Archivi categoria: gastronomia

Un fine settimana fitto di proiezioni

Non fa in tempo a finire questa lunga e calda estate che Senza Trucco è di nuovo sulla strada. Questo fine settimana gli eventi, pur lontani geograficamente, si accavallano e si concentrano fra le giornate di venerdì e sabato.

Iniziamo dal KINOOKUS FOOD FILM FESTIVAL di Ston (Dubrovnik, Croazia), dal 5 al 9 di settembre, dove siamo l’unico film italiano nel bel programma del Concorso Internazionale Documentari: http://www.kinookus.com.hr/english/filmovi.php Qui le proiezioni di Senza Trucco sono fissate per venerdì 7 alle 20.30 e sabato 8 alle 10.00 del mattino.

E se sabato inizia bene, sotto il sole della Croazia, non potrebbe finire meglio con addirittura due proiezioni praticamente alla stessa ora. A Romagnano Sesia alle 21.00 va in scena un ghiotto anticipo del prossimo CORTO & FIENO – FESTIVAL DI CINEMA RURALE cui parteciperemo quest’anno con Il Re del Mosto: http://www.cortoefieno.it/anteprima-corto-e-fieno-a-romagnano-sesia/29,%28News%29.html

Parecchi chilometri più a Sud, a Guardea in provincia di Terni, saremo invece ospiti di un evento collaterale del The Village DOC Festival di Milano. Alle 20,30 sempre di sabato 8, gli spettatori dello STAND ALONE AWARD potranno godersi la proiezione di Senza Trucco in una cornice assolutamente bucolica, circondati dagli alberi e seduti su balle di paglia. http://www.thevillagedocfestival.com/it/itinerari/guardea-itinerari.html


Voci e sentori – numero 1

A tavola, come nella musica, il tempo e le abitudini hanno codificato una serie di abbinamenti più o meno categorici. Ci sono vini e cantanti da tutto pasto, semplici da degustare, onesti, ma senza un carattere ben definito e altri che obbediscono diligentemente a una classificazione sempre valida, anche se ormai un po’ superata: rossi con la carne, bianchi con il pesce; ritmo e voci fresche per i viaggi in macchina, calore e melodia per una serata romantica. Poi ci sono gli outsider, come Mina e Sinatra, i Riesling renani o i Romanée-Conti, vini e voci trasversali che mettono d’accordo tutti e sopravvivono al tempo e alle mode. Pochi, però, hanno il coraggio e le qualità per avventurarsi senza remore lungo i sentieri più ardui, quelli neppure concepibili per molti altri: il fine pasto per i vini, i toni della sensualità da alcova per le cantanti.

Nel 2008, mentre Ornella Vanoni festeggiava i cinquant’anni di carriera, Malika Ayane pubblicava, poco più che ventenne, la sua prima hit di successo. Alta, longilinea e diafana una, scura e mediterranea l’altra eppure, ad ascoltare attentamente Valentina o Senza fine, appaiate a Come foglie o La prima cosa bella, colpiscono più le affinità che le differenze.

Il ritmo non è certo il loro punto di forza. E il segreto non sta neppure nell’interpretazione, sempre straordinaria, del tessuto melodico delle canzoni. Il vero fascino di queste voci è nella sonorità dolce e maliosa, che scioglie le parole fin nelle sillabe per restituircele nuove, inaspettate, mai sentite. Ornella e Malika sfidano con naturalezza le consonanti che le loro colleghe sfuggono, o affrontano con troppa disinvoltura. La “r”, per esempio, di cui smussano la naturale aggressività in un tubare di tortora. O la “n”, di solito tagliente di nasalità e nemica dei cantanti, che in queste due interpreti diventa invece il tagliando vincente di una scommessa impossibile. Nelle vocali, poi, non hanno il piglio delle urlatrici, che spalancano le “a” o le “e” in finale di strofa. La loro vocale è la “o”: un suono lungo di bocca che riverbera pigro fra lingua e palato, prima di varcare le labbra socchiuse portandosi dietro l’eco di un desiderio, come la nostalgia di un fiato caldo di gola.

Sono cantanti da fine pasto, da meditazione, proprio come quei vini ottenuti da uve stramature, colte quando i liquidi negli acini si sono ormai condensati in una polpa asciutta e dolcissima. Sia che i grappoli vengano fatti appassire sulle piante, sia che si asciughino al sole sui graticci, che vengano assaliti dalle muffe nobili o che si raccolgano in pieno inverno quando gli acini sono ghiacciati, il risultato è sempre lo stesso: concentrazione degli zuccheri e aumento della densità rendono il vino simile a un elisir, dove trovano spazio tutti i profumi tipici delle uve surmature, come mandorla, agrumi, albicocca, fichi e smalto. Ma se fosse soltanto una questione di zucchero e densità, un bicchiere basterebbe a soddisfare il palato e il secondo sarebbe già forse di troppo; invece nei migliori passiti la dolcezza e la consistenza poggiano su un’acidità elegante ed energica che garantisce equilibrio e longevità al vino, come capita con certi Sauternes, che hanno decenni sulle spalle e in bocca sono brillanti come ragazzini. La Vanoni ha ammaliato generazioni, con una sensualità che strizza l’occhio all’indecenza e Malika ha iniziato da poco a costruire le basi per uno stile che prenderà corpo negli anni. Ascoltarle è come assaggiare due versioni di Chateau d’Yqem, uno d’annata e uno imbottigliato da poco: tutti e due al primo sorso lasciano senza fiato, ma ci vuole la giusta attenzione per capirne le sottigliezze e apprezzarne l’evoluzione espressiva nel corso del tempo. Bisogna scegliere un bicchiere piccolo ma dalla bocca ampia, riempirlo fino a metà, accendere lo stereo e assaporare ogni sfumatura, del vino e della musica.



A base di Pigato Pranzo al Lord Nelson di Chiavari

Chi mi conosce per Senza Trucco sa della mia passione per il vino, ma non per forza di cose è a conoscenza di quella per il cibo. Purtroppo le spese per il documentario nell’ultimo anno ci hanno concesso al massimo una pizza, ma lo scorso weekend un regalo molto gradito mi ha permesso di andare a pranzo al Nord Nelson di Chiavari, che già mio nonno, pasticcere famoso nella provincia, considerava il migliore della città. Se mi fosse arrivata una carta dei vini banale, non mi sarebbe nemmeno venuto in mente di scrivere un post, però la proposta di Alex Molinari, Presidente AIS Liguria oltre che gestore del ristorante, mi ha invogliata a raccontarvi di un pranzo domenicale decisamente fuori dalla norma.

Parto subito dal vino, estrapolato dalle diverse scelte naturali:  Pigato “Bon in da Bon” 2009 dell’Azienda Agricola Bio Vio, dal colore paglierino e dalle decise note vegetali e di mandorle, seguite in bocca da una mineralità spiccata a sostegno delle erbe aromatiche dirette e persistenti. Come sempre il Pigato mi ricorda il carattere dei Liguri: schivi e poco comunicativi al primo approccio, ma piacevoli e di compagnia se si lascia loro il tempo di esprimersi.

Il pane è fatto in casa, così come la pasta e i dolci, e le materie prime sono prevalentemente a kilometro zero, con un olio dell’entroterra davvero memorabile. Ce ne siamo subito accorti sul carpaccio di ricciola, seguito a ruota dal baccalà mantecato su polenta bianca e crema di zucca.

Tortino di zucchine con crema di acciughe e peperoni arrostiti.

Davvero interessante anche il terzo antipasto, una rivisitazione della classica “gaggetta genovese”, con foglie di lattughina avvolta attorno a polpettine di nasello su un bagnetto di pomodoro con pinoli e olive taggiasche. Per finire in bellezza la prima parte, il tortino di zucchine con crema di acciughe e peperoni arrostiti (con il piatto scarpettato a dovere!).

Abbiamo saltato i primi, che rimandiamo alla prossima (speriamo vicina) sosta al Lord Nelson e ci siamo goduti tre secondi, che elenco in ordine di apparizione e non di preferenza, cosa davvero impossibile da stabilire. Innanzi tutto la Darna di spigola in crosta di pane nero su riduzione di bufala con melanzane e pomodorini confit: un amalgama perfettamente equilibrato di componenti mediterranee, con la croccantezza della crosta di pane a bilanciare la morbidezza del resto del piatto e la punta acidula dei pomodorini a fare da contralto alla crema di bufala.

Baccalà rosso

Secondo arrivo: il baccalà rosso (preparato con la paprika) su una crema di cavolfiore e anelli di porro, di nuovo con le parti dolci (cavolfiore e porro) a loro completo agio assieme alla spinta aromatica della paprika. Infine la scottata di ricciola con verdurine al balsamico e soia e gelato ai tre pepi, dove era tutto ottimo, ma un elogio speciale merita il gelato al pepe, indimenticabile.

Per finire due dolci, anche questi notevoli: gratin di frutti di bosco passato al forno con gelato alla vaniglia, zabaglione al moscato, panna montata e amraetti sbriciolati e croccantino semifreddo di nocciole con salsa di miele e scorza di arance. E a questo punto, con abbinamento quasi obbligato, Alex Molinari ci ha portato un calice ampio con lo Spigau di Le Rocche del Gatto, un pigato indimenticabile che, dietro l’intenso colore dorato, accosta una mineralità salina alla pungenza delle note vegetali, che richiama con persistenza sia al naso che all’assaggio, in un rimando che farebbe continuare all’infinito.


d.o.l. – di origine laziale

Dove trovare i migliori salumi e formaggi del Lazio? Da D.o.l. naturalmente. In piena Centocelle, una delle zone più popolari di Roma, Vincenzo Mancino ha creato quello che è un vero e proprio paradiso per i gourmet. Per chi come noi abita a Roma e si sveglia la mattina domandandosi cosa mangerà di buono a pranzo, D.o.l. è una meta fissa: il banco che separa Vincenzo dal suo pubblico è una sorta di antro delle meraviglie, una pentola d’oro del buongustaio, la cassaforte del sapere gastronomico regionale. Quando entri non sai cosa comprerai, ma quando esci ti domandi come diavolo farai a mangiare tutta la roba che hai comprato. Il fatto è che Vincenzo è contagioso e parla con tale passione dei suoi prodotti, da far venire voglia di assaggiare tutto.

Se durante il prossimo weekend sarete a Roma per Vini Naturali, sappiate che sarà presente anche D.o.l. con un sacco di prodotti in degustazione. Se invece la capitale proprio non è sulla vostra strada, beh, credo che vi verrà voglia di cambiare i piani dopo aver visto in questi video cos’ha da proporre Vincenzo Mancino.

Dimenticavo: D.o.l. è sponsor ufficiale di Senza Trucco!


ELIANA NEGRONI

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