Bochaert e Sua Altitudine

Stamattina stavo per mettere mano a un pezzo su un produttore di un’isola sarda, quando ho aperto facebook e ho scoperto che Nicoletta Bocca in nottata ha postato le sue impressioni sulla vendemmia. Con tutta la buona volontà, chi non fa il vino non sarà mai in grado di parlarne in termini simili e così ho deciso di lasciare la parola a lei e di pubblicare le sue parole.

“Ad un certo punto della vendemmia arrivano serate come questa in cui, quando tutto il lavoro è finito, i rimontaggi fatti, mastelli, secchi e pompe sciacquate, decidi di rimanere lì, di fermarti in cantina per goderti la soddisfazione dell’annata che ti sei portato a casa. Gli altri se ne vanno e dopo un po’ quello che credevi fosse silenzio si riempie di un brusio profondo e sacrale. E’ la fermentazione. Ogni vasca dice la sua e non serve più nemmeno metterci l’orecchio contro. E come un grande e stupefacente suono che si espande ovunque, spingendo sulla volta della cantina. E’ la forza della vita che trasforma, che ti sembra di non poter percepire preso nelle tue inutili cose e che invece procede inarrestabile. E’ un momento che dura pochi giorni, quello della pienezza di questo suono, in cui capisci che, che tu ci sia o non ci sia, tutto continua e continuerà per sempre. Ma invece di darti tristezza o senso di vuoto, questa cosa ti rassicura, perchè capisci che in questo giro della vita eterna devi esserci dentro per forza anche tu in qualche modo. Allora torni a casa, perché il pensiero dell’eternità ti ha fatto venire appetito, ti cucini cinese come puoi con i pesci eccelsi del siciliano, e ti apri una bottiglia di Heimbourg di Zind Humbrecht del 1998. In fondo te lo meriti: tu, il concerto per lieviti zuccheri e carbonica, l’annata in cantina, le persone a cui stai pensando e a cui stai perdonando tutto, e che stanno, sfuocate, anche loro in questa beatitudine”.

E siccome ormai il timbro di questo post è intimista, vi regalo una chicca, una delle parti più belle del girato a San Fereolo: Nicoletta che ci racconta la sua doppia natura, di Capitano Bochaert e Sua Altitudine.


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