio in cui vivono: la volontà di salvare storie e tradizioni è sintomo di una sensibilità antica, radicata e coraggiosa.

cascarolo bianco... la "nonna" di molte delle attuali varietà di vite piemontesi! Questa è l'ultima vite...

cascarolo bianco… la “nonna” di molte delle attuali varietà di vite piemontesi! Questa è l’ultima vite…

LA VENDEMMIA NELLE VIGNE DIMENTICATE

Ci sono vigne dimenticate perchè si trovano in posti molto scomodi, altre perchè non adattabili alla meccanizzazione integrale, altre, infine, perchè composte da una grande varietà di viti ritenute non più interessanti.

Qui in Monferrato capita di imbattersi in vecchi viticoltori che ostinatamente continuano a recarsi in vigne scomodissime perchè lì conservano delle viti che danno un’uva speciale.

Appena chiedi loro qualche informazione al riguardo, incominciano con una serie di storie riguardante amici che diedero loro un varietà particolare, di emigranti che portarono con sè viti della terra natia… di quella volta in cui, andando a caccia, scoprirono in una vigna delle specie che davano frutti strepitosi e loro subito a coglierne i tralci da innestare.

i colori della vite poco prima che cadano le foglie

i colori della vite poco prima che cadano le foglie

Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che nelle nostre vigne di oltre 60-70 anni si trovino varietà come l’Ancellotta, il Moscato di Terracina, il Tocai Rosso (per alcuni è Aleatico), l’Hermitege (una varietà di Ruchè), il Sangiovese, il Bianver (in Francia Verdesse, in Svizzera Altesse), alcune malvasie liguri… l’elenco è lunghissimo.

Proprio queste vigne rappresentano per me la più grande risorsa a nostra disposizione per rilanciare la viticoltura del Monferrato, poiché la contemporanea presenza di più varietà all’interno di una piccola vigna ci permette di capire quali sono le viti più resistenti alle patologie fungine, alla siccità, all’incuria. 

vite di barbera centenaria

vite di barbera centenaria

Il momento in cui le antiche vigne danno il massimo spettacolo è sicuramente la vendemmia: percorrendo pochi metri tra i filari, ci si imbatte continuamente in diverse forme di grappolo, diverso colore degli acini, diverso portamento delle viti e del colore delle loro foglie, ma soprattutto si possono percepire i diversi sapori degli acini.

Ogni volta che vendemmio, mi commuovo al pensiero dello sforzo che fanno queste antiche viti nel produrre questi pochi grappolini. Chissà quanti viticoltori si sono incurvati su questa terra e quali pensieri avevano, quali preoocupazioni per portare a casa il frutto del loro lavoro.

grappolino di barbera da viti vecchie

grappolino di barbera da viti vecchie

Intanto, assaggiando un acino di Moscato di Terracina, mi immagino colui che lo portò con sè partendo da lontano… probabilmente  al momento di raccogliere quest’uva pensava alla sua terra.

Enrico Druetto


Perchè piantare la vigna a mano

Da qualche tempo nel mio listino sono comparsi i nomi di due giovani produttori piemontesi, che spesso lavorano assieme, ma che hanno cantine distinte: Enrico DruettoTommaso Gallina (Azienda Agricola Fato). Chi è venuto a maggio a Vini di Campagna, ha potuto assaggiare i loro vini, per la maggior parte a base Barbera, ottenuti con il rifiuto totale di interventi e nel massimo rispetto dell’ambiente. Ho avuto modo di frequentarli ultimamente e di riscontrare con sollievo una filosofia che è una boccata d’aria fresca per chi, come me, crede nei vini genuini e non adulterati. Salvano vecchie vigne, destinate all’abbandono, e le curano con dedizione, custodendone la più antica essenza. Così è nato il

La gelata

La gelata

Quatman (letto alla piemontese “quattro mani” e non all’inglese “Quotmen” come fa qualcuno…), rosato figlio di una vendemmia precoce per evitare che caprioli e cinghiali depredassero le viti coltivate in mezzo a un bosco. E così nascono il Morej (la Barbera di Enrico, allo stesso tempo possente e leggiadra, perfetta per alleviare una giornata cupa come questa), o lo Smentià, l’Aso-Tom, il Guj, il Nessuno (le diverse etichette con cui Tommaso, eclettico e sempre in cerca di qualcosa di nuovo e migliore, battezza le varie declinazioni dei suoi vini). E’ buffo: Enrico è un farmacista, eppure (o forse proprio per questo) ha fatto del rinnegare la chimica la sua parola d’ordine in vigna e in cantina. Mi ha mandato un bell’articolo che vi ripropongo, perchè mi sembra il primo e fondamentale  passo per chi si avvicina a una viticoltura consapevole.

PERCHE’ PIANTARE LA VIGNA A MANO

Nel mese di dicembre io e l’ amico Tommaso Gallina stavamo programmando il da farsi riguardo l’impianto della nuova vigna.

Enrico Druetto con la "prima vite"

Enrico Druetto con la “prima vite”

Che fare? Affidarsi ai tanti professionisti del settore che arrivano con sistemi automatici di messa a dimora delle viti (precisi al centimetro!), dotati di sistemi GPS avanzati, squadratori del terreno al laser, macchinari in grado di aprire il terreno in qualsiasi condizione manco fossero la spada laser di uno Jedi? ODDIO NO!!!

Certo che a dicembre col gelo, dotati di due zappe e due forchettoni da vite… Ah già… anche di due cordini lunghi 180 metri e segnati col pennarello rosso ogni 75 cm (per sapere a che distanza mettere le viti, no?!). E Tommaso a dirmi “Dai che te ne ricorderai di questa impresa, quando sarai vecchio potrai dirlo a tutti di che avevamo piantato da soli 6000 viti a -4° C, se saremo ancora vivi…”

Ebbene, mi son sempre fidato dell’istinto per le imprese folli e romantiche e anche questa volta  ci sono state delle sorprese che porterò sempre con me e saranno importantissime per la mia azienda biologica.

Alle prese con un blocco di marna

Alle prese con un blocco di marna

I vecchi sostenevano che la terra che non poteva essere lavorata dai buoi non dovesse essere calpestata fino a quando il tempo non lo avesse permesso. Ora, coi moderni trattori, non ci si rende più conto di quando la terra è troppo umida o troppo asciutta per poter essere lavorata. Si recano enormi danni al terreno, provocando soffocamento delle radici per la troppa compattazione o dilavamento dei nutrienti dello strato fertile del terreno a causa di diserbo…

Innanzitutto le viti messe a dimora non provenivano da un singolo clone di un singolo vitigno, ma da selezioni massali fatte direttamente nelle vigne più vecchie, prelevando i tralci delle viti apparentemente più forti e sane. In fase di innesto nessuna forzatura per garantire l’attecchimento delle barbatelle tramite ormoni e nutrienti chimici. Naturalmente solo le viti più forti sopravvivono, ma sono molto diverse fra loro… c’è quella vigorosissima, c’è quella con molte radichette e smilza, c’è quella che va protetta perchè sembra un cucciolo smarrito.

Il fatto di poter piantare la vigna A MANO aiuta a tastare il terreno passo dopo passo. Dove emergono le pietre o il terreno si fa più compatto abbiamo messo a dimora le viti più forti; deve il terreno è più protetto dalle correnti ed è più fresco, abbiamo scelto di mettere quelle che avevano bisogno di un po’ d’aiuto. Da un metro all’altro possono cambiare l’umidità, la presenza di argilla, si possono incontrare blocchi di tufo affioranti… tutto questo ci aiuterà, per esempio, a prevedere dove la vigna entrerà prima in stress idrico o dove ci saranno più rischi di attacchi fungini per colpa degli eccessi d’acqua.

Tommaso Gallina e il panino alla pancetta

Tommaso Gallina e il panino alla pancetta

A distanza di mesi ripenso all’impresa che ho affrontato con Tommaso e mi vengono in mente i panini alla pancetta divorati col vento gelido sulle orecchie, le radici delle piccole viti controllate una ad una, le marne affioranti che rompendosi rivelavano qualche conchiglia fossile (un tempo da noi c’era il mare)… e un male alla spalla destra che tutte le mattine mi ricorda che: HO PIANTATO LA VIGNA A MANO!

Enrico Druetto


I Vini di campagna piacciono!

Una giornata stupenda ieri da Carussin, per la prima edizione di Vini di Campagna!

Malgrado diverse altre manifestazioni in zona, c’è stato un bell’afflusso di pubblico e tutti, andandosene, ci hanno chiesto di ripetere quanto prima l’evento. I padroni di casa, Bruna, Luigi, Luca e Matteo hanno fatto in modo che tutto girasse per il meglio e hanno allestito il punto-cucina in una bellissima casetta di legno, dove c’era lo spazio per Mauro Musso, che impiattava a ripetizione la sua pasta preparata con diversi tipi di sugo (dalle Caserecce al ragù langarolo o di verdure ai tajarin al burro e salvia, una rivelazione…), per la piastra dove venivano cucinati gli hamburger dell’Azienda San Desiderio e per la spina, che erogava generosamente la birra Clandestino di Luca Garberoglio.

E poi le due sale della cantina, con tutti i produttori promessi e con le creazioni dolciarie di Carla Gori.

Fra le chicche e le novità assaggiate, la prova da botte del Ruché e la Barbera rifermentata in bottiglia (purtroppo non in vendita) di Cascina Tavjin, il Trebbiolo de La Stoppa, che richiama immediatamente, in forma metonimica, tutte le lavorazioni storiche di Elena Pantaleoni, la verticale di Pigato di Le Rocche del Gatto (Fausto de Andreis parte sempre con 10 annate del suo vino), il Rosatea di Valli Unite, un rosato da vecchie vigne di diverse varietà, il Moscato d’Asti di Ca’ ed Balos, con profumi e persistenza davvero notevoli, il Gavi di Molinetto Carrea, che esprime con il tempo tutte le sue potenzialità, la Barbera d’Asti 2006 di Remo Hohler, incredibilmente fresca e decisa, il Sauvignon che parla francese di Trediberri, l’applauditissimo Buttafuoco di Piccolo Bacco dei Quaroni, il Brachetto secco di La Viranda, con il suggestivo nome di Libertario Rosso, gli strabilianti vini di Tommaso Gallina ed Enrico Druetto, impossibili da descrivere a parole e, per finire, l’appena imbottigliato Carica l’Asino dei padroni di casa, un vino che non fa in tempo a riposarsi nel bicchiere nemmeno pochi minuti.

L’appuntamento è per la prossima primavera, sempre da Carussin, a meno che qualcuno non abbia una proposta per la versione autunnale di Vini di Campagna!

Nadia Verrua di Cascina Tavjin

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Carla Gori, con una fetta di crostata

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Elena Pantaleoni de La Stoppa

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Fausto de Andreis di Le Rocche del Gatto

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Alicia della Cooperativa Valli Unite

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Renata Bonacina di Ca’ ed Balos

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Diego Carrea di Molinetto Carrea

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Luca Garberoglio di Carussin

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Remo Hohler

 

 

 

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Claudio de La Viranda e Fausto de Andreis

 

 

 

 

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Tommaso e Sara di Piccolo Bacco dei Quaroni

Tommaso e Sara di Piccolo Bacco dei Quaroni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Domenica 11 maggio “Vini di Campagna”: Senza Trucco e Carussin insieme per la prima festa del vino sull’aia!

locandina_def_fbPer domenica 11 maggio abbiamo deciso di organizzare un evento un po’ diverso dalle manifestazioni sul vino a cui siamo abituati.

La location è l’Azienda Carussin, a casa di Bruna Ferro, una delle più storiche (e simpatiche) produttrici di vino naturale del Piemonte. Ci sarà una quindicina di produttori che serviranno direttamente i propri vini e poi ci sarà Mauro Musso (vi ricordate? Uno dei protagonisti del documentario “Langhe doc” di Paolo Casalis), che cucinerà la sua pasta al momento e Matteo Garberoglio, figlio di Bruna nonché gestore del locale Grappolo Contro Luppolo, che griglierà gli hamburger dell’Azienda San Desiderio. Tutta la giornata sarà animata dalla musica occitana dal vivo dei Nous Mêmes e nel pomeriggio verranno organizzati per i bambini  laboratori creativi e attività con gli asini di Bruna.

Ma veniamo al gruppo di produttori presenti:

– Ovviamente Carussin (San Marzano Oliveto – AT)

Remo Hohler (Cassinasco – AT)

Cascina Tavijn (Scurzolengo – AT)

La Viranda (San Marzano Oliveto – AT)

Molinetto Carrea (Francavilla Bisio – AL)

Fato di Tommaso Gallina (Castelletto Merli – AL)

Enrico Druetto (Alfiano Natta – AL)

Trediberri (La Morra – CN)

Ca’ Ed Balos (Castiglione Tinella – CN)

Piccolo Bacco dei Quaroni (Montù Beccaria – PV)

Le Rocche del Gatto (Albenga – SV)

La Stoppa (Rivergaro – PC)

E stiamo aspettando la conferma di Baldo Rivella e Valli Unite.

I banchi d’assaggio sono sistemati al fresco in cantina, le balle di fieno già sull’aia, i bicchieri (abbiamo scelto dei calici grandi da degustazione, stufi di assaggiare vini fantastici in bicchierini striminziti!) pronti per essere riempiti…

Ora basta aspettare che arrivi domenica e che la festa cominci!

L’appuntamento è dalle 10 alle 20 nell’Azienda Agricola Carussin – Regione Mariano, 27 San Marzano Oliveto AT (GPS: 8.3084,44.73897)

Ingresso alle degustazioni: 8 euro – 2 euro di cauzione per il bicchiere.


ELIANA NEGRONI

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