Gli Ignoranti

Un disegnatore di fumetti e un vignaiolo biodinamico, Étienne Davodeau e Richard Leroy. Ciascuno ingnora completamente le caratteristiche del lavoro dell’altro, eppure, in un anno di frequentazione, piano piano le lacune si fanno meno pesanti e i due mondi iniziano a incrociarsi con sempre maggiore naturalità. Attraverso il suo tratto attento e sfumato e uno sguardo spesso ironico, il fumettista ci racconta il proprio mestiere, così come l’ha fatto conoscre a Richard, e ci descrive come è entrato in contatto con la viticoltura, fino a essere in grado di disegnare ogni passaggio della produzione enoica.

Questo fumetto dovrebbe diventare un testo base per chiunque voglia approfondire le proprie nozioni sul vino “senza trucco”, purtroppo però in italiano non è stato tradotto e bisogna avere una buona dimestichezza con il francese per potere leggere agilmente le 268 pagine del libro.

Proprio come il nostro documentario, anche Les Ignorants inizia con la potatura sotto la neve: mentre tagliano i vecchi tralci dei tre ettari che compongono il Domaine Les Noëls de Montbenault, nella Valle della Loira, Richard inizia a spiegare a Étienne che ogni pianta va trattata con la sensibilità che va riservata a tutti gli esseri viventi. “Quello che guardo, che mi intriga e che cerco di comprendere” scrive il fumettista ” è ciò che lega questo strano tipo alla sua vigna. E’ molto più della storia di una parcella catastale e del suo proprietario. Agli occhi di Richard, Montbenault è un’entità vivente e complessa, di cui egli è compagno attento e partner esigente”.

Finita la potatura è tempo di accendere i roghi in cima ai filari e di piantare dei paletti in legno per proteggere il piede delle viti dal passaggio del trattore. Poi si procede con il rastrello, lavorando delicatamente il terreno vicino alle radici. Siamo in primavera e sui tralci si vedono già le prime gemme. E’ in questo momento che Richard spiega al suo amico che molti vignaioli si affidano alla chimica, mentre lui ha deciso di lavorare in biodinamica, anche se si è sempre rifiutato di certificarsi perchè preferisce che i suoi vini vengano acquistati perchè piacciono e non per un marchio. In un capitolo che si intitola Elogio del letame, Davodeau approccia i preparati e la dinamizzazione, descrivendo in dettaglio l’utilizzo del 500 e del 501, la diluizione e la vaporizzazione sui filari di Montbenault. Al fumettista dubbioso, il vignaiolo cerca di fare capire che, anche se non sa esattamente come ciò sia possibile, da quando dieci anni prima è passato alla biodinamica, il suo terreno è morbido e vivo, le piante più sane e il vino ha iniziato a esprimersi con nuova energia. Il preparato 500 agisce sul terreno, mentre il 501 sulla vegetazione: ecco che suolo e cielo vengono messi in collegamento, perchè non si può pensare che le radici e le foglie di una vite siano entità separate, da trattare come blocchi insensibili. Siamo lontani da stregoni ed esoterismo: è la natura che detta le proprie regole e reclama un allontanamento repentino da prodotti chimici e di sintesi.

Dopo corno letame e corno silice, dove “si procede fra notte e giorno. Fra cielo e terra. Un momento sospeso dove non è necessario parlare”, è il tempo del diserbo meccanico, un lavoro faticoso e delicato, in cui si corre il rischio di avvicinarsi troppo alle viti e di colpire i piedi (vedi vignetta), ferendo irriparabilmente le piante.

Purtroppo arriva anche il giorno in cui un “emissario” di Parker fa visita alla cantina di Richard per assaggiare i suoi vini e attribuire la tanto temuta valutazione. Tanto temuta da altri, forse, ma non dal nostro vignaiolo, per cui il sistema di avvicinarsi al vino del degustatore in questione non è assolutamente comprensibile. Dopo avergli fatto provare le diverse botti, lo invita ad andare a fare un giro in vigna, ma l’amercano scappa verso Parigi perchè ha fretta. E qui Richard pronuncia la frase che racchiude tutta la sua filosofia legata al vino: “Si limita a fare la degustazione. E’ una sua scelta, ma questa tendenza a isolare il vino dal suo contesto mi innervosisce. Non bisogna travisare: il vino è un modo per distendersi, è un punto d’incontro, un legame fra le persone!”.

L’educazione vinicola del fumettista continua con cimatura, arrotolamento, imbottigliamento, assaggi dalle botti e verticali di Chenin Blanc. Fino all’autunno e all’apice del lavoro in vigna, la vendemmia, con decine di persone che si affannano fra i filari, dietro la guida attenta di Richard, che non lascia nulla al caso.

Ora le vigne sono vuote e sia Richard che Étienne si aggirano fra le viti con un senso di nostalgia (ricordate Elisabetta nella scena finale di Senza Trucco?). Il mosto è nelle botti e bisognerà aspettare alcuni mesi per avere un responso sull’annata. Anche il lavoro di Davodeau è quasi finito e il libro sta per andare in stampa. Dopo un anno, i due personaggi del fumetto sono un po’ meno ignoranti, così come il lettore attento, che ha imparato quanto il vino naturale abbia tutte le carte in regola per farsi amare e diventare protagonista di un “bouquin”.

A questo indirizzo un’intervista (anche questa purtroppo soltanto in francese) al “vero” Richard Leroy.

Spero che abbiate modo di leggere questo divertente e interessante fumetto, adatto a tutti coloro che credono alla magia bianca del vino, e che, prima o poi, qualche editore illuminato si decida a tradurlo in italiano e farlo pubblicare anche da noi!


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