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Remo Hohler – un punto di vista alternativo

Uno dei produttori che distribuisco, Remo Hohler, che ha l’azienda a Cassinasco (AT), qualche giorno fa ha pubblicato il remo hohlervideo di un suo seminario il cui titolo era: “La flavescenza dorata dal punto di vista energetico e spirituale”. Conoscendolo e stimandolo parecchio, ho deciso di ritagliarmi due ore per guardare l’intero filmato. A dire il vero la flavescenza dorata è soltanto l’argomento-spunto per trattare la sua filosofia come viticoltore, che mi piacerebbe riassumere velocemente per chi non avesse il tempo di guardarsi l’intera conferenza. Con un avvertimento: queste linee di pensiero sono sconsigliate a tutti coloro che hanno un approccio razionale alla vita e che ritengono che ogni aspetto del mondo sia a sè stante e non collegato agli altri. Per quanto mi riguarda, appoggio totalmente tutto quello che dice Remo, a costo di perdere credibilità di fronte a chi non vuole sentire la parola “spiritualità”.

Remo inizia il suo discorso parlando di un’azienda agricola del biellese, in cui non esistono le classiche malattie delle piante, per quanto quella zona sia comunque altamente colpita. I loro trattamenti di rame e zolfo sono soltanto tre in un anno e le piante stanno benissimo. Com’è possibile?

Ognuno di noi ha il potere di indirizzare la propria vita in una direzione o in un’altra. Si può fare parte della massa che subisce le scelte altrui, oppure ci si può differenziare diventando i creatori di qualcosa di nuovo e fondamentale per l’umanità. Un comportamento innovativo e diverso causa isolamento e derisione da parte della società, però permette di attivare una rivoluzione di cui poi la stessa società beneficerà. Questa la premessa di Remo per affermare che il suo pensiero potrà sembrare folle e irrazionale ai più, ma che questa è la sua sfida per cercare di cambiare e migliorare il mondo in cui vive.

A partire dal minuto 16:43 c’è un lungo estratto dalla trasmissione Voyager in cui si affronta il tema della sensibilità delle piante: a partire dagli anni sessanta diversi esperimenti realizzati in differenti parti del mondo hanno confermato che le piante hanno reazioni emotive a determinate situazioni e che avvertono il pericolo o la tranquillità e il benessere. In un’azienda toscana, da quando sono stati istallati nelle vigne degli amplificatori che riproducono tutto il giorno musica classica, le viti sono molto più sane e rigogliose. Un botanico statunitense di fine ottocento, Luther Burbank, pur essendo autodidatta e non avendo studiato biologia, era stato in grado di creare più di ottocento specie nuove, semplicemente prendendosi cura delle sue piante, accudendole e parlando con loro. Questo per dimostrare come le piante, esattamente allo stesso modo di uomini e animali, sono sensibili alla gioia e al dolore e sono in grado di percepire l’amore, rispondendo con rigogliosità. Ecco la ricetta di Remo per rendere le sue vigne più sane e resistenti rispetto alle malattie: prendersi cura di loro con dedizione. A questo proposito, Remo riporta un aneddoto riguardante la sua vita. Nel 2007 è morta sua moglie, con cui era arrivato venticinque anni fa dalla Svizzera e aveva acquistato la cascina per dare vita a un’azienda agricola. I quattro figli non avevano intenzione di lavorare in campagna e più volte Remo, caduto in profonda depressione, aveva pensato di estirpare le vigne. Tutte, tranne un piccolo pezzo davanti a casa, che nella sua mente continuava a salvare. Negli ultimi anni i vigneti di Remo hanno avuto gravissimi problemi di flavescenza dorata. Lui non riusciva a spiegarsi quale fosse la causa, fino a quando ha realizzato che l’unica parte del vigneto non colpita era quella che lui mentalmente salvava dall’estirpazione. Doveva correre ai ripari, dimostrando alle sue viti che non voleva più disfarsi di loro. Ha iniziato ad accudirle amorevolmente e integrare dei trattamenti contro la malattia con infusi di piante, secondo i dettami della biodinamica. E da lì ha cominciato a documentarsi su tutte le più antiche forme di agricoltura naturale, che oggi vengono ottusamente definite “alternative”. Non ultimo, ha deciso di pregare tre volte al giorno per ringraziare di essere proprietario terriero in un momento in cui la società vede i contadini come ignoranti e bifolchi.

Anch’io sono convinta che l’unica rivoluzione possibile in questo mondo possa partire dai contadini, depositari di saperi ancestrali e, paradossalmente, gli unici davvero proiettati verso il futuro. Ringrazio Remo per aver dato ancora più forza a un pensiero che, mano mano che mi occupo di vini naturali, sta prendendo piede nella mia testa. Non è questione di gusto o di moda: bere e mangiare rispettando l’ambiente è una necessità etica, una forma di rispetto verso il mondo e verso se stessi.

Qui di seguito il seminario al completo:


Perchè arrotolare e non cimare

Nel terzo episodio del documentario si vede Elisabetta Foradori, in tarda primavera, che arrotola i tralci delle viti attorno al filo più alto del suo impianto a guyot. Intanto ci spiega come nella viticoltura convenzionale normalmente si passi con una macchina e si taglino le cime delle piante; la metafora che fa è abbastanza esplicita: “E’ come se a noi tagliassero le mani”…

Sono stata di recente da un’altra produttrice, che aveva appena finito di arrotolare e già doveva ricominciare, perchè l’energia delle viti le spingeva di nuovo verso il cielo. Quella a cui ho assistito è stata una vera e propria tirata nei confronti di tutti coloro che per risparmiare preferiscono tagliare i tralci, senza preoccuparsi se le piante ne soffrano o meno: ciò che conta è risparmiare sui tempi di lavoro ed entrare più facilmente fra i filari. Le ho chiesto come possano le viti risentire di un’azione di questo tipo e lei mi ha accompagnato in una vigna vicina alla sua. L’impianto ha la stessa età del suo, è sempre a guyot, ma sembra di essere in un altro mondo: la vegetazione è povera, l’intensità del colore delle foglie è smunta e le viti sembrano davvero sofferenti. Per farmi capire cosa significa tranciare di netto un tralcio, la mia amica produttrice mi ha indicato un povero mozzicone sulla via del rinsecchimento e, subito dopo, la ferita provocata dallo strappo di una femminella. “Se la natura fornisce la vigna di tutta questa vegetazione, ci sarà un motivo: le piante hanno bisogno di ripararsi dal sole e di accumulare energia dalla fotosintesi. Tagliare i tralci alle viti è un po’ come se a noi tagliassero la safena…”. Di nuovo una metafora con una parte del corpo umana. Per queste produttrici le viti vanno trattate come persone, cercando di farle stare bene e di non portarle a soffrire. E, proprio per farmi capire come si possa fare questo, la mia amica, alla fine, mi ha portata nella sua vigna. Guardate nel video la differenza rispetto alle immagini precedenti. A proposito: a un certo punto si vede anche un cordone speronato, prova ulteriore di quanto il risparmio non faccia così bene ai vigneti. E, soprattutto, riuscite a capire dove siamo e qual è il vino prodotto da questi grappoli?


Vini Naturali a Roma 2011 Intervista a Tiziana Gallo

Anche quest’anno ecco Vini Naturali a Roma, un appuntamento ormai irrinunciabile per gli amanti di questo tipo di produzione, che stanno già partendo da tutta Italia per trovarsi sabato mattina all’hotel Coloumbus. 90 aziende vinicole, più una sala dedicata ai prodotti alimentari tipici e un’altra alle birre aritigianali: quest’anno Tiziana Gallo ha fatto le cose più in grande del solito ed ecco perchè siamo andati a trovarla qualche giorno prima della sua manifestazione romana.

Tiziana, siamo ormai alla terza edizione di “Vini naturali a Roma”. Credi che l’attenzione del pubblico nei confronti di questo tipo di prodotto stia crescendo?

Non so se l’attenzione del pubblico per i vini prodotti nel rispetto della natura sia in crescita, io lo spero<. il numero dei visitatori che interverranno all’evento forse ci darà un risultato. Mi occupo da qualche anno di vino naturale e credo questo sia il modo migliore per produrre il vino: a me piacciono questi vini, ne sono  entusiasta e vorrei che tanti altri li conoscessero e arrivassero ad apprezzarli come me.

– Stanno aumentando le aziende che ti chiedono di partecipare alla tua manifestazione?

Sì, la richiesta  è stata grande, ma purtroppo ho dovuto dire di no a molti perchè siamo condizionati dallo spazio. Inizialmente ho anche cercato di ridurre il numero degli espositori rispetto allo scorso anno, per lasciare maggiore libertà di movimento ai visitatori, ma non è stato possibile viste le numerose richieste di adesione. Certamente il numero dei produttori che si convertono al naturale è in ascesa, in alcuni casi per esigenze di mercato, in molto altri per una raggiunta consapevolezza di voler produrre nel rispetto della natura.

– Quest’anno saranno presenti anche produttori meno conosciuti, che non si vedono spesso agli eventi sui vini naturali: su cosa si basa la tua selezione degli espositori?

Per questa edizione ho cercato di far intervenire aziende nuove per la piazza romana, persone che io stimo  ma che  qui non sono ancora popolari, come Eugenio Rosi, Garlider o Elisabetta Dalzocchio, solo per citarne alcuni. Il mio desiderio è che i consumatori conoscano tante realtà produttive diverse e che imparino a bere consapevoli di cosa c’è dietro la bottiglia, il lavoro dell’uomo, i suoi sacrifici, la sua personalità … per questo è molto importante l’incontro diretto con il produttore: chi non ha la possibilità di vedere il lavoro nelle vigne o in cantina, guardando il volto e le mani di un vignaiolo lo immaginerà. Il vino assume un sapore diverso, dopo averne conosciuto l’autore.

Alle aziende partecipanti all’evento non ho chiesto alcuna auto-certificazione, come mi è stato suggerito da più parti. Tutti i produttori invitati sanno cosa intendo per vino naturale: un vino prodotto senza l’utilizzo di chimici e sistemici in vigna e, senza l’aggiunta, in cantina, di lieviti o altre sostanze, con un impiego limitato di anidride solforosa e nuove tecnologie.

Vini Naturali a Roma

Hotel Columbus – Via della Conciliazione, 33

Sabato 5 e domenica 6 febbraio, dalle 12 alle 20

Qui di seguito il video girato a Vini Naturali a Roma nel 2010:


ELIANA NEGRONI

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