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Vignaioli Naturali a Roma 2016

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Vignaioli di Langa e Piemonte

Banner_VIgnaioli_di_Langa_2Se durante il prossimo weekend vi capitasse di trovarvi a Roma, ricordatevi che c’è un appuntamento che gli appassionati di vino “come si deve” non possono perdersi. Infatti Tiziana Gallo presenta la quarta edizione di una manifestazione che ha avuto grandissimo successo gli anni scorsi: Vignaioli di Langa e Piemonte. Vediamo se riesco a fare tutti i nomi dei produttori presenti, senza dimenticare nessuno: Adriano, Alario, Antoniolo, Barale, Baudana, La Biòca, Borgogno, Boveri, Ca’ ed Balòs, Bovio, Brezza, Carussin, Cassina, Il Chiosso, Cantine del Castello Conti, Fornace, Cavallotto, Cortese, Cieck, La Colombera, Fenocchio, Gonella, La Raia, Lo Spaventapasseri, Molinetto, Mossio, Oltretorrente, Podere ai Valloni, Ressia, Rinaldi, Tenute Sella, Rivella, Roccheviberti, Rocco di Carpeneto, Trediberri, Vajra, Castello di Verduno. Una serie di cantine che non possono che fare venire l’acquolina in bocca a chi ama i vini piemontesi. Produttori che provengono non soltanto dalle Langhe, ma da tutto il Piemonte vitivinicolo si ritrovano sabato 15 novembre (12.30 – 19.30) e domenica 16 novembre (12 – 20) all’hotel The Westin Excelsior Rome, in via Veneto 125. E’ l’unica occasione romana  in cui è possibile assaggiare così tante etichette piemontesi tutte assieme, accompagnate dai prodotti gastronomici di D.o.l. (di origine laziale). Conosciamo bene come lavora Tiziana Gallo e la qualità altissima di tutti i suoi eventi: motivo in più per non perdersi un incontro così unico!


Vignaioli dell’Etna

La prima volta che sono stata sull’Etna vitivinicolo mi ci ha portata proprio Tiziana Gallo. Aveva organizzato, nell’ambito di Vini Milo, una giornata dedicata alla sostenibilità delle cantine e una bella conferenza a cui avevano partecipato diversi produttori naturali, tutti presenti successivamente con i banchi d’assaggio. Nei tre giorni in cui ci simo fermate sulle pendici del vulcano, abbiamo girato per aziende, incontrato produttori e visitato in lungo e in largo un territorio ch vuole mantenere ben salde le radici con il proprio passato. Le vigne ad alberello, i muretti in pietra lavica, i palmenti conservati in ogni tenuta e gli anziani che si affacciano dalle case antiche per offrirti un bicchiere di vino fresco, un pezzo di formaggio e qualche oliva. In quell’occasione ho assaggiato diverse declinazioni di Carricante e Nerello Mascalese e ho scoperto una passione che non si sarebbe più esaurita: i vitigni dell’Etna esprimono una forza e un’energia che sembra derivare direttamente dal cuore della montagna. Da quel momento l’Etna e i suoi vini hanno rappresentato per me una sorta di Eden della viticoltura italiana e così, quando Tiziana mi ha annunciato di voler organizzare una manifestazione sui Vignaioli dell’Etna proprio a Roma, ho fatto un salto sulla sedia. So che non è stata un’impresa facile e che gestire la trasferta di 16 produttori del vulcano ha comportato le sue difficoltà, però sembra che tutto sia andato in porto e così questo weekend all’Hotel Victoria di Roma ci sarà una due giorni dedicata proprio alle aziende che sorgono sui diversi versanti della “Montagna di fuoco”, come l’ha ribattezzata Salvo Foti. E’ la prima volta che così tanti produttori etnei presentano tutti assieme i propri vini e questa è davvero un’occasione unica per degustare, paragonare ed eventualmente scegliere fra diversi modi di vinificare vitigni così caratteristici e unici. L’appuntamento è per sabato 15 dalle 14 alle 20 e per domenica 16 settembre dall 12 all 20. Aspetto di sapere qual è stata la bottiglia che avete preferito!


I Clivi tra Colli Orientali del Friuli e Collio

Mario Zanusso ha una visione meno estrema di molti suoi colleghi del mondo dei vini naturali, tanto che credo sia interessante seguire gli interventi delle diverse degustazioni che ho proposto in video in questi giorni fino a chiudere con il suo, una voce un po’ fuori dal coro rispetto alle precedenti. Il motivo per cui è stata organizzata una degustazione con i suoi vini, tuttavia, non dipende dal suo approccio al naturale, ma dal fatto che la sua famiglia ha da qualche decennio due vigne di Friulano, Brazzon e Galea, una situata nel Collio e l’atra nei Colli Orientali del Friuli. Si tratta quindi della stessa varietà e dello stesso produttore: la differenza sta soltanto nella provenienza delle uve e quindi nell’impronta che il terroir ha saputo imprimere nel vino. Abbiamo assaggiato due annate, la 2005 e la 1999, ed era praticamente impossibile fare confusione su cosa si stesse bevendo. Anche soltanto avvcinando il naso al bicchiere ho riconosciuto nei due Galea, il più vecchio e il più recente, una nota scura e suadente, con un potere di richiamo quasi da Circe, che nel Brazzon non c’era. L’uditorio comunque era praticamente diviso a metà fra chi preferisse il Tocai di una zona e chi invece prediligesse l’altra: e poi dicono che l’analisi di un vino è un fatto oggettivo!


Giampiero Bea e il tannino da uve mature

La prima degustazione che ho seguito domenica 19 febbraio a Vini Naturali a Roma è stata quella guidata da Giampiero Bea, che ci ha voluto provare come il tannino riesca a risultare non troppo aggressivo anche in  Sagrantino giovani, purchè le uve siano state raccolte mature. A riprova di questa teoria ha portato ad assaggiare quattro diverse annate, di cui una soltanto già in commercio, il 2005, un vino ricco e deciso, con morbidezze bilanciate dall’essenzialità delle note olfattive e gustative. Io sono rimasta stregata dalla seconda annata più vecchia, il 2007, con un naso sicuramente non adatto a tutti, guizzante e a tratti irriverente, però capace di richiamare più volte all’olfatto e di fare tornare di conseguenza all’assaggio. Il 2009 inizia a lasciare intravedere il Sagrantino che diventerà, mentre il 2011,  è ancora praticamente mosto, in cui tuttavia il tannino riesce a non essere completamente sgraziato, come era nella volontà di Giampiero dimostrarci.


Il Consorzio Simbiosa

Terzo video girato durante Vini Naturali a Roma. Questa volta ben quattro produttori, tutti assieme, a presentare il nuovo Consorzio Simbiosa, un gruppo unito da principi simili  per quanto riguarda la coltivazione della vigna e la vinificazione: Franco Terpin, Vasja Čotar, Valter Mlecnik e Simona Klinec. Ciascuno di loro ha portato anche un vino, a dimostrazione della propria filosofia produttiva e della necessità di perseguire comunque la territorialità, anche nel caso di vitigni non autoctoni. E’ il caso di Mlecnick, che ha fatto assaggiare all’uditorio una bottiglia del suo Chardonnay 2006, da cui emerge fortemente la matrice territoriale del Collio Sloveno. D’altronde anche Franco Terpin sostiene di non riuscier facilmente a fare a meno del suo Pinot Grigio, anche se ormai la tendenza è quella di espiantare i vitigni non indigeni per recuperare le varietà locali. La bottiglia che ci ha portato lui è una Ribolla Gialla 2006, dimostrazione di come la stessa annata, sui due diversi versanti del Collio, abbia diversamente favorito i produttori. Vasja Cotar ha portato con sè una Vitovska 2007, che sbandiera la provenienza carsica con tutta l’energia e la mineralità dei terreni di origine marina. Infine la moglie di Alex Klinc, Simona, ha fatto assaggiare una bottiglia davvero interessante: un Verduzzo 2003 vinificato in secco, che pare che non tutti apprezzino, ma che per il mio gusto era davvero strepitoso. Tre produttori del Collio, italiano e sloveno, e uno proveniente dal Carso: è bello scoprire, attraverso le parole chiare di Franco Terpin e quelle, più difficoltose ma sempre piene di entusiasmo, degli altri, come la voglia di fare vino secondo un grande rigore produttivo votato alla totale naturalità sia in grado di oltrepassare le barriere non regionali, bensì nazionali.


Nino Barraco e i suoi vini del mare

Eccoci alla seconda degustazione guidata da un produttore durante Vini Naturali a Roma 2012. Già il titolo era accattivante e l’incontro non è stato da meno, anche perchè Nino ha un modo schietto di raccontare la sua storia di produttore e non cerca in alcun modo di fare, come dicono a Roma, il “piacione”. I suoi sono “vini del mare” perchè le vigne subiscono tutte, quale più quale meno, l’influenza dello iodio e del salmastro e riescono a conservarne intatti i ricordi anche per anni, come ci è capitato di constatare durante la degustazione. I vini portati erano vecchie annate di Catarratto (2006), di Zibibbo (2006), di Grillo (2004) e di Pingatello (2007). Nino ci ha tenuto a sottolineare come, con il passere del tempo, le sue bottiglie raggiungano un’eleganza e una sintesi perfette. Niente di più vero: ho sentito spesso dire dei vini dell’azienda che sono troppo impegnativi e che non sanno trovare una propria dimensione precisa. E’ solo questione di tempo. Ci siamo resi conto tutti, durante la degustazione di annate passate, che soprattutto i bianchi invecchiando riescono a mettere in mostra aspetti di freschezza e raffinatezza che troppo giovani non permettono di cogliere. Bisogna convincere Nino a farli invecchiare di più i suoi vini… anche perchè riesco ancora a sentire sul palato le note profonde del Catarratto e ad annusare nell’aria la speziatura in evoluzione dello Zibibbo.


ELIANA NEGRONI

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