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Una giornata con Nino Barraco

Approfittando della chiocciola Slow Wine e della sua trasferta a Torino, ieri ho rapito Nino Barraco per l’intera giornata e l’ho sfoggiato in giro per la città, un po’ come si fa quando si ha una bella fidanzata. Prima sosta, pranzo Al Gatto Nero, da Andrea Vannelli, che conosce Nino da anni. Non potrei citare tutte le portate di cui io e Nino eravamo sempre più entusiasti, dai peperoni con le acciughe alla trippa alla fiorentina a un’incredibile torta con farina di castagne, che temo non riuscirò più a dimenticare. Però posso soffermarmi su una bottiglia in particolare delle quattro che Andrea ci ha portato, questIMG_2041a volta direttamente da quello che lui chiama il suo “museo”. Un Gigondas di Pierre Amadieu, Cotes du Rhone, del 1969, Grenache in purezza. Nino, che è mio coetaneo, mi ha ricordato che sempre meno spesso ci capiterà di bere vini più vecchi di noi… Naso ovviamente chiuso all’inizio, con una predominanza di note di botti in cantina. Poi l’ossigeno ha aperto la strada più che a sentori particolari, a una serie di richiami emotivi, come se a questo vino, dopo tanti anni in silenzio, andasse di parlare direttamente all’anima, più che ai sensi. In bocca una freschezza impressionante, a cui non avremmo dato più di una decina d’anni. Corpo leggiadro, toni trasparenti e una lunghezza davvero notevole. Senza dimenticare un’intensità espressiva che rimandava alle note originarie del vitigno, dirette e senza orpelli. Un bel regalo di Andrea Vannelli, che abbiamo salutato dopo tre ore di quello che Nino ha definito “piacere puro”.

Una breve pausa prima di passare a fare un saluto a Marco del De Gustibus, che ci ha fatto assaggiare un metodo classico che né io né Nino conoscevamo, il Brut di Sebastian Stocker, un produttore altoatesino che realizza i suoi spumanti a partire da uve Chardonnay, Pinot Bianco e Sauvignon. Intenso, complesso e pieno in bocca, come se non volesse lasciare nemmeno un angolino ignaro della sua esistenza. Accattivante e persistente, dal perlage sinuoso, profumato di erbe d’alta montagna e pane appena sfornato. Una merenda come se ne dovrebbero fare sempre.IMG_2052

IMG_2046Chiusura in bellezza con la serata dedicata proprio a Nino Barraco dall’Enoteca Bordò: una festa da fine Salone in piena regola. Street Food siciliano, come solo Francesca Bordonaro sa fare qui a Torino, con l’arancina di sarde, il “Pesce d’uovo”, la tartina con caponatina, il cous cous alla trapanese e un favoloso cannolo. In abbinamento i vini di Nino (peccato per il dolce… la Milocca – da uve surmature di Nero d’Avola – deve essere IMG_2048ancora imbottigliata): Rosammare, Catarratto e Zibibbo. Il IMG_2047Rosammare 2013 è praticamente finito, però Nino assicura che il 2014 sarà ancora meglio. Si sente il profumo del mare, dell’estate, con il Nero d’Avola che, spogliato della sua IMG_2058scorza più esterna, mostra l’intima essenza. Il Catarratto, territoriale, direi campanilistico, con le sue note dorate di Sicilia assolata e il suo corpo arrembante, strutturato, da vino rosso. Infine lo Zibibbo, ammaliante al naso e secco in bocca, come una donna che promette e lascia sperare, per poi rimandarti al prossimo appuntamento, come al prossimo sorso.


Nino Barraco e i suoi vini del mare

Eccoci alla seconda degustazione guidata da un produttore durante Vini Naturali a Roma 2012. Già il titolo era accattivante e l’incontro non è stato da meno, anche perchè Nino ha un modo schietto di raccontare la sua storia di produttore e non cerca in alcun modo di fare, come dicono a Roma, il “piacione”. I suoi sono “vini del mare” perchè le vigne subiscono tutte, quale più quale meno, l’influenza dello iodio e del salmastro e riescono a conservarne intatti i ricordi anche per anni, come ci è capitato di constatare durante la degustazione. I vini portati erano vecchie annate di Catarratto (2006), di Zibibbo (2006), di Grillo (2004) e di Pingatello (2007). Nino ci ha tenuto a sottolineare come, con il passere del tempo, le sue bottiglie raggiungano un’eleganza e una sintesi perfette. Niente di più vero: ho sentito spesso dire dei vini dell’azienda che sono troppo impegnativi e che non sanno trovare una propria dimensione precisa. E’ solo questione di tempo. Ci siamo resi conto tutti, durante la degustazione di annate passate, che soprattutto i bianchi invecchiando riescono a mettere in mostra aspetti di freschezza e raffinatezza che troppo giovani non permettono di cogliere. Bisogna convincere Nino a farli invecchiare di più i suoi vini… anche perchè riesco ancora a sentire sul palato le note profonde del Catarratto e ad annusare nell’aria la speziatura in evoluzione dello Zibibbo.


Un altro Festival!

“Buongiorno,
l’organizzazione del SiciliAmbiente Documentary Film Festival è lieta di annunciarLe che il documentario dal titolo SENZA TRUCCO – Le Donne del Vino Naturale  per la regia di Giulia Graglia è stato selezionato come opera in concorso al nostro festival!”.

La mail inizia proprio così. E cosa posso aggiungere io se non che siamo – di nuovo! – felicissimi? Il tema del Festival è sempre ambientale, ma questa volta cambia lo scenario: voliamo a San Vito Lo Capo, fra il 19 e il 24 luglio, sperando di poter avere con noi Arianna Occhipinti e che ci raggiungano anche altri amici produttori naturali, a partire da Nino Barraco, che con il suo Catarratto è stato complice dell’idea iniziale di Senza Trucco. In questi giorni ci stanno arrivando i commenti a caldo dei primi che hanno acquistato il DVD e che finalmente l’hanno ricevuto: non so se le parole entusiaste o addirittura commosse siano dovute al senso di liberazione per la lunga attesa, ma ci rende davvero orgogliosi sapere che chi ci ha sostenuti pre-comprando il documentario sia già alla seconda visione in una settimana…

In più due giorni fa un’amica che vive sul web mi ha avvisata che il trailer è su Repubblica tv. Forse dovrei iniziare a segnalare tutte queste belle notizie con un tono più asettico, meno coinvolto, e probabilmente in futuro lo farò (semper che continuino le occasioni!), anche per evitare di sembrare tracotante… ma oggi sono troppo contenta per trattenermi: Senza Trucco ci sta dando un sacco di soddisfazioni, come potremmo non gioirne?


Vini Naturali a Roma 2011

Io forse sono di parte, però Vini Naturali a Roma mi entusiasma ogni anno di più. Sarà perchè ormai questo mondo è una sorta di grande famiglia e, girando fra i banchi dei produttori, ho davvero l’imperssione di trovarmi fra un sacco di amici. Ma credo che dipenda soprattutto dal fatto che i vini assaggiati si dimostrano sempre di grande qualità e che ormai le imperfezioni artigianali, a cui si additava con biasimo snob in passato, siano un lontano ricordo. Nei due giorni che ho trascorso all’Hotel Columbus sono riuscita a degustare parecchio, scoprendo aziende che non conoscevo ancora e confermando la mia opinione su produttori che invece fanno parte da tempo della mia cantina personale (che peraltro si svuota a una velocità spaventosa…). E’ stato davvero interessante il giro in Sud Italia, con una menzione particolare per il Fiano d’Avellino di Ciro Picariello, sempre inarrivabile, il Faro Bonavita 2006, l’Etna Rosso Quota 600 di Graci e il Catarratto di Nino Barraco, che ogni volta mi sembra più magnetico. Questa volta mi sono soffermata un po’ più a lungo sui vini laziali de La Visciola, che mi sono resa conto di non avere mai considerato abbastanza, e di Le Coste, con un Aleatico che non smette di stupirmi. Più a nord, ho riassaggiato con piacere il Brunello di Stella di Campalto, il Valpolicella di Villabellini e il Sassaia di Angiolino Maule. La sosta in Friuli è stata più lunga del previsto, perchè questa volta ho deciso di non lasciare niente in disparte. Naturalmente sono partita dal Jackot di Terpin, che ormai conosco particella per particella, per passare alla Vitovska di Zidarch e a quella in anfora di Vodopivec; chi non conoscevo ancora bene era Klinec, che mi ha entusiasmata con la Malvasia. In Piemonte non vorrei soffermarmi troppo, perchè potrei essere tacciata di campanilismo; ma Rinaldi, Cappellano e il Barbaresco di Cascina delle Rose sono sempre fra i miei preferiti. E non ho parlato di Sanguineto, San Fereolo e Foradori: amo talmente i loro vini, che nessuno penserebbe che sono obiettiva.

Qui di seguito la video-intervista che ho fatto a Tiziana Gallo durante un giro per i produttori presenti per la prima volta a Vini Naturali a Roma.


FAQ…

Come nasce Senza Trucco? Ho conosciuto Giulia nel Giugno del 2006, su un set a Torino… No, forse l’ho presa troppo alla lontana. Facciamo un salto in avanti di tre anni. E’ l’autunno del 2009: fra poco andremo ad abitare insieme e una sera, a cena, si fanno due chiacchiere davanti a una bottiglia di Catarratto di Nino Barraco (dimenticavo, nel frattempo ho cominciato ad apprezzare i vini naturali, anche perché con lei non ci sono molte alternative). Non so chi ha lanciato l’idea di girare qualcosa sulle donne che producono vino biologico, ma di sicuro tutti e due pensiamo subito a Dora. Lei l’ha conosciuta a Spoleto; io ho visto solo l’intervista che Giulia le ha fatto, ma l’energia di quella donna mi ha colpito in un modo indelebile. Se abbiamo deciso subito di andare a Sanguineto sinceramente non me lo ricordo, ma di certo Dora è la scintilla che ha messo in moto tutto. Avevamo l’idea; abbiamo trovato una camera; Giulia avrebbe fatto la regia e io, ovviamente, il fonico: mancava solo un operatore… ma questa è un’altra storia.


ELIANA NEGRONI

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