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Il Re del Mosto a Torino!

 

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Dopo il bellissimo primo premio al festival Corto&Fieno nello scorso mese di settembre e dopo la pausa per la nascita di Teo, eccoci di nuovo in attività, visto che Il Re del Mosto parteciperà a un altro festival. Siamo sempre in Piemonte, ma questa volta nella mia città natale, Torino, dove quasi due anni fa esordì Senza Trucco, con la successiva fortuna che tutti voi conoscete.

Immaginatevi la gioia quando ci hanno avvertito che il nostro nuovo documentario avrebbe fatto parte dei cinque finalisti per la tredicesima edizione del Piemonte Movie Glocal Film Festival! Come per Senza Trucco, anche questa volta non possiamo mancare alla proiezione – tanto più che sarà un meraviglioso ritorno a casa – e tutti gli amici torinesi che avranno voglia di vedere il film e di intrattenersi con noi per il successivo dibattito, ci faranno un enorme piacere!

L’appuntamento è per venerdì prossimo, il 15 marzo, alle ore 22.30 al Cineporto, in via Cagliari, 42.

Inutile dire che vi aspettiamo numerosi e che speriamo di replicare la stupenda serata che aprì la strada a Senza Trucco due anni fa!

 

 


Corrispondenza attorno a Il Re del Mosto

Recensione di Veronelli di un vino de La Stoppa (1881)

Dopo avere respirato fino in fondo, anche se da distante, l’atmosfera in cui erano immersi Giacomo e i suoi amici, più di una volta mi sono ripetuta che, se fosse vivo oggi, forse incontrerei il nostro protagonista a Vini di Vignaioli, La Terra Trema e Vini Naturali a Roma. Ho riconosciuto in molti dei miei amici produttori quello stesso entusiasmo garibaldino, quell’insofferenza mal celata verso le convenzioni (intese in tutti i sensi) che ho imparato a leggere nelle testimonianze su di lui. Da uno scambio di mail con Elena Pantaleoni de La Stoppa ho ricevuto qualche conferma in più riguardo questo mio pensiero, ma sono anche riuscita a capire meglio quello che Giacomo amava ripetere spesso: “Il peggiore vino del contadino è migliore del migliore vino d’industria”: non è forse questa la filosofia alla base di ogni mia scelta di bottiglia? Vi ripropongo il nostro scambio epistolare, sperando di risvegliare qualche altro ricordo che possa consolidare il mio punto di vista.

 

Carissima Giulia,

sabato sera ero a casa, sola, pioveva, e mi sono detta: questa è la serata giusta per vedere il nuovo film di Giulia. Mi è piaciuto molto, mi ha fatto venire un po’ di malinconia, perché quando ho iniziato a lavorare nel mondo del vino, le persone che compaiono nel film erano quelle di riferimento allora. Mi ricordo un Vinitaly, credo fosse l’88: mia madre mi portò come prima visita e assaggio (alle 9,30 del mattino!) nello stand di GiacomoBologna. Sembrava un altro mondo rispetto agli altri stand: c’era allegria, si mangiava si beveva, non si degustava!

E poi Veronelli: noi facevamo parte della Vide, l’associazione creata da lui nel ’78. Facevamo il Vinitaly e le altre manifestazioni assieme a Marta Galli de Le Ragose, i Giuntini di Selvapiana, Schiopetto, Volpe Pasini, Vallania: per noi, soprattutto per me, era un tale onore essere insieme a tutti questi grandi produttori… Allora non si parlava di vino naturale e vino convenzionale, ma di agricoltori e di industriali: questa era la distinzione, netta, tra chi faceva vino con le proprie uve e chi invece le comprava. Altro mondo, altre storie, altri entusiasmi…

 

Cara Elena,

grazie per le tue parole nei confronti del nostro documentario, ma grazie anche e soprattutto per avere riconosciuto lo spirito di quegli anni e per avermelo confermato. Io purtroppo non ho potuto viverlo che da lontano, attraverso le testimonianze degli amici di Giacomo e soprattutto attraverso quel pomeriggio intensissimo trascorso con Veronelli. Allora per me il vino era ancora e soltanto una bevanda da accostare al cibo e non osavo nemmeno immaginare quello che poteva celare. Sentire Veronelli che parlava di anarchia, di Leoncavallo, di Vignaioli indipendenti e di contadini ha aperto uno squarcio nel mio rapporto con l’enologia. Quando ho fatto il corso all’Ais e ho preso il diploma, mi sono allontanata triste, amareggiata, perché non avevo rincontrato nulla di quello che mi aveva così stregata nelle parole di Veronelli. Poi sono entrata in contatto con il vostro mondo: ecco di nuovo tutti gli ideali di libertà, autonomia, spontaneità e ribellione a cui anelavo.

 

E’ vero, Giulia, ho avuto la fortuna di vivere quei momenti, ho imparato allora che i vini buoni erano quelli più tradizionali, quando la parola tradizionale aveva il suo vero significato. Giacomo Bologna non l’ho mai conosciuto personalmente, era senz’altro curioso e appassionato e l’idea di mettere in barrique la Barbera, a vederla oggi, sembra quasi un delitto, ma allora era per smarcarsi da un’immagine di Barbera dozzinale e di poco valore e dimostrare che si poteva farne un grande vino. In tanti in quegli anni hanno fatto così: penso a Gravner o a Castello di Ama e Isole e Olena, che sono dovuti passare attraverso i vitigni internazionali per farsi conoscere e apprezzare e solo successivamente sono riusciti a imporre i vitigni italiani, con grande successo. E poi l’aspetto conviviale: in quegli anni il vino stava diventando così di moda e tutti si prendevano così sul serio. Giacomo Bologna invece era divertente, grandi bevute, mangiate e cantate, atmosfere che solo intorno a una grande bottiglia di vino che ti emoziona si riescono a creare!

Bah, sarà l’autunno che avanza, il camino acceso, un po’ di malinconia viene…


Casa Veronelli

Durante la lavorazione de Il Re del Mosto ho imparato a capire quanto Gino Veronelli sia stato fondamentale nella vita e nella professione di Giacomo Bologna e quanto ciò fosse reciproco. Purtroppo Giacomo non l’ho mai conosciuto, però ho avuto la fortuna di intervistare Veronelli per il documentario e di innamorarmi subito e completamente di una delle figure più carismatiche, libere e rivoluzionarie che abbia incrociato in vita mia. Penso sempre che lui e De André, in modi diversi, siano stati culturalmente e ideologicamente i miei due più grandi ispiratori. Per questo, quando Gian Arturo Rota, che rappresenta la memoria vivente e appassionata del pensiero e dell’azione di Veronelli, mi ha contattata, mi sono fatta entusiasmare dall’idea di vedere pubblicata sul sito Casa Veronelliuna mia intervista: spero di non sembrare troppo vanitosa, ma per me è davvero un traguardo favoloso e insperato.

Vi ripropongo qui di seguito l’intervista integra, così come tratta dal sito e proposta da Gian Arturo Rota:

Giulia Graglia, sommelière-regista “non convenzionale”

OTTOBRE 25, 2012 by GIAN ARTURO ROTA in ATTUALITÀMISCELLANEA with 0 COMMENTS

Ci ha fatto conoscere il film-documentario su quell’uomo e vignaiolo così speciale quale è stato Giacomo Bologna.
Il film è Il re del mosto e lei, Giulia Graglia, ne è la giovane regista/sommelière.
Quest’ultima sottolineatura non è irrilevante, perché vino e cinema sono, nella vita di Giulia, contigui, tanto che la definisco regista “militante”, ovvero una che vino beve e ne scrive e ne sa.
Laurea in lettere con indirizzo cinema e borsa di studio per la migliore tesi sul cinema muto del 2000, bandito dal Museo Nazionale del Cinema. Poi i lavori quasi del tutto “cinenoici”.
Ne è nato un interessante scambio, che ripropongo sotto forma di intervista.


D.
 Sei piemontese di nascita e per le tue origini il vino è parte di te; ma viene prima l’interesse per il vino o per il cinema?
R. La mia passione per il vino ha origini molto più lontane di quelle cinematografiche. Pare che già a un anno e mezzo io abbia fatto il diavolo a quattro pur di assaggiare un sorso del grignolino che mio papà aveva nel bicchiere….
Ho fatto il primo corso di degustazione a poco più di vent’anni, quando frequentavo Lettere con indirizzo cinematografico all’Università e ancora non sapevo con esattezza che strada professionale avrei scelto.

D. Ad aiutarti una dispensa universitaria, vero?
R. Si, ce ne venne fornita una che riportava in copertina la famosa frase di Giacomo Bologna: “Costruitevi una cantina…”. Mi innamorai subito di quelle parole e, quindi, del personaggio.
Fu quella l’occasione per assaggiare per la prima volta il Bricco dell’Uccellone: credo che quel corso abbia dato una sterzata alla mia vita… Il cinema è arrivato, se non dopo, comunque contemporaneamente.

D. Ma perchè un interesse sì specifico per il campo del vino?
R. Parto dal presupposto che sono una sommelier, soprattutto una bevitrice. Negli ultimi anni mi sono allontanata sempre più dai vini industriali e dalle grandi cantine per avvicinarmi al vino naturale e, in particolare, ai piccoli vignaioli indipendenti, quelli di cui si può riconoscere la firma anche solo avvicinando al naso il bicchiere. Ora, piuttosto che stappare la bottiglia di un’azienda che produce vini sempre uguali e “costruiti”, preferisco pasteggiare ad acqua.

D. Filmografia sul vino: ha avuto il suo momento di “gloria” negli anni 90 (penso a Sideways, Mondovino, ad esempio), poi è scemata. Secondo te, perchè?
R. Credo che le tendenze siano cicliche, anche se la cinematografia legata al vino in realtà ogni tanto propone una novità e si riaffaccia fra i generi più in voga. Nell’ultimo periodo, per esempio, c’è una nuova corrente di documentari che, in Italia come all’estero, sta riscuotendo un discreto successo. Penso a titoli come Le Rupi del Vino, Langhe Doc, , El camino del vino e, perché no,Senza Trucco.

D. Già, Senza trucco, il tuo ultimo lavoro. Il titolo è una dichiarazione d’intenti netta: storie autentiche, via gli infingimenti, o peggio, gli inganni. Al femminile, tra l’altro.
R. Senza Trucco è un documentario che “voleva” essere realizzato.
Dopo aver avuto, io e Marco Fiumara, il mio compagno, l’idea di girarlo, abbiamo individuato le protagoniste, che io conoscevo di vista; le ho scelte a pelle dopo l’assaggio dei loro vini.
Quattro personaggi del tutto diversi, per età, formazione, approccio al lavoro e ambiente circostante; eppure tutte accomunate da passione e rispetto viscerali nei confronti del proprio territorio e delle vigne coltivate.
Dora Forsoni (Poderi Sanguineto), Toscana; Nicoletta Bocca (San Fereolo); Piemonte, Elisabetta Foradori, Trentino; Arianna Occhipinti, Sicilia: ciascuna rappresenta una delle quattro macrozone vitivinicole del nostro paese e incarna l’essenza antica della donna collegata alla terra, con dedizione e sofferenza generose che riconducono al materno.

D. E a tutta la simbologia legata alla Grande Madre…
R. Si, certo. Il documentario è stato girato nell’arco di una anno e ha uno sviluppo stagionale.
A quel punto però, siccome è un’autoproduzione, il nostro budget era esaurito. Come fare per finire?
Abbiamo aperto un blog con lo stesso nome del documentario e abbiamo iniziato a prevendere i DVD del film, sei mesi prima che questo venisse completato.

Moltissime le persone che, basandosi sulla qualità del girato che io di volta in volta pubblicavo sul blog, hanno pre-acquistato delle copie, permettendoci così di terminare la postproduzione.
Oggi posso dire che Senza Trucco, dal canto suo, è un punto di riferimento per gli amanti del vino schietto e genuino.

D. Ho letto che ti definisci “ribelle”. Ma come persona o regista? E per cosa?
R. Forse “ribelle” è un aggettivo un po’ troppo estremo, basterebbe “non convenzionale”.
Mi riferisco alla mia incapacità di scendere a compromessi, etici e professionali, anche in cambio di mansioni e compensi importanti. Se un vino è finto e costruito, non lo bevo, anche se di fronte ho il proprietario della cantina. Questo atteggiamento da un lato mi impedirà per tutta la vita di avere dei soldi in tasca, dall’altro mi concede di non sentirmi mai in debito con nessuno. E di poter girare e scrivere quello che mi sento: niente vale di più.

D. Noi ci siamo conosciuti grazie a Il re del mosto, di cui hai pubblicato da poco il “restyling”. Un gran bel documentario!
R. Grazie!..

D. Mi piace molto il titolo, una efficace metafora riferita a Giacomo: lui ha “pigiato” tanti luoghi comuni, umani ed enologici, e insegnato, a modo suo certo, a vivere. Tu, da dietro la  macchina da presa, che idea ti sei fatta di lui?
R. Mi sono innamorata subito di Giacomo e, per tutta la lavorazione del documentario, ho sentito un forte senso di perdita: non averlo conosciuto per me è un grande motivo di rammarico, sono sicura che avrei imparato a vivere meglio e più in fretta se avessi avuto l’occasione di frequentarlo. Tuttavia, il solo fatto di entrare nel suo mondo attraverso i racconti e le testimonianze degli amici, mi ha permesso di passare attraverso esperienze fitte e intense.
Ecco, nel girare il documentario, volevo che la mia avventura potesse essere estesa a tante altre persone.

D. Giacomo Bologna e Gino Veronelli. Quando pensi all’uno non puoi non pensare all’altro.
Rara, negli uomini, una comunione come la loro. E’ dovuta alla forza catartica del vino o alla profondità degli ideali?
R. L’incontro con Gino Veronelli ha rappresentato una svolta essenziale nella mia vita: mentre mi raccontava la sua amicizia con Giacomo e la sua fede totale nell’anarchia, assaggiavamo una bottiglia di Ai Suma 1989, l’ultimo vino dello stesso Giacomo fatto prima di morire.
Sono convinta che gli ideali più profondi e il vino non possano essere scissi. Per l’ennesima volta cito una frase che Bruno Lauzi pronuncia durante il documentario: “Chi beve vino non scrive lettere anonime”.
In questo concetto secondo me è condensata la grande storia d’amore fra Giacomo e Veronelli: solo quando stai condividendo una grande bottiglia con un amico vero abbandoni tutte le sovrastrutture e le maschere e lasci che i pensieri più schietti e puri fluiscano, come canalizzati direttamente dal cielo alla mente, attraverso il bicchiere.

Gian Arturo Rota


Un nuovo documentario (e blog)!

Quando stavamo preparando il dvd di Senza Trucco, l’anno scorso, a un certo punto avevamo promesso sul blog di inserire fra gli extra il documentario Il Re del Mosto, girato otto anni fa. Immagino che tutti si siano accorti che nella copia ricevuta a casa non c’erano tracce di extra… Beh, avevamo fatto i conti senza l’oste. Nella versione che avevo montato allora, erano state usate musiche non coperte da diritti e, in più, non era stato fatto alcun lavoro di post produzione nè sul suono nè sulle immagini. E’ stata l’occasione giusta per rimettere mano ex novo a un progetto che era davvero un peccato lasciare in un cassetto. Io e Marco, che nel frattempo si era appassionato al documentario, abbiamo proposto alla stessa montatrice di Senza Trucco, Enrica Gatto, di rimettere mano anche a questo prodotto. Quando lei ha visto il materiale di partenza si è entusiasmata e ha accettato di rimontare Il Re del Mosto in modo professionale. Naturalmente, come già era successo per il documentario precedente, i fondi non ci permettevano di remunerare adeguatamente nè lei nè Aldo Pontecorvo, che si è occupato della color correction, nè Timeline studio, che ha seguito il missaggio del suono. E di nuovo, come la volta precedente, tutti hanno deciso di partecipare comunque, rapiti dal carisma del protagonista, Giacomo Bologna, l’inventore de La Monella e del Bricco dell’Uccellone, e dai personaggi intervistati, molti dei quali oggi, purtroppo, non più in vita. Il risultato è un film di 45 minuti, goliardico, allegro, nostalgico, musicale: un inno al vino, al cibo ma soprattutto alla vita, che va vissuta senza risparmiarsi, contornati da amici, da bottiglie e da canti. Giacomo Bologna è morto il giorno di Natale del 1990 ed è entrato dritto dritto nella leggenda: quello che lui sosteneva allora è ancora avanguardistico oggi e la sua visione del vino vero come frutto della terra e dell’amore dei contadini (e non dell’industria) è il messaggio più forte che ha trasmesso. Sono sicura  che se oggi lui e Luigi Veronelli fossero ancora vivi, li verdremmo assieme a Fornovo, a Cerea o a Vini Naturali a Roma. Il tempo non ha permesso a Giacomo di seguire questa ennesima evoluzione del vino, però nel documentario la sua filosofia enologica emerge chiaramente: “Il peggior vino del contadino è migliore del miglior vino d’industria” e questo, ai mei occhi, fa di lui un personaggio da ascoltare e seguire con attenzione ancora oggi. Spero che avrete voglia di seguire anche il nuovo blog, in cui, oltre ad aggiornarvi sull’evoluzione del documentario e sullo stato dei lavori, vi racconterò l’incredibile storia di Giacomo Bologna e l’avventura che ha rappresentato girare questo film. E spero, soprattutto, che avrete voglia di sostenere anche questo progetto. Il film è pronto: 45 minuti di documentario + 40 minuti di extra. Aspettiamo la presentazione ufficiale al Festival Corto&Fieno di settembre e poi saremo in grado di spedire il dvd. Abbiamo però bisogno del vostro aiuto per raccogliere i fondi per la stampa delle copie: come era già successo per Senza Trucco, iniziamo una prevendita dei dvd (sempre a 20 copia-sostenitore numerata). Chi avesse voglia di darci una mano può scriverci, come sempre, all’indirizzo senzatrucco2011@gmail.com e speriamo che le cose vadano bene come nell’occasione precedente. Grazie a tutti in anticipo!

Qui di seguito un paio di minuti che fanno parte degli extra del documentario: un brindisi con l’Ai Suma del 1989 (lìunica annata realizzata personalmente da Giacomo), fra Luigi Veronelli, me e Matteo Codrino, coautore del documentario.


Un contenuto speciale per il nostro dvd!

Quasi dieci anni fa, in tempi ancora non sospetti, ho girato in Piemonte un documentario su un importantissimo produttore di Barbera, Giacomo Bologna, detto Braida. Era già morto da tempo, però il suo carisma era rimasto intatto fra tutti i suoi familiari e amici, che ero andata a recuperare uno per uno, scoprendo anche nomi noti non appartenenti al mondo del vino. Pensavo sarebbe stata un’impresa impossibile intervistarli tutti e, invece, personaggi come Luigi Veronelli, Bruno Lauzi, Gianni Rivera e  jazzisti come Gianni Basso e Gianni Coscia hanno deciso di onorare il loro vecchio amico attraverso il documentario di una (allora) giovanissima regista.

Per qualche anno, però, le liberatorie che avevo fatto firmare a tutti con la concessione dei diritti d’immagine sono sparite, impedendoci di pubblicare il film. Bene, tre giorni fa, Matteo Codrino, il co-regista di quel lavoro ha finalmente ritrovato la cartellina incriminata e, così, Il re del mosto può finalmente uscire da internet e passare su dvd. Per festeggiare abbiamo deciso di ampliare Senza Trucco e di corredare la copia del dvd preacquistata dai nostri sostenitori con Il re del mosto. Anche se il suo vino non era naturale, perchè in quel periodo non si usava, Giacomo Bologna lo era, e ha scritto sul una delle più belle frasi di sempre:

Costruitevi una Cantina ampia, spaziosa, ben areata
nelle serate di Primavera, Estate, Autunno e Inverno
sogghignando al pensiero di quell’ uomo senza canti
e rallegratela di tante belle bottiglie, queste ritte,
quelle coricate, da considerare con occhio amico
e senza suoni, senza donne e senza vino,
che dovrebbe vivere una decina d’anni piu’ di voi.

Giacomo Bologna

Qui di seguito alcuni spezzoni tratti dal dvd Il re del Mosto:


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Double passion: jewels and wine | talking about unconventional jewellery and wine experiences

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