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Dopo l’anteprima di Resistenza Naturale

Finalmente sono riuscita a vedere il nuovo documentario di Jonathan Nossiter, un amico che ha avuto una grande importanza nella storia di Senza Trucco e che, come noi, si è schierato da tempo al fianco dei produttori di vino naturale. In Resistenza Naturale si raccontano quattro personaggi, Elena Pantaleoni de La Stoppa, Corrado Dottori de La Distesa, Giovanna Tiezzi di Pacina e Stefano Bellotti di Cascina degli Ulivi, viticoltori rigorosi, che lavorano la terra e danno vita al proprio vino senza scendere a compromessi. Ciascuno parla singolarmente dell’esperienza che lo contraddistingue e trova poi un confronto costruttivo nei momenti conviviali, in cui la discussione sulle regole del mondo del vino si trasforma spesso in una presa in giro del sistema vigente. Naturalmente si coglie dietro le risate la rabbia per commissioni e disciplinari assurdi e miopi, però quello che emerge è la consapevolezza di agire nel modo più giusto verso la natura e il consumatore, subendo spesso colpi bassi da parte di un sistema di controllo vittima dei dettami dell’industria del vino.

Una scena su tutte: Stefano Bellotti mostra una zolla appena zappata del suo terreno e poi la accosta a un pugno di terra del suo vicino, che lavora da anni in convenzionale, usando pesticidi, concimi e diserbanti. Devo davvero descrivere la differenza? Jonathan la definisce cosi: life and death, la vita e la morte…

Resistenza Naturale non doveva essere un film, ma il backstage dell’edizione italiana degli extra di Mondovino (tutto il girato non montato nel film originale, ma rielaborato in una bellissima collezione di dvd, già uscita in diversi paesi all’estero). Il materiale ottenuto era davvero buono e Jonathan si è reso conto che c’erano le basi per un nuovo documentario sul vino, forte e schierato come il precedente. Però molto diverso: qui non si vedono magnati dell’industria enologica e non ci sono critiche dirette a multinazionali del vino. I protagonisti sono quattro produttori a cui ci si affeziona incondizionatamente e che diventano, agli occhi del pubblico, i paladini di un sistema antico di fare agricoltura, quello che non conosceva lo sfruttamento del territorio, ma era riconoscente per ciò che la natura sa offrire.

Resistenza Naturale non è solo un film sul vino: un terzo della narrazione è dedicata al cinema, nell’Istituzione della Cineteca di Bologna, rappresentata dal suo Direttore, Gian Luca Farinelli. Da anni la Cineteca si occupa di restaurare pellicole storiche, restituendole allo splendore originale e a un pubblico consapevole. Ecco che il documentario è cadenzato da scene di film leggendari, da Chaplin a Monicelli a Rossellini. Resistenza tout-court: al potere costituito ne Il Marchese del Grillo, alla dominazione nazi-fascista in Roma Città Aperta e al mito della ricchezza ne La Febbre dell’oro. E all’oblio del tempo da parte della Cineteca.

Nossiter ha saputo raccontare il proprio bisogno etico e politico di salvaguardare il buono del passato contro un’imperversante sete di consumo di massa attraverso le sue due grandi passioni, cinema e vino. Che sono le stesse che condivido e che avrei voluto saper descrivere così. Bravo Jonathan e grazie da parte di chi cerca di resistere.

Di seguito uno stralcio dell’intervento di Nossiter e Bellotti dopo la proiezione.


Corrispondenza attorno a Il Re del Mosto

Recensione di Veronelli di un vino de La Stoppa (1881)

Dopo avere respirato fino in fondo, anche se da distante, l’atmosfera in cui erano immersi Giacomo e i suoi amici, più di una volta mi sono ripetuta che, se fosse vivo oggi, forse incontrerei il nostro protagonista a Vini di Vignaioli, La Terra Trema e Vini Naturali a Roma. Ho riconosciuto in molti dei miei amici produttori quello stesso entusiasmo garibaldino, quell’insofferenza mal celata verso le convenzioni (intese in tutti i sensi) che ho imparato a leggere nelle testimonianze su di lui. Da uno scambio di mail con Elena Pantaleoni de La Stoppa ho ricevuto qualche conferma in più riguardo questo mio pensiero, ma sono anche riuscita a capire meglio quello che Giacomo amava ripetere spesso: “Il peggiore vino del contadino è migliore del migliore vino d’industria”: non è forse questa la filosofia alla base di ogni mia scelta di bottiglia? Vi ripropongo il nostro scambio epistolare, sperando di risvegliare qualche altro ricordo che possa consolidare il mio punto di vista.

 

Carissima Giulia,

sabato sera ero a casa, sola, pioveva, e mi sono detta: questa è la serata giusta per vedere il nuovo film di Giulia. Mi è piaciuto molto, mi ha fatto venire un po’ di malinconia, perché quando ho iniziato a lavorare nel mondo del vino, le persone che compaiono nel film erano quelle di riferimento allora. Mi ricordo un Vinitaly, credo fosse l’88: mia madre mi portò come prima visita e assaggio (alle 9,30 del mattino!) nello stand di GiacomoBologna. Sembrava un altro mondo rispetto agli altri stand: c’era allegria, si mangiava si beveva, non si degustava!

E poi Veronelli: noi facevamo parte della Vide, l’associazione creata da lui nel ’78. Facevamo il Vinitaly e le altre manifestazioni assieme a Marta Galli de Le Ragose, i Giuntini di Selvapiana, Schiopetto, Volpe Pasini, Vallania: per noi, soprattutto per me, era un tale onore essere insieme a tutti questi grandi produttori… Allora non si parlava di vino naturale e vino convenzionale, ma di agricoltori e di industriali: questa era la distinzione, netta, tra chi faceva vino con le proprie uve e chi invece le comprava. Altro mondo, altre storie, altri entusiasmi…

 

Cara Elena,

grazie per le tue parole nei confronti del nostro documentario, ma grazie anche e soprattutto per avere riconosciuto lo spirito di quegli anni e per avermelo confermato. Io purtroppo non ho potuto viverlo che da lontano, attraverso le testimonianze degli amici di Giacomo e soprattutto attraverso quel pomeriggio intensissimo trascorso con Veronelli. Allora per me il vino era ancora e soltanto una bevanda da accostare al cibo e non osavo nemmeno immaginare quello che poteva celare. Sentire Veronelli che parlava di anarchia, di Leoncavallo, di Vignaioli indipendenti e di contadini ha aperto uno squarcio nel mio rapporto con l’enologia. Quando ho fatto il corso all’Ais e ho preso il diploma, mi sono allontanata triste, amareggiata, perché non avevo rincontrato nulla di quello che mi aveva così stregata nelle parole di Veronelli. Poi sono entrata in contatto con il vostro mondo: ecco di nuovo tutti gli ideali di libertà, autonomia, spontaneità e ribellione a cui anelavo.

 

E’ vero, Giulia, ho avuto la fortuna di vivere quei momenti, ho imparato allora che i vini buoni erano quelli più tradizionali, quando la parola tradizionale aveva il suo vero significato. Giacomo Bologna non l’ho mai conosciuto personalmente, era senz’altro curioso e appassionato e l’idea di mettere in barrique la Barbera, a vederla oggi, sembra quasi un delitto, ma allora era per smarcarsi da un’immagine di Barbera dozzinale e di poco valore e dimostrare che si poteva farne un grande vino. In tanti in quegli anni hanno fatto così: penso a Gravner o a Castello di Ama e Isole e Olena, che sono dovuti passare attraverso i vitigni internazionali per farsi conoscere e apprezzare e solo successivamente sono riusciti a imporre i vitigni italiani, con grande successo. E poi l’aspetto conviviale: in quegli anni il vino stava diventando così di moda e tutti si prendevano così sul serio. Giacomo Bologna invece era divertente, grandi bevute, mangiate e cantate, atmosfere che solo intorno a una grande bottiglia di vino che ti emoziona si riescono a creare!

Bah, sarà l’autunno che avanza, il camino acceso, un po’ di malinconia viene…


Enologica a Faenza. Nuovi e vecchi amici

Dopo la serata al Circolo Underground di Rieti, stamattina saltiamo in macchina diretti a nord, per rispondere all’invito di Giorgio Melandri, che un paio di mesi fa mi ha cercata perchè voleva presentare Senza Trucco a Enologica. Ci siamo incontrati la prima volta a la Stoppa, durante la bellissima serata voluta da Elena Pantaleoni, e non è difficile entrare in sintonia con chi ama il vino schietto, quando ci si conosce in occasioni simili. Quella di oggi sarà una proiezione diversa dal solito, parziale, perchè si vuole lasciare maggiore spazio al dibattito successivo. In due giorni avremo modo di rincontrare Francesca Ciancio, Jonathan Nossiter e Nereo Pederzolli, con cui abbiamo già condiviso una bellissima esperienza lo scorso weekend a Dogliani, e rivedremo amici cari come Alberto Rossi di Vino-Bio e, naturalmente Elena Pantaleoni. L’appuntamento per chi ha voglia di parlare di Senza Trucco con me e Marco e vederne una mezz’oretta è per oggi alle 17, al Centro Fieristico di Faenza, in via Risorgimento 3. Il programma di Enologica, che durerà fino a lunedì 21, è fitto di incontri e degustazioni, per cui rinnovo l’invito a raggiungerci, e non soltanto per incontrare noi, ma soprattutto perchè sarà un momento di confronto enogastronomico, con persone che, prima o poi, potrebbero anche diventare amiche.


La Stoppa: Elena Pantaleoni, un’altra donna Senza Trucco

La prima volta che ho assaggiato i vini della Stoppa non li ho capiti. Non che non mi fossero piaciuti, ma ero passata oltre. Mi ero da poco diplomata sommelier e la mia frequentazione dei produttori naturali era appena all’inizio. Quando, dopo qualche mese, sono tornata all’assaggio, mi sono domandata dove avessi la testa (e il palato) la prima volta. E, alla terza degustazione, sono rimasta definitivametne folgorata. Marco ha fatto un paragone musicale che rende perfettamente l’idea: è come fare ascoltare un pezzo di Coltrane a una persona abituata a brani commerciali. Non dirà “Dio, è insopportabile”, però non si convertità improvvisamente stregato dal jazz. Ci vuole tempo, abitudine, preparazione.
Un giorno, finalmente, ho chiacchierato un po’ con Elena Pantaleoni e ho capito ancora meglio le sue bottiglie. Ci sono etichette che non si possono distinugere dal produttore, o forse è possibile, però si perde una grande parte del loro significato.
E, infine, ho conosciuto il territorio. La Stoppa è uno di quei luoghi che restano nel cuore, soprattutto perchè non vorresti più venire via: ti lascia dentro un senso di nostalgia per la natura e la vita libera, che in città non si respirano mai.
Elena ha voluto organizzare una proiezione di Senza Trucco nella sua azienda, di fronte a un sacco di persone, in presenza di Arianna Occhipinti e con una fantastica degustazione eno-gastronomica alla fine. Non abbiamo parlato di lei nel film, eppure Elena si è entuasiasmata e ha capito il valore del nostro progetto. Così ha voluto che venisse proiettato a Rivergaro e che lo vedessero in tanti, perchè, mi ha detto, “un lavoro così fa bene al nostro mondo”. Soltanto per questo, senza tornaconti, per passione. Ora i suoi vini sono quelli di un’amica e non c’è niente che valga di più la pena bere.


Pausa di riflessione o ansia da prestazione?

Lo so, è stato un lungo silenzio. E non posso nemmeno dire che avevo tanto da fare, perchè, a parte seguire la ristampa di Senza Trucco e organizzare la sezione italiana di Dogliani Dolcetto e Corti (Garantiti), questo è un periodo in cui riesco anche a trovare il tempo per respirare. Il fatto è che, dopo avere curato per mesi un progetto e averci dedicato ogni attimo della giornata, quando questo inizia a prendere la propria strada, ci si sente un po’ come i genitori quando i figli se ne vanno a vivere da soli. Ci vuole qualche novità per ripartire. Per carità, non che il nostro documentario ormai si possa definire “arrivato”, perchè stiamo ancora aspettando che venga pubblicato in home video qui in Italia e comprato da qualche televisione all’estero, però è compiuto, sta partecipando a dei festival e continua a essere richiesto attraverso il blog. Nei prossimi due mesi abbiamo un sacco di date in programma e speriamo che la vendita dei dvd ci permetta finalmente di saldare i debiti con gli ultimi pazienti della troupe… Prima di tutto Senza Trucco sarà presente in vendita a Vini di Vignaioli a Fornovo, poi verrà proiettato alla giornata di apertura di Critical Wine, il 10 novembre a Genova, e a Dogliani, sempre nell’ambito della rassegna cinematografica sul vino, il 12 novembre. Il 18 novembre poi ci saranno due proiezioni in contemporanea, una a Rovereto e l’altra a Rieti e il 19 saremo a Faenza, per una proiezione durante Enologica. Il primo dicembre, poi, Senza Trucco verrà proiettato a Trento, in concorso al Festival Tutti nello stesso piatto. Per ultimo ricordo l’appuntamento più vicino, un incontro a cui tengo particolarmente: Elena Pantaleoni, un’altra grande donna del vino naturale, ha organizzato per mercoledì 26 ottobre una visione di Senza Trucco con degustazione a seguire nella sua azienda, La Stoppa. Sarà una serata di grande festa a cui parteciperà anche una delle nostre protagoniste, Arianna Occhipinti. Se qualcuno la settimana prossima si trovasse nella zona del piacentino e avesse voglia di partecipare a una riunione fra amici a base di cinema e vini naturali, si metta in contatto con Elena! Forse il figlio non se n’è proprio andato da casa… dobbiamo seguirlo ancora per un bel po’!


ELIANA NEGRONI

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