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La cura della vigna

Durante la nostra visita nello scorso mese di giugno, Elisabetta Foradori ci ha portati a Fontanasanta, sulla collina di Trento, dove coltiva le vigne di Nosiola. Sotto un sole a picco e in mezzo a un silenzio irreale, ci ha spiegato come le piante, quando si abituano a non avere più la stampella di prodotti chimici, riescono a proteggersi da sole e a sconfiggere quelle che tradizionalmente sono considerate malattie, ma che, in realtà, altro non sono che la manifestazione di uno stato particolare della pianta. Nel video che segue, tratto dalle riprese del documentario, c’è il racconto di come Elisabetta cura la sua vigna: visto lo stato della vegetazione attorno a lei, si mette seriamente in dubbio che decenni di interventi sistemici siano effettivamente serviti a qualcosa.


La fillossera raccontata da Elisabetta Foradori

Come vi abbiamo già anticipato, non possiamo mettere nel montaggio finale tutto quello che abbiamo girato in questi mesi di lavoro. Non vogliamo però privarvi di riprese che ci sembrano stupende e che rimarrebbero altrimenti non viste! Dopo quello di Dora, ecco un altro contributo-extra, questa volta di Elisabetta Foradori, che spiega com’è arrivata la fillossera in Europa e i probelmi che ha creato.


Ultima tappa della vendemmia

Anche Elisabetta Foradori ha dovuto anticipare la vendemmia, per colpa delle continue piogge autunnale e così, quando siamo arrivati a Mezzolombardo, l’abbiamo trovata alle prese con la follatura delle anfore di Nosiola e di Teroldego.

Di nuovo abbiamo avuto l’impressione di essere di fronte a una strega buona che, con le sue pratiche misteriose, riesce a creare in un rituale alchemico elisir di lunga vita e di grande felicità. Elisabetta affronta i compiti legati al vino con una leggerezza e una gioia che fanno dimenticare che in realtà sta lavorando: come già avevamo creduto in primavera,  tutti gli elementi che le stanno attorno si piegano senza opporsi di fronte alla sua gentile volontà.

Di seguito uno spezzone delle riprese effettuate durante la follatura dei vigneti di Teroldego Morei e Sgarzòn.


Nella Piana Rotaliana

Siamo a inizio giugno e finalmente arriva il momento di partire per Mezzolombardo. Come in tutte le altre occasioni, la fortuna ci assiste e riusciamo a indovinare le uniche due giornate di sole in mezzo a settimane di pioggia. Elisabetta Foradori è in vigna a cercare di arginare l’irruenza delle piante di Teroldego, che crescono a tutta velocità e ogni tanto scende in cantina a spillare una caraffa della Nosiola che ha svinato da poco. E’ la prima volta che vinifica quest’uva tipica della zona e ha deciso di farla macerare sulle bucce dentro anfore di terracotta. E dentro le anfore, in un’altra cantina, ci sono anche due vigneti di Teroldego: Sgarzon e Morei. Elisabetta sembra quasi un essere fatato, quando si aggira fra i suoi filari o sotto le volte di pietra in mezzo alle botti; tutto quello che la circonda la segue naturalmente e nella sua voce suadente c’è la sicurezza di chi sa che le cose non potrebbero essere altrimenti.

Nel video un estratto delle riprese a Mezzolombardo.


ELIANA NEGRONI

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