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La Distesa

LaDisTeam-1L’AZIENDA

Chi non conosce Corrado e Valeria Dottori? Il film Resistenza Naturale di Jonathan Nossiter ha contribuito a renderli famosi anche al di fuori dell’ambito dei vini naturali. Sono belli e genuini, raffinati ma in perfetto accordo con l’ambiente contadino. Le etichette che producono sono il collegamento più diretto, lampante e sincero fra vitigno, territorio e filosofia naturale.

Quest’estate siamo andati a trovarli e mi è successa una cosa che mi capita davvero di rado: ho invidiato la loro condizione di vita. In tempi non sospetti, quando non era ancora di moda tornare alla terra, la coppia ha lasciato Milano per trasferirsi a Cupramontana, paese di origine della famiglia di Corrado. C’era un po’ di terra e l’idea iniziale è stata quella di dare vita a un agriturismo. Soltanto in un secondo momento è nata la consapevolezza che proprio quella zona era un cru del Verdicchio e non sfruttare l’ettaro di vigna impiantata dal padre di Corrado sarebbe stato un peccato mortale. Così all’inizio degli anni Duemila La Distesa è diventata un’azienda vitivinicola, attenta da subito alla produzione di Verdicchio di qualità realizzato nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute del consumatore. Dicevo dell’invidia: una bellissima casa in campagna, i bambini liberi di giocare in mezzo alla natura, il silenzio, gli amici che si incontrano in paese. Tutte cose normali per i nostri nonni. Eppure ormai un sogno per molti di noi. Forse è proprio il caso di prendere ad esempio Corrado e Valeria e capire che andare avanti a volte significa tornare indietro, a un sistema di vita dimenticato.

IL VINO

E’ uno dei primi vini naturali che ho assaggiato quello di Corrado e ha avuto su di me un effetto destabilizzante. La sensazione è la stessa che si potrebbe provare a camminare su una corda sospesa con la rete sotto e poi, di punto in bianco, non vedere più la rete. Mi sono saltate contemporaneamente tutte le certezze legate al vino. Poi ho iniziato a prenderci gusto e la rete sotto non ce la volevo più.

Terre Silvate è il Verdicchio base, quello più facile e beverino. In realtà è Verdicchio al 95%, per il resto Trebbiano e Malvasia. Viene vinificato in acciaio e, nel bicchiere, trasmette i suoi profumi di frutta gialla e fiori primaverili, con delle interessanti note di ginestra e fiori d’arancio. In bocca si fa strada allegro, tanto che un bicchiere tira l’altro e la bottiglia finisce prima che tu ne sia davvero sazio.

Gli Eremi è un vino che ha un solo problema: ce n’è sempre troppo poco. E’ un capolavoro di energia: è l’anima stessa del Verdicchio condensata prima in botte poi in bottiglia. Profumi che si srotolano lenti partendo dai prati per poi salire sugli alberi di frutta bianca. I picchi degli agrumi sono gli ultimi a lasciare il naso prima dell’assaggio. Potente, elegante, magico: sa fare volare con la sua armoniosa combinazione di acidità, mineralità, lunghezza e persistenza. Quest’ultima, in particolare: va oltre il palato e le sensazioni retronasali. Arriva al cuore. E da lì sembra non volersene più andare.

Nur è un uvaggio di Verdicchio, Malvasia e Trebbiano. Macera per circa una decina di giorni sulle bucce senza, per questo, diventare impegnativo. Mantiene sempre una leggiadria che parte dai sentori, che ricordano un prato appena tagliato, con dentro mazzetti di fiori ed erbe officinali. Anche qui le note agrumate emergono fra le altre, protraendosi in bocca dopo la deglutizione. Non me lo ricordavo: l’ho riassaggiato con Corrado e Valeria quest’estate e mi è sembrato così adiacente a loro da commuovermi.

Nocenzio è il rosso de La Distesa. 60% Montepulciano, 35% Sangiovese e 5% Cabernet Sauvignon. La fermentazione avviene in tini aperti e la maturazione in barrique vecchie. Il colore intenso e i profumi croccanti lasciano pensare immediatamente a un vino contadino, schietto e rustico, invece l’ingresso in bocca stupisce con una bella eleganza di fondo, che ne fa un prodotto intrigante, completo e, tanto per cambiare, dalla bella bevibilità.

Qui di seguito il breve video girato in azienda ad agosto:


QUANDO NON SI USANO DISSECCANTI

Filare di viti zappato a mano

Filare di viti zappato a mano

Ecco un altro articolo di Enrico Druetto, il nostro amico farmacista, che mi stupisce sempre di più con i suoi pensieri e i suoi vini: ho appena assaggiato “Parej”, l’ultimo nato in cantina, un blend di Barbera e Freisa, fresco e potente, romantico e anarchico: come è possibile definire così un vino? Avrò modo di raccontarvi in un altro momento la degustazione…

Esistono molti lavori in vigna che risultano lunghi ed estenuanti. Tra questi i più odiosi sono la spollonatura (ovvero l’eliminazione deI ricacci della vite alla base e sul tronco) e la zappatura dell’erba intorno alle piccole viti. Spesso quest’ultima fatica viene aggirata ricorrendo all’utilizzo di grandi quantità di disseccanti o diserbanti, anche in zone che fanno del turismo enologico la propria bandiera.

Per rendersi conto del problema è sufficiente fare un giro in primavera fra le vigne delle Langhe, del Chianti ma anche dell’Alsazia, dello Champagne, ecc.: non potrete far a meno di notare delle orrende strisce rosso-brune ai piedi dei filari, inequivocabile effetto dei disseccanti!

Vite appena rifinita

Vite appena rifinita

Per fortuna non lavorano tutti nello stesso modo. La fatica da mettere in conto per non ricorrere a quei mezzi può essere però TANTA. Per fare un esempio, quest’anno ho dovuto zappettare le circa 6000 viti del nuovo ettaro di vigna: premettendo che l’annata 2014 si sta rivelando più problematica del normale a causa delle piogge frequenti (tanta acqua, altrettanta erba), sono già al terzo giro di zappatura manuale; se si considera che per pulire una singola vite sono necessarie 20- 30 zappettate significa che sono state effettuate dalle 120 alle 180.000 ( CENTO-OTTANTA-MILA!!! ) zappate per giro, divise fra quattro persone.

Per fortuna quando le viti saranno al 3°-4° anno, si potrà ricorrere a mezzi meccanici che mi aiuteranno a ridurre il tempo necessario per questo lavoro da 400-500 a 70-80 ore a ettaro.

Quando si riesce ad arrivare alla fine di lavori come questo, si ha una sensazione di grande appagamento, quasi si fosse riusciti a realizzare una straordinaria impresa. Tutte le volte obbligo mio padre, mia madre o chi capita, a venire a vedere quanto è stato fatto… e devo dire che mi guardano sempre con commiserazione, come a dire “Povero cretino, ma chi te l’ha fatto fare?!”.

Poco tempo fa, al ritorno dalla vigna, è mi è capitato di avere un cliente giunto inaspettatamente in cantina; al momento del pagamento mi chiede uno sconto: al posto che al terreno la zappata l’avrei data a lui (la 180’001)!

Piccola vite spontanea nata da seme

Piccola vite spontanea nata da seme


Serata siciliana

Chiara Bordonaro e Michele Isola in abiti a tema

Chiara Bordonaro e Michele Isola in abiti a tema

Venerdì sera al Bordò di Torino c’è stato l’ultimo appuntamento del ciclo Siamo Ammare!, i venerdì estivi con serate a tema.

Chiusura in grande stile, con streetfood della cucina siciliana e il Vignammare di Nino Barraco, con una sorpresa non in carta, l’SP68 di Arianna Occhipinti.

Devo essere sincera: mi capita di frequente di assaggiare i piatti della chef, Francesca Bordonaro, e non mi stupisco per quello che riesce a creare. Ma “Pane e Panelle” e l'”Arancina” dell’altra sera sono stati una folgorazione. In particolare l’Arancina: credo dovrebbe diventare un piatto fisso nel menu del Bordò… mi sembrava di essere tornata a tre anni fa, quando ero a San Vito Lo Capo per il Festival Siciliambiente. Mancava solo il profumo del mare attorno.

Pane e Panelle e Arancina

Pane e Panelle e Arancina

Anzi, in realtà il mare si sentiva, nel vino di Nino: il Vignammare, Grillo da una vigna praticamente sulla spiaggia, che concentra in sé profumi spiazzanti di brezza, conchiglie, salsedine, sole al tramonto e chi più ne ha più ne metta. Un vino emotivo, che va associato a sensazioni estive, non a semplici sentori minerali, di frutta o erbacei. Quelli vanno bene per altri bicchieri: per i vini di Nino ci vogliono definizioni di cuore, di bei ricordi, di momenti intensi.

Vignammare

Vignammare

E il Vignammare racchiude in sé tutto questo.

In chiusura ho riassaggiato, dopo tanto tempo (troppo, mi mancava…), l’Sp68 rosso di Arianna Occhipinti. In quel bicchiere ho ritrovato la freschezza delle sere di Vittoria, i pomodori appena raccolti, i capperi a cespugli attorno alla casa, le centinaia di erbe che si mescolano nelle narici.

Devo ringraziare i ragazzi del Bordò per la bella serata, una ventata di estro siciliano in un’estate torinese che tanto estate poi non è.

 


Le vigne dimenticate

Oggi voglio dedicare il post al secondo articolo che mi ha mandato Enrico Druetto, dopo quello sul piantare una vigna a mano. L’argomento è la vendemmia nelle vigne dimenticate: come vi accennavo in settimana, Enrico e Tommaso Gallina, stanno recuperando dei vecchi vigneti destinati all’abbandono. Questa loro dedizione, che ai più potrà sembrare una folle lotta contro lo scorrere del tempo, per me è l’ennesima attestazione di un amore incondizionato per il territorio in cui vivono: la volontà di salvare storie e tradizioni è sintomo di una sensibilità antica, radicata e coraggiosa.

cascarolo bianco... la "nonna" di molte delle attuali varietà di vite piemontesi! Questa è l'ultima vite...

cascarolo bianco… la “nonna” di molte delle attuali varietà di vite piemontesi! Questa è l’ultima vite…

LA VENDEMMIA NELLE VIGNE DIMENTICATE

Ci sono vigne dimenticate perchè si trovano in posti molto scomodi, altre perchè non adattabili alla meccanizzazione integrale, altre, infine, perchè composte da una grande varietà di viti ritenute non più interessanti.

Qui in Monferrato capita di imbattersi in vecchi viticoltori che ostinatamente continuano a recarsi in vigne scomodissime perchè lì conservano delle viti che danno un’uva speciale.

Appena chiedi loro qualche informazione al riguardo, incominciano con una serie di storie riguardante amici che diedero loro un varietà particolare, di emigranti che portarono con sè viti della terra natia… di quella volta in cui, andando a caccia, scoprirono in una vigna delle specie che davano frutti strepitosi e loro subito a coglierne i tralci da innestare.

i colori della vite poco prima che cadano le foglie

i colori della vite poco prima che cadano le foglie

Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che nelle nostre vigne di oltre 60-70 anni si trovino varietà come l’Ancellotta, il Moscato di Terracina, il Tocai Rosso (per alcuni è Aleatico), l’Hermitege (una varietà di Ruchè), il Sangiovese, il Bianver (in Francia Verdesse, in Svizzera Altesse), alcune malvasie liguri… l’elenco è lunghissimo.

Proprio queste vigne rappresentano per me la più grande risorsa a nostra disposizione per rilanciare la viticoltura del Monferrato, poiché la contemporanea presenza di più varietà all’interno di una piccola vigna ci permette di capire quali sono le viti più resistenti alle patologie fungine, alla siccità, all’incuria. 

vite di barbera centenaria

vite di barbera centenaria

Il momento in cui le antiche vigne danno il massimo spettacolo è sicuramente la vendemmia: percorrendo pochi metri tra i filari, ci si imbatte continuamente in diverse forme di grappolo, diverso colore degli acini, diverso portamento delle viti e del colore delle loro foglie, ma soprattutto si possono percepire i diversi sapori degli acini.

Ogni volta che vendemmio, mi commuovo al pensiero dello sforzo che fanno queste antiche viti nel produrre questi pochi grappolini. Chissà quanti viticoltori si sono incurvati su questa terra e quali pensieri avevano, quali preoocupazioni per portare a casa il frutto del loro lavoro.

grappolino di barbera da viti vecchie

grappolino di barbera da viti vecchie

Intanto, assaggiando un acino di Moscato di Terracina, mi immagino colui che lo portò con sè partendo da lontano… probabilmente  al momento di raccogliere quest’uva pensava alla sua terra.

Enrico Druetto


Perchè piantare la vigna a mano

Da qualche tempo nel mio listino sono comparsi i nomi di due giovani produttori piemontesi, che spesso lavorano assieme, ma che hanno cantine distinte: Enrico DruettoTommaso Gallina (Azienda Agricola Fato). Chi è venuto a maggio a Vini di Campagna, ha potuto assaggiare i loro vini, per la maggior parte a base Barbera, ottenuti con il rifiuto totale di interventi e nel massimo rispetto dell’ambiente. Ho avuto modo di frequentarli ultimamente e di riscontrare con sollievo una filosofia che è una boccata d’aria fresca per chi, come me, crede nei vini genuini e non adulterati. Salvano vecchie vigne, destinate all’abbandono, e le curano con dedizione, custodendone la più antica essenza. Così è nato il

La gelata

La gelata

Quatman (letto alla piemontese “quattro mani” e non all’inglese “Quotmen” come fa qualcuno…), rosato figlio di una vendemmia precoce per evitare che caprioli e cinghiali depredassero le viti coltivate in mezzo a un bosco. E così nascono il Morej (la Barbera di Enrico, allo stesso tempo possente e leggiadra, perfetta per alleviare una giornata cupa come questa), o lo Smentià, l’Aso-Tom, il Guj, il Nessuno (le diverse etichette con cui Tommaso, eclettico e sempre in cerca di qualcosa di nuovo e migliore, battezza le varie declinazioni dei suoi vini). E’ buffo: Enrico è un farmacista, eppure (o forse proprio per questo) ha fatto del rinnegare la chimica la sua parola d’ordine in vigna e in cantina. Mi ha mandato un bell’articolo che vi ripropongo, perchè mi sembra il primo e fondamentale  passo per chi si avvicina a una viticoltura consapevole.

PERCHE’ PIANTARE LA VIGNA A MANO

Nel mese di dicembre io e l’ amico Tommaso Gallina stavamo programmando il da farsi riguardo l’impianto della nuova vigna.

Enrico Druetto con la "prima vite"

Enrico Druetto con la “prima vite”

Che fare? Affidarsi ai tanti professionisti del settore che arrivano con sistemi automatici di messa a dimora delle viti (precisi al centimetro!), dotati di sistemi GPS avanzati, squadratori del terreno al laser, macchinari in grado di aprire il terreno in qualsiasi condizione manco fossero la spada laser di uno Jedi? ODDIO NO!!!

Certo che a dicembre col gelo, dotati di due zappe e due forchettoni da vite… Ah già… anche di due cordini lunghi 180 metri e segnati col pennarello rosso ogni 75 cm (per sapere a che distanza mettere le viti, no?!). E Tommaso a dirmi “Dai che te ne ricorderai di questa impresa, quando sarai vecchio potrai dirlo a tutti di che avevamo piantato da soli 6000 viti a -4° C, se saremo ancora vivi…”

Ebbene, mi son sempre fidato dell’istinto per le imprese folli e romantiche e anche questa volta  ci sono state delle sorprese che porterò sempre con me e saranno importantissime per la mia azienda biologica.

Alle prese con un blocco di marna

Alle prese con un blocco di marna

I vecchi sostenevano che la terra che non poteva essere lavorata dai buoi non dovesse essere calpestata fino a quando il tempo non lo avesse permesso. Ora, coi moderni trattori, non ci si rende più conto di quando la terra è troppo umida o troppo asciutta per poter essere lavorata. Si recano enormi danni al terreno, provocando soffocamento delle radici per la troppa compattazione o dilavamento dei nutrienti dello strato fertile del terreno a causa di diserbo…

Innanzitutto le viti messe a dimora non provenivano da un singolo clone di un singolo vitigno, ma da selezioni massali fatte direttamente nelle vigne più vecchie, prelevando i tralci delle viti apparentemente più forti e sane. In fase di innesto nessuna forzatura per garantire l’attecchimento delle barbatelle tramite ormoni e nutrienti chimici. Naturalmente solo le viti più forti sopravvivono, ma sono molto diverse fra loro… c’è quella vigorosissima, c’è quella con molte radichette e smilza, c’è quella che va protetta perchè sembra un cucciolo smarrito.

Il fatto di poter piantare la vigna A MANO aiuta a tastare il terreno passo dopo passo. Dove emergono le pietre o il terreno si fa più compatto abbiamo messo a dimora le viti più forti; deve il terreno è più protetto dalle correnti ed è più fresco, abbiamo scelto di mettere quelle che avevano bisogno di un po’ d’aiuto. Da un metro all’altro possono cambiare l’umidità, la presenza di argilla, si possono incontrare blocchi di tufo affioranti… tutto questo ci aiuterà, per esempio, a prevedere dove la vigna entrerà prima in stress idrico o dove ci saranno più rischi di attacchi fungini per colpa degli eccessi d’acqua.

Tommaso Gallina e il panino alla pancetta

Tommaso Gallina e il panino alla pancetta

A distanza di mesi ripenso all’impresa che ho affrontato con Tommaso e mi vengono in mente i panini alla pancetta divorati col vento gelido sulle orecchie, le radici delle piccole viti controllate una ad una, le marne affioranti che rompendosi rivelavano qualche conchiglia fossile (un tempo da noi c’era il mare)… e un male alla spalla destra che tutte le mattine mi ricorda che: HO PIANTATO LA VIGNA A MANO!

Enrico Druetto


Senza Trucco ospite di Viva il vino

Un’altra importante serata “Senza Trucco”, questa volta a Frossasco, in provincia di Torino, ospiti dell’Associazione Culturale Viva il Vino. L’appuntamento è per mercoledì 2 aprile alle 20.45 al Museo del Gusto di Frossaasco, con la proiezione di un episodio del documentario e una degustazione guidata da me di sei vini naturaliAvrei voluto scrivere un post sull’evento, ma poi ho letto l’articolo sul sito di Viva il Vino e ho pensato che qualsiasi altra parola sarebbe stata di troppo. Incollo qui di seguito la presentazione alla serata sui vini naturali, molto lusingata e riconoscente per i termini entusiastici con cui viene accolta la mia presenza:

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Aspetto tutti gli amici della zona!


Una bella serata al Bordò

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L’Enoteca Bordò pronta per la degustazione

La prima degustazione ufficiale dei Vini Senza Trucco, ieri sera all’Enoteca Bordò di Torino, è stata davvero un successone. Ho proposto, alla cieca, 4 batterie da 4 vini ciascuna (bollicine, bianchi fermi, rosati e rossi giovani e rossi strutturati), cercando di infilare, fra le bottiglie, delle chicche che sapevo di difficile individuazione. Siccome in questi mesi mi sono resa conto che a Torino si consumano soprattutto vini piemontesi, ho deciso di inserire una sola etichetta regionale, trascurando un po’ gli amici produttori come Carussin, Castello Conti, Remo Hohler, Molinetto Carrea e Coutandin, che qui tutti conoscono, per sondare realtà diverse e magari aprire altre strade. Il risultato è stato una grande sorpresa di tutti di fronte a bottiglie che non conoscevano e a piccole cantine che finora in città si sono viste poco. Come vedrete, le batterie erano davvero originali, e diversi ospiti si sono divertiti non poco a indovinare vitigni e provenienza dei vini proposti. Tanto più che ho cercato di dare fin dall’inizio un’impronta poco ortodossa alla degustazione, per passare una serata divertente e diversa dal solito.

Ecco l’elenco dei vini assaggiati:

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I tappi “pokeristici” dello Champagne Reliance Brut Nature di Franck Pascal

BOLLICINE:

1 – Prosecco “Col Fondo” 2012 – Ca’ dei Zago

2 – Pignoletto Frizzante “Sui Lieviti” 2012 – Vigneto San Vito

3 – Metodo Classico Pinot Nero Rosé DOCG “PBQ Cruasé” – Piccolo Bacco dei Quaroni

4 – Champagne Brut Nature “Réliance” – Franck Pascal

BIANCHI:

5 – Riesling Andlau 2011 – Marc Kreydenweiss (Alsazia)

6 – Quinto Quarto Pinot Grigio – Franco Terpin

7 – Terre Siciliane Zibibbo IGT 2012 – Nino Barraco

8 – Malvasia IGT Venezia Giulia 2011 – Zidarich

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Michele Isola del Bordò, Andrea Vannelli (Gatto Nero) e Davide Panzieri (Guida Slow Wine)

ROSATI E ROSSI GIOVANI:

9 – Cerasuolo d’Abruzzo 2012 “Le Cince” – De Fermo

10 – Lambrusco Emilia IGT Frizzante 2011 “Fontana dei Boschi” – Vittorio Graziano

11 – Rossese DOC Riviera Ligure di Ponente 2012- Le Rocche del Gatto

12 – Campania Aglianico IGP 2010 “Le Fole” – Cantina Giardino

ROSSI STRUTTURATI:

13 – Chianti Classico DOCG 2010 “Le Trame” – Podere Le Boncie

14- Barbaresco DOCG 2009 “Montestefano” – Rivella

Il team di sommelier del Ristorante Duomo di Alba

Il team di sommelier di Piazza Duomo ad Alba

15 – Ripasso Valpolicella Cl. Superiore 2009 “Saustò” – Monte dall’Ora

16 – Etna Rosso DOC 2008 ValCerasa  – Az. Ag. Bonaccorsi

Subito dopo la degustazione la cena, con tre portate preparate dalla chef Francesca Bordonaro:

Risotto con verdure e salsiccia di Cinta Senese – in abbinamento la Malvasia Emilia Igt frizzante “Despina” di Quarticello

Simmenthal del Bordò (un vero spettacolo!) – in abbinamento il Rossese di Rocche del Gatto

Cremino di Nocciole – con la Malvasia delle Lipari passita di Punta dell’Ufala (Paola Lantieri)

E’ stata davvero una bella serata e non posso fare altro che ringraziare ancora per l’ospitalità e l’aiuto tutti i ragazzi del Bordò: Chiara e Francesca Bordonaro, Michele Isola e Lorenzo De Laugier.

Prossimo appuntamento il 2 aprile a Frossasco, con i Vini Senza Trucco ospiti di Viva il Vino.


ELIANA NEGRONI

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